giovedì 28 agosto 2008

elena vesnaver - sixta pixta rixa xista

Ho letto questo libretto un paio di mesi fa, stava ancora sullo scaffale sopra la televisione, aspettava il suo turno per ricevere le mie impressioni (potrà sembrare strano ma io ho in testa la cronologia dei libri che ho letto negli ultimi tempi, compresi quelli che ho restituito in biblioteca...). Ho deciso di tirarlo fuori un po' prima del previsto in relazione a una notizia che ho appreso da poco, ma che in realtà è storia di giugno, e cioè che la magnetica edizioni (la casa editrice che lo ha pubblicato) pare aver dato forfait. E quando chiude un editore (piccolo) che pubblicava qualcosa che non sono i soliti quattro nomi dei soliti quattro generi è male, perché vuol dire che la situazione è e rimane sempre difficile per chi cerca di scrivere qualcosa di diverso (o più in generale per chi cerca di scrivere ed emergere).
Ma non posto per fare piagnistei. Il fatto è che questo è un bel romanzo, che merita di essere pubblicato e di stare sugli scaffali. Quindi il minimo che posso fare è offrirgli una paginetta web in cui rimanere impresso.
Io l'ho letto con vero piacere, nel classico tutto d'un fiato (sono circa 70 pagine, che volano con leggerezza per due-tre ore di lettura), e sono rimasto molto colpito dalla delicatezza con cui sono narrate le vicende. Sì, perché la storia parla di streghe, ma non di quelle bieche e potenti o quelle sfrontatamente vittime di inimmaginabili torture tipiche dell'immaginario collettivo. Qui ci si trova davanti a una strega più di "provincia", di quelle che abitano le campagne profumate (in questo caso le campagne friulane di Cormons) e si dedicano alle pozioni curative e ai filtri d'amore. Quelle un po' naif, tenere e selvagge, che credono ancora nel dolore e nell'amore e che sono disposte ad affrontare il male per quello che è, parte della natura umana, come tutto il resto, accettando il proprio destino proprio perché insito nella propria essenza.
Lo stile dell'autrice poi è molto buono, curato e funzionale alla storia, che ha luogo nella provincia di gorizia del xvii secolo. Poche descrizioni, l'azione che sorge da sola dai lenti spostamenti della protagonista e "quadretti" misurati degli episodi sono le chiavi dell'opera, che secondo me si chiude benissimo nelle 70 pagine dedicate.
Qualche pecca la si può trovare in alcuni salti troppo repentini tra le vicende e in alcuni dialoghi forse un po' confusi, in cui si fatica a seguire il botta e risposta. Ma in effetti sono poca cosa, io me lo sono davvero gustato.
Certo, chi ama lo splatter e gli incantesimi distruttivi stile "kamehameha", o streghe "hard boiled" farà bene a stare alla larga da questo romanzo. Ma io lo consiglio a tutti, anche ai lansdeliani convinti e più legati al nero-duro. Un po' di delicatezza nella vita ci vuole, altroché.

1 commento:

gelostellato ha detto...

eh già
questo proprio bello
per la serie
come far stare un romanzo in un racconto.
:)