domenica 26 ottobre 2008

Laurea


università degli studi di padova
23 ottobre 2008
Marisol è dottoressa in giurisprudenza


Un tributo dovuto al mio amore.
Che questo successo sia solo l'inizio.

mercoledì 22 ottobre 2008

Royal Rumble

Ordunque. Pare che in un modo o nell'altro sia riuscito a entrare nella prestigiosissima e terrificante Royal Rumble. Questo vuol dire che per almeno una settimana sarò presissimo dal cercare di partorire qualcosa di decente e possibilmente figo per sbaragliare i miei temibili compari di "buca sotto la gabbia".
Cos'è la Royal Rumble? seguite il link e saprete.
Perché non ve l'ho detto prima?
Perché il numero di posti era limitato e non volevo che me lo rubaste. Oltretutto c'era pubblicità ovunque e sono anche rimasto fuori dai 16 che si sono fregati i posti nella gabbia. Sono stato fortunosamente (o malauguratamente...) ripescato dal losco figuro conosciuto come Morgan, il "garzone di macelleria" e gettato in un limbo con altri due personaggi (purtroppo veterani e bravi a scrivere...), con in una mano una penna e nell'altra una mannaia, fornita gentilmente dal suddetto garzone (il quale pare essere armato di una mannaia gigante stile quella di "testa di piramide" di silent hill).
In ogni caso, se vi piace leggere racconti e gustarvi anche botte tra aspiranti scrittori vi consiglio di seguirla sul forum de La Tela Nera, teatro dei mirabili eventi.
Quindi blog alla deriva per un po'. Se ho tempo e voglia posto qualcosa sennò ciccia...

giovedì 16 ottobre 2008

strumm - diario pulp

Eccoci a un altro libro targato edizioni xii e di cui sono venuto in possesso a seguito di una serata di festa nei paraggi di milano. È una delle pochissime cose davvero "pulp" che mi è capitato di leggere, che cioè non avessero il pulp solo nel titolo, come il romanzo di bukowski, che è un semplice hard boiled con qualche follia endogena. No, qui siamo proprio nei meandri grotteschi ed "efferati" resi famosi dal quentin tarantino.
Ma veniamo al libro. L'autore lo conosco di sfuggita in quanto frequentatore saltuario del forum del suddetto xii e onestamente è la sua unica opera che ho letto. Quindi non posso fare paragoni o letture incrociate, e non posso nemmeno rivelare il vero nome dell'autore, perché non lo so. O magari si chiama davvero così. In ogni caso vive in un blog che porta questo nome.
Il romanzo l'ho letto in scioltezza e anche con interesse, gustandomi le numerose trovate sia a livello di trama che di espressioni lingustiche. Sì, perché trovandosi di fronte a una storia ambientata nella "créme de la créme" della malavita romana, ricca di parolacce e metafore ardite, oltre che di espedienti omicidi, ho potuto sollazzare il mio intimo animo pulp.
Il sangue e il vituperio scorrono a fiumi negli episodi narrati, in cui i punti di vista dei protagonisti si alternano a raccontare le loro gesta e pian piano (ma con un ritmo sostenuto) scoprono gli intrallazzi delle associazioni a delinquere di roma, fino a scoprire l'identità di chi ne tesse le trame nell'ombra: l'imperatore.
Come non sentirsi coinvolti nelle vicende di gente che si chiama"zecchinetta"o "sellero", "sciacquabottiglie", "perimeson", "colore", "tripode"... ?
Ho apprezzato molto anche la scelta di narrare in prima persona al presente, tempo e persona di difficile gestione. L'autore c'è riuscito piuttosto bene, anche se spesso ci si trova a frasi necessarie a rendere l'idea dell'azione ma che risuonano male, tipo "penso che farò..." o cose del genere. In questi casi la distorsione è fastidiosa, perché l'azione dovrebbe essere immediata come il pensiero di chi agisce. Avrei preferito espressioni nette, o verbi d'azione pura.
Anche per quanto riguarda i narratori ho avuto qualche perplessità. Ho detto che mi piace la prima persona al presente, e anche l'icastro di punti di vista. La cosa che non mi è piaciuta è l'intrusione dell'imperatore a tre quarti di storia, che parla di sé come l'eroe dei fumetti "io sono qui e là, faccio questo e quello nell'ombra" e bla bla bla. Lo avrei lasciato "esterno" fino alla rivelazione finale.
Per il resto il romanzo è davvero godibile, pieno anche di frecciatine trasversali che lo rendono piacevole alla memoria e mi spingono a consigliarvi di procurarvelo.
Insomma, non abbiate pregiudizi verso horror noir e pulp, non passate dalla parte di quella gente che "merita di essere governata da uno col parrucchino".

lunedì 13 ottobre 2008

Emo


Dite che se scrivo "emo" ogni due righe aumento la potenza del blog sui motori di ricerca?
Qualche mese fa pensavo che "emo" fosse una parola nata per prendere per il culo un certo silente. Pensavo che "emo" si aggregasse a qualche vampiro new age che succhiava il sangue dalle gengive malridotte di ragazzi obesi servendosi solo di una cannuccia.
Poi ho conusciuto un tipico adolescente ribelle, pieno di ormoni in subbuglio che si manifestavano sottoforma di bubboni sulla fronte, i capelli lunghi schiacciati sulla fronte e lo sguardo da "solo contro tutti", che è passato vicino ai suoi genitori dicendo "io sono emo".
E lo ha detto sia in italiano "emo" che nella formula corretta inglese "imo". Cioè, ce lo ha anche tradotto per farcelo capire bene.
Allora mi sono chiesto, ma che cazzo è 'sto "emo".
L'unica cosa che conoscevo di "emo" era il flusso musicale punkettaro anni ottanta, ma non può essere la stessa cosa.
Il tipo in questione vestiva con jeans attillati, magliettina aderente, il sopraccitato ciuffo stampato in fronte da una leccata di vacca e ascoltava a tutto volume "fabri fibra". Era inoltre incazzato perché non poteva squagliarsela in tempi brevi dalla festa di cresima della sorella per raggiungere gli amici in disco.
Uhm... siamo un po' lontani dal movimento punk...
Allora ho chiesto al padre del tipo. Risposta: "hai presente quelli che tempo fa si tagliuzzavano le braccia per farsi sanguinare? Ecco, gli emo (e qui si spiega il prefisso "emo" che richiama al sangue) sono la loro evoluzione moderna".
Illuminante.
Però. Quelli di cui parlava il tipo sono i cosiddetti "cutters", cioè ragazzi in genere affetti da una vera e propria patologia depressivo-schizoide. Gli "emo" moderni mi sembrano più che altro una corrente lucida e modaiola che ha preso l'adolescenziale rifiuto del sistema e ci ha stampato sopra l'etichetta di "emo" senza nemmeno sapere da dove deriva o che cazzo vuol dire "emo".
Emofiliaco, emoagglutinina, emorragia, emostasi... insomma, diciamo una serie di finti depressi che ha sotituito ai capelli lunghi e ai "rage against the machine", il ciuffotto fighetto e i dARI.
Chi sono i dARI???
Sono uno pseudo-gruppo musicale che mi hanno fatto notare sul forum di XII e che rappresentano uno dei simboli moderni della corrente "emo". Non credevo che rappresentassero una minaccia al pensiero anche solo semi-cosciente della società moderna, ma quando ho scoperto che avevano anche un forum di patiti (anzi sono quasi solo patite, santa pazienza...) e soprattutto ho ascoltato alla radio la loro punta di diamante "wale (tanto wale)", canzone con testi e melodie di "sopraffina profondità", ho capito he siamo proprio nei guai. Cioè, la cosa si sta diffondendo.
E come se non bastasse il cantante e il chitarrista hanno quasi la mia età!!
Ora, senza esagerare nella ironia sbruffonesca di chi ormai l'adolescenza l'ha superata, ma cazzo, non stiamo un po' esagerando?
Anch'io sono stato adolescente, portavo i capelli lunghissimi a disprezzo della bella società, contro chi mi diceva "tagliati i capelli" (perché sembri frocio, barbone, puzzone etc...). Ascoltavo la musica incazzata e contro, arrotolavo tè essiccato nelle cartine per fare il figo. Però, cazzo qui si cade in basso.
L'equazione "rage against the machine = dARI" mi pare un po' sbilanciata.
L'equazione "chitarra elettrica = cellulare con le nuove suonerie scaricabili" mi sembra un po' traballante.
Io non sono uno che si scandalizza perché i giovani usano il "smsese", pieno di k e cs e cmq nn tt prt fec gi tbgf oi fm fh rg gfr gfrew fgr f fgrb gfre htrb fgwr, noi dieci anni fa avevamo il nostro linguaggio e ce ne sbattevamo della grammatica perfetta.
La differenza però, e spero di sbagliare nel confronto, è che noi la grammatica la imparavamo lo stesso, semplicemente volevamo andarci contro.
Abbiamo SCELTO di andare contro, di essere incazzati, di fare gli scioperi perché non avevamo voglia di entrare in classe quel giorno.
Le cose le sapevamo e abbiamo scelto di sbagliare. Senza lobotomizzarci davanti aTV o cellulari. Ci facevamo le nostre sane iniezioni di videogiochi e tv, ma poi anche tutto il resto. Anche i libri, la terra, le pistole ad acqua, le capanne, e le fumate in cui materializzavamo le lucide follie delle nostre incazzature.


venerdì 10 ottobre 2008

l'aspirante scrittore - cap X - parlare di sé


Lo sfigatissimo aspirante scrittore (sas) è un personaggio particolare. Può appartenere alla razza di quelli che scrivono per farsi belli e quindi si mettono in mostra a ogni piè sospinto, anche solo dopo aver pubblicato un rutto su carta velina. Può anche appartenera alla razza di quelli che vomitano parole in una spelonca nascosta nel deserto del gobi, per pura passione nell'esternare subdole trame, e si fa vedere solo nell'underground della rete con le sue opere migliori. O infine alla terza specie, quella delle persone a cui fa piacere scrivere e comunicare; e se possibile anche ricevere dei riconoscimenti e delle soddisfazioni.
Probabilmemte il nostro sas appartiene a quest'ultimo gruppo. Egli è una creatura sostanzialmente timida, desiderosa di far leggere le sue cose, ma spesso troppo preda della paura di risultare spiacevole nello sbandierare al vento dove finiscono i suoi scritti.
Ma oggi il sas si sente particolarmente coraggioso e vuole condividere con i suoi innumerevoli fans (...) alcuni risultati più o meno interessanti.
In ordine cronologico.

- È uscita la raccolta di racconti (genere fantastico ad ampio respiro) frutto del concorso organizzato da "il sentiero dei draghi"; si chiama "il ritorno", prodotto via lulu.com, disponibile sia come e-book gratuito che come libro cartaceo acquistabile. Come bonus ci sono anche i racconti vincitori del concorso del 2007. Io sono dentro col racconto "nel cielo" (di cui qualcuno conoscerà la bozza "il muro", apparsa in una macelleria di LaTelaNera).

- Hanno stampato anche l'antologia horror Vamp 2008, coi racconti selezionati dal concorso omonimo, in cui c'è il mio racconto sperimentale "gocce". Non ho ricevuto opinioni molto positive da chi l'ha acquistata, sembra non sia molto curata come edizione (editing e impaginatura), ma se in ogni caso la volete prendere è edita da Area 31 per conto di ferrara edizioni . In ogni caso i miei fans possono chiedermi il racconto via mail che glielo mando volentieri...

- È appena uscita anche una rivista che ho conosciuto solo ora, molto carina, curata dall'editore moby dick, dal nome "tratti". È una rivista formato libro che tratta di letteratura in generale, molto curata (dalle pagine spesse e piacevoli al tatto), a cadenza stagionale. Nel numero 79 - autunno 2008, è presente una raccolta di racconti brevi (31 racconti di 1 cartella ciascuno), frutto di una selezione dell'iniziativa "corto si può fare", organizzata sul blog di barbara garlaschelli, dalla stessa e da daniela losini. Io ci sono col racconto "pan per focaccia". Nel libro sono presenti anche altri racconti e storie.
Questo vi consiglio invece proprio di comprarlo, perché sa di vecchio giornale di letteratura per romantici (esce puntualmente dal 1985). I taccagni e gli squattrinati si possono leggere gratis il mio racconto qui.

Poi ci sarebbe un'altra notizia di grossa soddisfazione, ma non ve la dico ora perché mi butto sulla scaramanzia... Confesserò tutto, nel bene e nel male, a metà novembre.

Infine vi dico anche che ho steccato il "500 gocce d'inchiostro" (in cui la giuria di certo non ha capito l'immenso valore del mio capolavoro... [sono ironico eh!]) e quasi certamente anche il "tabula fati".

Bueno, in futuro altri aggiornamenti, se mai il sas dovesse sentirsi coraggioso (o pubblicare ancora qualcosa...)

martedì 7 ottobre 2008

l'altalena - aa vv


Ammetto che quando ho letto la prefazione del curatore dell'antologia, il boss del sito la tela nera, alessio valsecchi, ho tratto un sospiro compiaciuto. "Oh, finalmente!", ho pensato già solo leggendo la sua domanda iniziale: "che cos'è l'orrore?". Finalmente ho potuto leggere un'antologia di racconti definiti come horror e basta. Non storie gotico-thriller, o fantastiche a sfondo nero, o ancora noir fantapolitici con sfumature grottesche del terrore.
Horror, punto.
E difatti all'interno ho trovato storie dell'orrore. E devo dire che la lettura è stata davvero piacevole. Certo, fa un certo effetto vedere all'interno di questa antologia, una serie di racconti di gente che si frequenta (virtualmente) quasi tutti i giorni; anche considerando che una buona fetta di questi l'ho incontrata già in qualche macelleria, però io cerchero di essere il più obiettivo possibile nel giudizio.
Diciamo che in generale di racconti brutti non ce n'è, di mediocri qualcuno, di discreti tanti e di ottimo uno solo. Quindi una raccolta che in generale è sopra la media delle antologie che ho letto di recente. Se da un lato il racconto "una notte al ghibli" di samuel marolla spicca il volo, sia per uno stile molto buono che per la trama articolata e interessante, dall'altra abbiamo alcuni racconti che onestamente risultano un po' scialbi, mi riferico in particolare a "nella mente di chi scrive" di dario maria gulli e "il capolavoro" di giuseppe agnoletti. Agnoletti che è presente con ben tre racconti e offre un esempio tipico dell' eterogeneità che si può ritrovare in raccolte come questa: una prova così così (quella appena citata) una sufficiente "l'ultima indagine del commissario serra", e una molto buona "permafrost".
Gli altri racconti sono godibili, qualcuno permane nella memoria, qualcun altro scorre via senza grossi sussulti, in generale si fanno leggere.
La pecca che salta agli occhi è forse una eccessiva eterogeneità di lunghezza, con un'alternanza racconto lungo - racconto corto, che un po' disturba il lettore. Ma c'è da dire che l'opera è nata come "recupero" di materiale (selezionato) derivato da due diversi concorsi, quindi forse più che una critica è bene fare un plauso a quelli della XII che dimostrano di avere voglia di fare qualcosa di diverso nel panorama editoriale italiano sempre più in via di fossilizzazione.
Vi lascio con l'elenco degli autori presenti.

Giuseppe Pastore, Raffaele Serafini, Giuseppe Agnoletti, Alberto Priora, Marica Petrolati, Fabrizio Vercelli, Andrea Franco, Luca Di Gialleonardo, Simone Corà, Chiara Fazzi, Samuel Marolla.
Guest stars: Daniele Bonfanti, Dario Maria Gulli, Alessio Valsecchi.

sabato 4 ottobre 2008

Il senso innato della paura

Ieri ho rivisto il film di silent hill. Ho ripensato al videogioco, a quando passavo il tempo incollato allo schermo, giocando a quello che è il titolo che forse mi ha provocato più brividi di tutti. Ero solo un adolescente, lo so, e oggi è un po' più difficile farmi venire qualche brivido (purtroppo...), però c'era qualcosa nella dinamica e nell'ambientazione che a ripensarci oggi mi crea ancora qualche imbarazzo.
Credo che esistano cose che fanno paura di per sé, fatti o ambienti che stimolano il meccanismo endogeno della paura, e non mi riferisco alla sola chimica acquisita per evoluzione. Più che altro mi chiedo come mai alcuni ambienti moderni, concepiti per scopi molto lontani od opposti a quello di incutere timore, siano invece una fonte innata di paura.
Ripenso a silent hill. Qual era il livello che più di tutti faceva venire i brividi?
Credo che molti concordino: era l'ospedale.
La struttura ospedaliera è un luogo realizzato per curare le persone, eppure, se ci si trova da soli in un corridoio vuoto (di giorno, ma ancora peggio di notte) è impossibile non avvertire una sorta di più o meno lieve imbarazzo interno.
Lasciamo perdere il fatto che l'ospedale sia in ogni caso un polo catalizzatore di sofferenza, io mi riferisco all'ambiente fisico.
Una sera ho finito tardi di lavorare e mi sono fermato a fare questa foto. Be', non so voi che ne pensate ma a pare inquietante...
È vero che chi ci lavora dentro a lungo andare ci si abitua e non ci pensa più. Ma i primi tempi? E i "clienti" occasionali?
In ogni caso, il corridoio di un ospedale ha caratteristiche che coinvolgono tutti i sensi e li dirigono verso la paura: la vista di quelle pareti bianche e lisce, l'odore sterile e un po' "sudato", il silenzio con quel leggero rumore di fondo di spia elettrica, l'aria pesante e secca sulla pelle...
Insomma, un ambiente perfetto per avere paura...