mercoledì 24 dicembre 2008

Natale è tornato

Natale è arrivato e il mio computer è ancora in tilt. Sono riusciti a salvarmi l'hard disk e mi stanno recuperando i dati. Quindi altro post di "sopravvivenza" dal portatile di mia moglie, giusto per non far morire il blog, che sennò rischia di perdere colpi, come le macchine ferme per troppo tempo nel garage.
Quindi vi lascio con alcuni link utili per commemorare lo spirito natalizio. Il primo vi manda al mio racconto Morte di Natale, che si è classificato secondo al recente usam (una storia al mese) del forum di xii. una buona lettura per tutti quelli che sentono il bisogno di sovvertire un po' di sacri canoni di natale.
Primo è arrivato Un Lavoro di Merda di Nicola Roserba, altro racconto da leggere mentre fuori rimbalzano le solite canzoni di quel grande affare commerciale che è ormai il santo natale.
A seguire gli altri racconti finalisti: Un Natale di Recessione di Stefano Mascella, La Dea della Stazione di Luigi Rinaldi, Sierra Leone di Federica Maccioni.

Leggete e rilassatevi, la cosa buona del natale è sostanzialmente il divano, mentre qualcun altro cucina per voi qualcosa di buono e fuori fa un freddo troppo bastardo per poter anche solo pensare di metterci il naso.
A tutti auguro un buon riposo.

martedì 16 dicembre 2008

crash e usam

Il crash si riferisce al rumore che ha fatto quel bastardo di windows quando ha deciso di morire, quattro giorni fa. E così il mio computer ora è nelle mani di un informatico che spero riesca a recuperarmi almeno un po' di roba (altrimenti 50 giga di roba buttata nel cesso). Fortuna che avevo fatto un bel salvataggio di tutta la mia cartella "letteraria" giusto un paio di giorni prima...
Ora trasmetto in segnali morse grazie al portatile che mia moglie (santa donna...) tutte le sere stacca dal lavoro e mi porta a casa.
Così almeno posso continuare a leggere i racconti sfidanti nello USAM (una storia al mese) a tema natalizio organizzato dai tipi di XII, in cui appare anche il mio "morte di natale". Se non conoscete questa iniziativa vi consiglio di farci un salto e guardare un po'. Per gli aspiranti scrittori è un'ottima palestra, con anche in premio una messa in un e-book (inclusa intervista) per il vincitore. Per quelli a cui interessa leggere, è un buon modo per conoscere il famigerato sottobosco di scrittori e aspiranti tali di una fetta del panorama nostrano. E c'è gente che i numeri ce li ha davvero, a volte si possono incontrare storie molto ma molto interessanti.

lunedì 8 dicembre 2008

guns n' roses - chinese democracy


Alla fine è venuto alla luce l'ultimo album dei (del?) guns n' roses. Axl rose ci ha messo un pacco di anni a mettere su una tracklist ufficiale e a scartare una serie infinita di musicisti che si sono avvicendati tra studios e spezzoni live. E alla fine il risultato è un'incredibile delusione.
Io sono uno di quelli che (adolescente!) sentiva la musica di questo gruppo molto, troppo appariscente e burinozzo, con un certo interesse. In effetti a me piacevano le canzoni, che magari figlie di casini e scazzi, risultavano ben suonate e arrangiate. Anche le varie cover spesso mi sembravano più belle delle originali.
Poi ascolto questo. Mi è parso di seguire la parabola discendente del primo album degli audioslave. C'era una grande attesa e un singolo promo di grande impatto; ma poi, ascoltando il resto delle canzoni sia assiste a un lento e inesorabile declino verso la noia.
C'è da dire che mentre "cochise" degli audioslave è una signora canzone, "chinese democracy" è un buon pezzo, che riesce a far dondolare un po' la testa avanti e indietro nonostante un riff tutt'altro che originale e una chitarra equalizzata in modo pietoso. Comunque sfodera un bell'arrangiamento, suono pieno e una voce curatissima e amalgamata da dio.
Ma scorrendo l'elenco delle canzoni rimane davvero poco da ricordare. C'è molta tecnica, ampio spazio all'elettronica, buoni arrangiamenti, cameo sparsi a ogni angolo, decine di musicisti (anche l'orchestrale di marco beltrami, che ha fatto le colonne sonore di un sacco di film horror e non), e spruzzate di questioni legali che quasi si avvertono nelle incisioni.
Il problema è semplicemente che le canzoni sono brutte e noiose.
C'è sopratutto il continuo e fastioso eco di "november rain" (canzone che oltretutto io non ho mai digerito...) in tutte le ballad, parti lente et similia.
Insomma, tanto rumore per nulla.
Non resta che vedere cosa verrà fuori dagli altri due CD che completeranno la trilogia nei prossimi anni.

giovedì 4 dicembre 2008

La pietra angolare

Ecco una nuova occasione per rimpolpare i "getti d'inchiostro", sezione in perenne sofferenza...
Questo è un racconto pensato e realizzato per il concorso "300 parole per un incubo", ormai alla sua settima edizione, organizzato da scheletri.com. Si è piazzato al 50° posto, quindi un discreto fallimento. Lo lascio qui per quelli che non bazzicano il suddetto forum.


La pietra angolare



I pilastri sembrano appoggiati sulle ombre. Cammino tra le macerie della cattedrale, cercando di non guardare dietro gli angoli. Ma è più forte di me. Ogni volta che devo voltarne uno, mi fermo e tremo.
Ho sempre avuto paura di quello che avrei incontrato dietro l'angolo di un muro. Credevo che la realtà si sarebbe potuta frantumare in un secondo.
Non avrei mai pensato di avere ragione.
Un secondo prima mi trovavo accanto al muro di cinta dell'ufficio. Come ogni giorno mi fermai prima dell'entrata.
Un secondo prima c'erano il sole e il canto degli uccelli.
Presi un gran respiro e voltai l'angolo.
La realtà esplose in milioni di frammenti e mi trovai inglobato da questo incubo.
Solitudine e oscurità, in cui solo una voce ignota tortura i miei pensieri come un ago infilzato nel velluto nero.
La pietra angolare.
Vago alla ricerca della maledetta pietra su cui è stato innalzato questo edificio.
Incontro una scalinata, l'ennesima. Sudo e scendo.
Il tempo scorre.
Arrivo a terra, in una sala circolare, piena di sculture. La cripta.
Al centro c'è un pozzo. Una luce sottile rimbalza sui rilievi e s'infila nel foro.
Guardo dentro, la riconosco: perfettamente squadrata, pochi metri in basso.
Il tempo è scaduto.
Intorno a me gli echi si intensificano; rumore di ingranaggi.
No... ossa!
Mi manca il respiro. La saliva si rapprende sul palato. Chiudo gli occhi e salto giù.
La pietra angolare.
La tiro verso di me, senza fatica, come un vecchio tomo.
Il buio evapora verso l'alto.
Mi ritrovo accanto a casa mia, le mani vuote. Il sole e gli uccelli riempiono di nuovo il giorno.
Ora devo aggirare la parete, la porta è dietro l'angolo.
Penso agli infiniti mondi che potrei trovare, ognuno sorretto da una pietra angolare.
Prendo un gran respiro e volto l'angolo.

martedì 2 dicembre 2008

Riletture: agatha christie - dieci piccoli indiani

Dieci poveri negretti
Se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
Se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò.
Alle medie avevo la passione per i gialli, quelli classici, proprio con la copertina del colore classico e sgargiante. Mi rendo conto che quasi tutti i romanzi di questo genere che ho letto appartengono a quell'epoca, quindi ne serbo dei ricordi molto sfumati, più che altro sensazioni e sprazzi di trama o stile. Crescendo ho iniziato a deviare verso il noir e letteratura ad ampio respiro, in pratica ho preso a leggere a casaccio, a seconda dell'ispirazione.
Qualche giorno fa mi è venuta voglia di rileggere uno dei classici che mi avevano spinto addirittura a scriverlo un giallo: "dieci piccoli indiani" di agatha christie.
Chi non lo conosce? Chi non lo ha mai almeno sentito nominare?
Ad oggi è considerato il più grande giallo mai scritto, e se pensiamo che è datato 1939 (col titolo originale di "dieci piccoli negretti", poi mutato in "...e non ne rimase nessuno", fino all'attuale) viene da pensare che è un qualcosa di davvero tosto.
Io avevo conservato solo delle reminiscenze di trama e sono arrivato al punto di dirmi che dovevo assolutamente recuperare le sensazioni di stupore adolescenziale e rileggere il tutto con gli occhi disincantati di oggi.
Be', ho recuperato le emozioni di allora e mi sono ripetuto che questo è un signor romanzo. Per tutto.
L'idea di attirare dieci persone su un'isola di un misterioso proprietario e vederle morire seguendo le rime della filastrocca, senza capire chi sia il colpevole.
L'atmosfera di sfiducia e sospetto crescente, di dubbio, di paura.
Lo stile piacevole e la grande gestione di ben dieci punti di vista inframmezzati.
Il gran finale.
E tutto in meno di duecento pagine.
Siete degli aspiranti giallisti? leggete questo libro
Siete aspiranti scrittori in generale? leggetelo
Vi piacciono i gialli? non potete non averlo letto
Non vi piaccioni i gialli? leggetelo lo stesso.
Più che pietra miliare, questo è un punto d'origine.