martedì 3 giugno 2008

niccolò ammaniti - branchie


Qualsiasi scrittore è affezionato al suo primo romanzo. È un fatto normale. Quando poi si diventa scrittori affermati e una casa editrice famosa propone di ristampare la prima fatica, lo scrittore non può fare a meno di accettare. Lo ha fatto de cataldo con "nero come il cuore", di cui ho parlato qualche post addietro, lo ha fatto anche ammaniti con il suo "branchie", di cui einaudi ha proposto una nuova versione "rivista e corretta", dopo la prima uscita per ediesse.
Un'operazione del genere è tanto semplice quanto affascinante e rischiosa. Riscoprire come scriveva a suo tempo uno scrittore (bravo e) molto conosciuto può soddisfare la propria curiosità e allo stesso tempo dare speranze al popolo sterminato degli aspiranti scrittori. Il rischio è semplicemente quello di non piacere. E infatti questo libro non è proprio un granchè.
La storia è una sorta di videogioco, volutamente forzato e ironico (ma l'ironia non sempre è riuscita), in cui il protagonista si trova coinvolto in una serie di avventure a ritmo crescente, che lo prendono a roma e lo portano in giro per l'india, tra fogne e castelli, donne e personaggi impossibili. Il tutto condito da una perenne colonna sonora musicale d'avanguardia.
Potrebbe essere divertente, ma lo è solo a metà. Nel senso fisico del termine. Prendete il libro e spaccatelo in due. La prima parte è pesante, lagnosa, fatta di un'atmosfera surreale non resa bene, in cui non si capisce se ridere o piangere, se prendere alla lettera o caricare di doppi sensi le parole. La seconda invece (più o meno coincidente con l'assestamento in india dalla banda delle fogne) coglie nel segno. L'ironia e il grottesco finalmente si percepiscono a pelle, il ritmo si fa incalzante, così come la scrittura lo aveva cercato dall'inizio. Anche lo stile (in generale sempre grezzo e acerbo, soprattutto se paragonato all'ultimo "come dio comanda") diventa più deciso, quasi abbia fatto un'evoluzione a metà della partita.
Insomma, il libro scivola via, con alti e bassi, e soprattutto ha il merito di dare anche un po' di speranza a tutti gli aspiranti. È chiaro che il talento o "cellai o non cellai", però si può migliorare, imparando e sudando sulla propria passione. In questo, è bene ringraziare scrittori affezionati alle loro opere prime e che non hanno paura di rimetterle in gioco (e poi diciamocelo, visto che a loro ne viene anche qualche soldo in tasca, contenti tutti...)

2 commenti:

gelostellato ha detto...

io questo so di averlo letto
ma non mi ricordo na mazza
però ora che mi hai detto che è il primo
dell'ammaniti falloide
beh
lo perdono
tra l'altro subito mi leggerò ti prendo e ti porto via
che sarà meglio
sicuro
aspettando come dio comanda in edizione non cartonata
:)

Vinchester ha detto...

sicuro meglio... anche se come dio comanda è una spanna sopra tutti gli altri...