lunedì 28 aprile 2008

valerio evangelisti - il mistero dell'inquisitore eymerich



Valerio evangelisti è uno di quei 4 scrittori italiani di cui si sente spesso parlare, in particolare quello con l'etichetta di "autore di genere fantastico più tradotto in europa" stampata addosso (oltre che di recordman di pre e postfazioni di libri sempre del suddetto genere). Tutto questo vociare, e la sua assidua presenza in giro, avevano risvegliato l'innato pregiudizio che mi tiene alla larga da autori eccessivamente pubblicizzati intorno all'ambiente degli scrittori e aspiranti tali.
È successo però che l'evangelisti è stato invitato dal sentiero dei draghi a presenziare alla premiazione (17 maggio) del loro concorso , tra cui il sottoscritto appare come finalista. Visto che la cerimonia è a un'ora di auto da casa mia penso proprio di andarci e allora, per non fare la figura di quello che non legge l'ospite d'onore, sono andato in biblioteca e ho preso a caso uno dei romanzi in cui appare il suo personaggio più famoso.
Devo dire che ho trovato il libro molto piacevole e mi tocca ammettere che spesso i pregiudizi sono fallaci (anche se a volte anche l'istinto ci azzecca, vedi io uccido di faletti, che si è rivelato una delusione proprio come me l'aspettavo...).
La trama è un casino, raccontarla equivarrebbe a svelare tutto il libro, quindi non dico niente. Anzi faccio come molti recensori che per togliersi dall'impaccio sparano le domande attraenti:
qual è il mistero dell'inquisitore eymerich? Cosa si cela nelle profondità della Sardegna? Perché il re pietro IV vuole conquistare alghero, facendosi accompagnare dall'inquisitore? Che nesso c'è con uno psichiatra della metà del '900 e con una società segreta di bambini fondata in un futuro imprecisato?
A me preme dire che ho messo i pregiudizi da parte e ho trovato fluido e ben congegnato lo stile, ricercato ma non ampolloso, corredato da buone figure retoriche e scelte lessicali. Affascinanti anche la trama, che mescola fantasy e sci-fi dosandole bene, e la costruzione a incastro, con salti temporali daun'epoca all'altra. Interessante anche la scelta di utilizzare come protagonista un inquisitore, che nell'immaginario collettivo è sempre uno spietato bigotto. Infatti è così anche questo nicolas eymerich, che però evangelisti ha il pregio di mettere a nudo, di mostrarlo in tutte le sue emozioni, spesso contorte e in conflitto, riuscendo quindi a ricreare il fondamentale meccanismo dell'identificazione col lettore.
Qualche pecca la si può trovare forse proprio nella costruzione, che rischia di rendere faticosa la comprensione di una storia di certo non delle più semplici. Poi, da uomo di biologia quale sono, ho trovato forse un po' avventate alcune spiegazioni scientifiche, che però devo ammettere sono state rese verosimili. E alla fine quello che conta, più che la realtà nuda e cruda, è proprio la verosimiglianza dei fatti; e il cerchio alla fine si chiude.
Insomma, un buon libro, che mi spinge a procurarmi qualcos altro dell'autore e fare due pensieri sui miei pregiudizi. (Non so però se basta a convicermi a leggere il codice da vinci...)

mercoledì 23 aprile 2008

getti d'inchiostro III

Questo è un micro-racconto scritto per il concorso "racconto in una frase" organizzato dal vecchio gelostellato. Non ha ottenuto nemmeno la menzione della giuria (che, diciamocelo, non capisce nulla di letteratura...).
Lo metto qua, se qualcuno ha voglia di spendere 7 secondi per leggerlo e 30 secondi per dire cosa ne pensa.


Verità

Quando Mario infilò la mano nella fessura giurando amore eterno, Erica avvertì un calore liquido colarle sulle guance.

lunedì 21 aprile 2008

scisma - rosemary plexiglass



Anni '90. Se da un lato il trash spaccava e noi giovani musicanti ci buttavamo a capofitto sul metal, dall'altro l'italia cercava di mettere la testa fuori dal buco, proponendo un sottobosco interessante di gruppi rock e alternativi. Sulla scia di band di successo, timoria, marlene kunts e afterhours sopra tutti, il suono italico provava a far breccia proponendo suoni e testi tra il noise e il raffinato filosofeggiare. Tra tutti, mi ricordo di essere stato colpito dagli scisma, gruppo nato intorno al 1993 sul lago di garda, e in particolare dal loro primo album ufficiale "rosemary plexiglass", prodotto proprio da manuel agnelli, cantante degli afterhours, anno 1997 (del 1995 è "bombardano cortina", autoprodotto).
A volte rock, altre soft, spesso sperimentale (stupende alcune parti jazzate) questo album è un piccolo gioiello, che aveva ottenuto anche buone critiche, ma secondo me fin troppo sottovalutato dal pubblico (nonostante un discreto successo per una band esordiente). Il fatto è che forse, in italia, più di due o tre gruppi alternativi di successo non si riesce a sostenere, e timoria e marlene saturavano l'aria con la loro carica elettrica.
Gli scisma oltretutto si sono sciolti nel '99, dopo aver inciso un altro disco, "armstrong", che propone delle parti strumentali e vocali, in alcuni tratti, anche più interessanti del precedente, ma forse meno esplosive e troppo calcolate, al punto da risultare fredde e distaccate.Quindi vi consiglio di procurarvi questo rosemary plexiglass e di ascoltarlo con le cuffie, perché ne vale la pena; secondo me uno dei migliori della scena italica di fine anni '90.

mercoledì 16 aprile 2008

non so se ridere o piangere



Ogni tanto guardo la TV. La sera quasi mai, più che altro dopo pranzo, nella fase abbiocco. L'altro giorno ho visto uno di quei programmi pseudo-sociali, con pretese di serietà e approfondimento culturale, sempre attrezzati con psicologi, avvocati e vari specialisti ad hoc.
Quella puntata non l'ho guardata, ma mi è venuta in mente quella di un altro giorno, un mesetto fa credo. Il tema (uno di quelli ciclici, che quando hai un giorno buco lo puoi piazzare perché fa effetto) era l'obesità.
Non riporterò la matassa di stronzate che ho sentito, soprattutto da parte dei cosiddetti invitati illustri, cioè personaggi del mondo dello spettacolo costantemente sull'orlo del baratro, ma solo un fatto che emergeva dalle interviste per strada. Moltissima gente dava la colpa del proprio eccesso di peso alle confezioni troppo grandi delle merendine e dei biscotti. Tipo: "mica è colpa mia, sono i produttori che hanno preso a commercializzare pacchi offerta da un chilo, quelli con la merendina gratis in più, etc... Una volta che li compri, li devi mangiare per non sprecarli prima che vadano a male!"

???

Non me la sento di commentare. Dico solo che in studio i presentatori annuivano con espressione quasi seria. Io non capivo se lo facevano per prendermi per i fondelli.
Dopo pochi minuti è partita la vera storia straziante di una famiglia rielaborata attraverso attori e telecamere. Mi sono chiesto se c'era stato uno stacco, se la recitazione non fosse cominciata già all'inizio del programma e gli attori non fossero già stati presenti in studio.
Alla fine non ho capito.
Ma ho pensato: "Se fai un pacco con 1 chilo di roba, invece che due pacchi con mezzo chilo ciascuno, forse risparmi un po' ci carta e crei meno monnezza..."
Possibile?
Naaa, deve essere per forza qualcos altro. Deve esserci sotto uno dei soliti giri d'affari di milioni di euro, una delle solite manipolazioni abili del sistema commerciale. Una tela del ragno che non ci permette di ragionare da soli.
Seriamente.
Che le ditte facciano di tutto per guadagnarci è ovvio.
Ma la gente? Un po' di forza di volontà, un po' di pensiero cosciente?
Ma poco poco, eh.

martedì 8 aprile 2008

opeth - ghost reveries

!Attenzione! Qualcuno potrebbe sentirsi seriamente offeso da quanto segue...
Negli ultimi tempi sto recuperando un po' della musica che ascoltavo in adolescenza. Erano gli anni 90 e i metallica spaccavano col black album. Il trash metal imperava ma dava anche l'opportunità ai generi più di nicchia di diffondersi. E così io e i miei compari andavamo a caccia di gruppi classic, poi black, poi gothic e tutto il casino di sottogeneri che spuntavano come il prezzemolo. dal 2000 in poi mi sono stufato e ho peso a cercare roba alternativa.
Ma ora ho deciso di recuperare. Tra quelli in recupero, gli opeth, quello che io considero un grande gruppo mancato.
Qualcuno a questo punto mediterà il modo più subdolo per farmi fuori.
Però, perché dico ciò? Pensate a morningrise. Un album con idee, spontaneità, atmosfera e profondità acustiche davvero notevoli. Però esecuzione, arrangiamenti ed equalizzazione semplicemente imbarazzanti. Un basso che sembrava quello sinth delle vecchie tastiere roland anni '80, quello che suona come la lattina di simmenthal finta, che se la giri fa il verso della mucca. Chitarre inserite direttamente nel mixer di leone di lernia, batteria acquistata nel set di pentole della mondial casa... Riascoltandolo mi è venuto da piangere: quasi commosso per le stupende melodie, disperato per il sonoro...
Poi ascolto per la prima volta ghost reveries e penso "accidenti, gli opeth hanno imparato a usare l'equalizzatore e ora faranno faville!" E invece no. L'album è di certo registrato e arrangiato molto bene, c'è una maggiore ricercatezza e finezza d'esecuzione, però ha perso la verve degli album degli anni novanta. Per quanto l'intro sia accattivante, spesso le canzoni si perdono, si accartocciano su se stesse, e nei frangenti acustici (che in passato, sebbene un po' ridondanti, creavano delle atmosfere suggestive) diventano addirittura pallose... Peccato, davvero. Ora mi ascolterò i successivi e vedrò che è successo. Per ora gli opeth restano un grande gruppo mancato.

sabato 5 aprile 2008

Io, simpson

Come direbbe l'odioso occhialuto di italia uno "io aborro le mode e i tam-tam!" e tutte quelle cose che si fanno perchè qualcuno ci passa una mail catena-di-sant'antonio o perché le senti da forum e compagnia bella.
Però...
"Ci sono cose che non puoi resistere!"
Cioè quando ti trovi davanti alla possibilità di "simpsonizzarti" non ce la fai a resistere e qualsiasi muro d'orgoglio crolla davanti alla possibilità di vedere come saresti se fossi un simpson..
Non ho resistito, ho messo via lo stemma della rabbia contro il sistema e mi sono lasciato andare alla futile quanto soddisfacentissima realizzazione del mio alter-ego simpson.
Eccolo qua:
Bello eh?
Se volete farlo anche voi trovate il modo sul sito simpsonizeme.
Mica si può essere sempre degli incazzati sistemici...

mercoledì 2 aprile 2008

richard matheson - tre millimetri al giorno


Quando carichi un libro di troppe aspettative rischi di rimanerne deluso. A me è quasi successo col romanzo di matheson. Ne avevo sentito parlare da tempo, un po' ovunque, insieme all'ormai famigerato "io sono leggenda". Ebbene alla fine l'ho letto.
Il rischio di delusione l'ho sentito dopo le prime pagine, dopo quell'inizio sfolgorante che mi ricordava le immagini affascinanti di bradbury. Poi è tutto scemato un po', forse a causa di uno stile che non mi coinvolgeva più di tanto. Un po' piatto, un po' ridondante, macchinoso. Ma quando sono entrato nel vivo della storia mi sono ricreduto. E ho iniziato a leggere le pagine sempre più velocemente, passandoci anche più tempo sopra.
A quel punto me lo sono goduto. La storia, originale e avvincente (senza perdersi in riassunti: cosa succederebbe a un uomo qualunque che si rimpicciolisce di 3 mm al giorno?); i personaggi, umani e tristi e rabbiosi; il dramma e il senso del perché di un'esistenza; l'ottima capacità narrativa; fino al finale, intenso e appagante.
Ci sono libri che colpiscono per lo stile brillante e altri che sono semplicemente scritti bene e che possiedono la capacità di ampliare gli orizzonti del pensare. Tre millimetri al giorno, secondo me, fa parte di questa seconda categoria, non mi ha stupito dal punto di vista formale, ma mi ha dato l'opportunita di osservare un'altro modo di vedere le cose.