domenica 31 agosto 2008

protest the hero - fortress

Di questo (giovane) gruppo avevo sentito parlare un paio d'anni fa, all'uscita del loro primo album ufficiale "post-svolta". Kezia mi parve un CD piuttosto confuso, in cui le parti progressive e più in generale "heavy" mal si amalgamavano con i passaggi melodici e soft (quasi-pop). Lo ascoltai di sfuggita nel web e poi basta. Pensai che avevano cercato una strada non loro, dopo che i primissimi album erano stati di impronta spiccatamente punkettara (nella definizione "saccente": punk/emo rock-metal...).
Poco tempo fa scopro che nel 2007 hanno pubblicato un nuovo album "fortress" e allora mi metto all'ascolto. Be', gran salto di qualità.
La tecnica d'esecuzione rimane sempre buona, come nel precedente CD, ma stavolta i suoni si legano davvero molto bene e i salti tra le parti più aggressive e quelle melodiche si fondono in maniera dinamica, talvota con dovuti stacchi secchi, in altri casi con sovrapposizioni azzecate.
I cambi di tempo continui poi ne fanno una specie di marchio di fabbrica, che dona quel po' di originalità necessaria in un genere che inizia a entrare nel picco di espressione e che rischia di saturarsi.
Le chitarre (Tim Millar e Luke Hoskin) e il basso (Arif Mirabdolbaghi) svolgono un compito normale, niente acuti particolari o armonie di chissà che innovazione, ma molti punti a favore grazie all'amalgama, appunto, e a variazioni costanti che si intrecciano costantemente.
La batteria (Morgan "Moe" Carlson ) è quella un po' più statica, segue il ritmo e i (buoni) stacchi, ma non fa vedere nulla di esaltante per un gruppo che comunque si fa avanti in questo genere.
La voce (Rody Walker) è quella che più di tutti sembra offrire un potenziale notevole. Si va dagli acuti tipicamente prog, alle "gridate" trash, fino al caro vecchio death growling. Un valore aggiunto di grande impatto.
Le canzoni e le melodie in generale non offrono grandi spunti, non c'è innovazione, i giri sono quelli, un po' power, un po' trash, e in realtà un po' di tutto. Però forse è proprio questa commistione che colpisce e soprattutto il modo in cui viene dosata. Tracce godibili insomma, ricche di dettagli che si colgono solo dopo qualche ascolto. E in effetti la voglia di riascoltarlo c'è e questo alla fine è quello che conta.
Ora, per il mio puro gusto, basta solo che eliminino quei "rumori di fondo" stile pop/punk che ancora permangono, e a quel punto questo potrebbe davvero essere un gruppo degno di entrare a gomiti alti nella scena.
questo è un assaggio esemplificativo di tutto. sequoia throne


Per ascoltare altra roba c'è il loro myspaces.

giovedì 28 agosto 2008

elena vesnaver - sixta pixta rixa xista

Ho letto questo libretto un paio di mesi fa, stava ancora sullo scaffale sopra la televisione, aspettava il suo turno per ricevere le mie impressioni (potrà sembrare strano ma io ho in testa la cronologia dei libri che ho letto negli ultimi tempi, compresi quelli che ho restituito in biblioteca...). Ho deciso di tirarlo fuori un po' prima del previsto in relazione a una notizia che ho appreso da poco, ma che in realtà è storia di giugno, e cioè che la magnetica edizioni (la casa editrice che lo ha pubblicato) pare aver dato forfait. E quando chiude un editore (piccolo) che pubblicava qualcosa che non sono i soliti quattro nomi dei soliti quattro generi è male, perché vuol dire che la situazione è e rimane sempre difficile per chi cerca di scrivere qualcosa di diverso (o più in generale per chi cerca di scrivere ed emergere).
Ma non posto per fare piagnistei. Il fatto è che questo è un bel romanzo, che merita di essere pubblicato e di stare sugli scaffali. Quindi il minimo che posso fare è offrirgli una paginetta web in cui rimanere impresso.
Io l'ho letto con vero piacere, nel classico tutto d'un fiato (sono circa 70 pagine, che volano con leggerezza per due-tre ore di lettura), e sono rimasto molto colpito dalla delicatezza con cui sono narrate le vicende. Sì, perché la storia parla di streghe, ma non di quelle bieche e potenti o quelle sfrontatamente vittime di inimmaginabili torture tipiche dell'immaginario collettivo. Qui ci si trova davanti a una strega più di "provincia", di quelle che abitano le campagne profumate (in questo caso le campagne friulane di Cormons) e si dedicano alle pozioni curative e ai filtri d'amore. Quelle un po' naif, tenere e selvagge, che credono ancora nel dolore e nell'amore e che sono disposte ad affrontare il male per quello che è, parte della natura umana, come tutto il resto, accettando il proprio destino proprio perché insito nella propria essenza.
Lo stile dell'autrice poi è molto buono, curato e funzionale alla storia, che ha luogo nella provincia di gorizia del xvii secolo. Poche descrizioni, l'azione che sorge da sola dai lenti spostamenti della protagonista e "quadretti" misurati degli episodi sono le chiavi dell'opera, che secondo me si chiude benissimo nelle 70 pagine dedicate.
Qualche pecca la si può trovare in alcuni salti troppo repentini tra le vicende e in alcuni dialoghi forse un po' confusi, in cui si fatica a seguire il botta e risposta. Ma in effetti sono poca cosa, io me lo sono davvero gustato.
Certo, chi ama lo splatter e gli incantesimi distruttivi stile "kamehameha", o streghe "hard boiled" farà bene a stare alla larga da questo romanzo. Ma io lo consiglio a tutti, anche ai lansdeliani convinti e più legati al nero-duro. Un po' di delicatezza nella vita ci vuole, altroché.

martedì 26 agosto 2008

Sono tornato.

'sti cazzi, direte voi... Eppure eccomi di nuovo davanti al pc. Le dita hanno la consistenza di rametti di legno secco, quasi hanno dimenticato come si batte sulla tastiera e dove sono i caratteri giusti. Era necessario sconnettersi, allontanarsi da solito covo, uscire dalla caverna, per cercare di alleggerirsi e salire un po' più in alto.

C'ho provato, sono arrivato a quota 3000 metri, lì dove l'aria è un po' più leggera, dove il cielo sembra più pieno, dove le nuvole ti si inchinano ai piedi. Ci sono arrivato con una moglie, una figlia e un cane. Siamo stati bene.

Vi metto una foto per coinvolgervi un po', ci sono solo io, gli altri membri della famiglia sono timidi, soprattutto la cagnetta, quindi...
purtroppo non sono riuscito a nascondere la panza, è che in alto adige si mangia, bene (e tanto...)