giovedì 19 giugno 2008

william faulkner - gli invitti

Perché alcuni scrittori "difficili" sono considerati dei geni mentre altri solo dei pallosi dementi? Capacità di marketing? Amicizie importanti? William falukner mi ci ha fatto pensare sopra.
Circa dieci anni fa mi ero messo in testa che dovevo leggere faulkner, proust e tutta una sequela di autori che hanno la capacità di mettere un solo punto in un'intera pagina. Generalmente chiudevo il libro con sintomi quali mal di testa e nausea. In mente mi rimanevano una sfilza di immagini caleidoscopiche e avevo l'impressione di aver dialogato per un'ora con quel vecchio lì, il reduce di guerra che apre settantadue parentesi in un discorso. Allora capii che forse non era ancora il momento.
Negli ultimi tempi mi è tornata la voglia. Di proust onestamente no, ma quel faulkner, quello che parlava anche di temi forti con ottica partecipe, quello mi interessava recuperarlo. Allora sono ripartito da un romanzo che non è considerato uno dei suoi capolavori, ma un libro intermedio e stilizzato (anche se ce ne vuole per dire stilizzato a faulkner...)
Ebbene, dopo averlo letto, ho capito il perché della sua genialità. Erano proprio tutte quelle immagini che restavano dentro a fine lettura, era proprio l'impressione di aver ascoltato qualcuno che la sa lunga e te la racconta come l'ha vissuta. Una capacità unica di imprimere forza alle parole.
Il romanzo è ambientato nella guerra di secessione americana, quella di cui tutti ormai sappiamo pure troppo, investiti da un paio di tonnellate di film made in usa. Il fatto è che faulkner ci fa entrare in una famiglia suddista, proprio come in via col vento, ma invece che girare intorno a una comoda storia d'amore, ci introduce a una relazione padre-figlio e al cambiamento che essa subisce nella crescita del protagonista (di cui noi abbiamo il punto di vista in prima persona).
Per molti il romanzo è troppo didascalico in ciò che riguarda i rapporti uomini bianchi - neri, rispetto ad altri dello stesso autore, ma secondo me il fatto è che noi agiamo la storia dall'interno del protagonista (bianco) che dà per scontati certi comportamenti. Ne risulta un particolare linguaggio implicito che rende invece molto affascinante l'evolversi delle vicende.
Inoltre credo venga considerato "minore" anche perché c'è una spiccata tendenza al grottesco (soprattutto nella prima parte), che acuisce quello che è lo stereotipo di sudista invitto, che non conosce la resa, e lo carica di uno speciale senso critico.
Insomma tutte queste riflessioni, ambiguità e sensi impliciti, tutto questo ambaradan per un libro di poco più che duecento pagine. Adesso capisco bene perché certi autori complicati sono dei geni e altri semplicemente scribacchini che amano sbrodolarsi addosso.

4 commenti:

gelostellato ha detto...

il messaggio quindi è
leggete faulkner

se drogati, meglio

:)

The Alcoholic Vinch ha detto...

Se metti sulla stesso piano alcool e droga, sostanzialmente sì...

silente ha detto...

Penso che non avrò mai il coraggio per leggere qualcosa del genere.

Vinch ha detto...

Eh ma sai alla fine che soddisfazione?
Comunque faulkner è mooolto più digeribile di proust...