lunedì 3 marzo 2008

niccolò ammaniti - come dio comanda

Ammaniti lo conoscete tutti, non c’è molto da dire su uno degli autori più famosi in italia, che è anche uno degli italiani più famosi all’estero. E si sa che è uno che ci sa fare. A chi ha letto anche qualcosa di suo in precedenza si può dire che il niccolò continua a seguire la strada dell’incastro di storie, inserite nel contesto della nostra cara provincia. Un’italia quasi “underground”, quella che conoscono tutti ma che si cerca di evitare, quella delle campagne che a vederle ti viene da ridere se non ci hai mai vissuto, ti viene il groppo in gola se ci passato gli anni. In tutto ciò ammaniti non delude. A me piace proprio anche perché racconta storie nere a casa nostra.
La storia riguarda un padre e un figlio, un genitore naziskin alcolista che si ritrova a dover crescere un figlio da solo (che durante le vicende narrate ha 13 anni), con la costante minaccia di vederselo portare via da un momento all’altro. A loro si aggiungono due compari del padre, a formare una banda di poveri mascalzoni (come la chiama ammaniti) che andranno incontro a vicende pazzesche e dolorose.
Vi dico subito che in generale il libro mi è piaciuto. È scritto bene, coinvolge e sa prenderti fino alla fine. Ho sentito dire in giro che il libro è troppo tetro, con troppe parolacce ed eccessi grotteschi. Be’, a me è piaciuto anche in virtù di questo, ho visto fare ad ammaniti lo scarto che andavo cercando nelle sue storie. Come sempre niente falsi buonismi, ma più realtà crude (che per i soliti benpensanti sono cose anche meno “forti” di quelle che si vedono in giro nella vita reale), legate a dovere ad ambientazioni oscure. E quelle pioggia che inizia a cadere, diventa temporale e si sposa con le vicende quasi surreali, sembra di sentirsela sulla pelle.
Qualche nota negativa c’è e io che sono nato nelle macellerie non posso fare a meno di segnalarle...
Innanzitutto a volte c’è un eccesso di metafore in punti in cui sarebbe meglio non mettercele. Cioè, in generale le ho trovate molto belle, ma in alcuni punti strappano un sorriso che sarebbe meglio evitare, giusto per empatizzare (mamma che parolone, manco il goleman...) di più con le parti tristi.
Punto secondo, a volte, in effetti, la tira un po’ troppo per le lunghe. Questo può essere positivo, nel senso che ti tira i nervi al limite, lascia in sospeso l’azione rimpallando tra i vari protagonisti e poi ti stende. Però, magari un paio di pagine di meno era meglio, almeno per chi vorrebbe finire quel dato pezzo e scoprire che succede, prima delle due di notte, ché il giorno dopo lavora...
Ultima nota è il finale secco, un po’, come dire, brusco. Per quelli come me che un paio di righe in più le avrebbero gradite, giusto una caramella in più...
Insomma, in generale è un bel libro, che personalmente vi consiglio.
PS: nota che chi non sopporta il mio lagnarsi può saltare.
Tirata d'orecchie all'editore: 19,50 euro? Io per leggere questo libro l'ho dovuto rubare a mia madre che l'ha preso con la tessera club qualcosa. Eppoi siamo bamboccioni che devono ancora stare dietro ai genitori. Ma ti credo! Ma come cazzo fai? Uff, basta, tre righe posson bastare.

4 commenti:

gelostellato ha detto...

io questa rece non te la leggo perchè voglio leggermi il libro, appena uscirà in edizione economica o comunque non a copertina rigida che mi fan cagare.
ok.
e allora che cazzo vengo a commentare, tu dirai
eh cazzo non lo so
forse volevo solo battere il record di commento in cui è stato detto cazzo più volte,
e non lagnarti, che cazzo ti credi, che non ho un cazzo da fare.

allora? allora? ho vinto?:D

homo in vitro ha detto...

Purtroppo non hai vinto, hai perso per un cazzo...
comunque non svelo mai niente, troppo palloso fare trame/sinossi, puoi pure leggertela se vuoi.

Ernesto de Luca ha detto...

Ciao Vinch. Innanzitutto ti ringrazio per il commento molto puntuale e preciso, e che in parte condivido. Si nota subito che sei una persona competente, che legge molto (Ammaniti a quanto leggo sul tuo blog, il mio preferito tra l’altro), perché mi hai fatto osservazioni molto mirate e non superficiali, ed era proprio quello che cercavo!! In effetti devo farti una premessa: questo racconto è un racconto scritto di getto e che in effetti non ho “limato” in alcune parti, perché quello che mi interessava di più era testare la fluidità della mia scrittura, il coinvolgimento che riuscivo a dare. E in questo mi sembra di capire che il tuo commento è stato positivo! Però un racconto non può definirsi tale se la storia è traballante, e qui condivido le tue osservazioni. In realtà volevo raccontare, in modo anche surreale (il titolo di Stakanov alla Festa dell’Unità, ad esempio, è un elemento che ho inserito per divertire il lettore pur nella tragicità della storia....e così altri elementi), la storia di uno sconfitto che alla fine si redime!!
Ti invito però a leggere altri due racconti che ho pubblicato sul mio blog www.ilmiocapitano.blogspot.com e a lasciarmi un commento. Ci conto? Ti aspetto

homo in vitro ha detto...

Uè ciao, ho visto il commento solo ora...
Appena ho un po' di tempo ci faccio un salto.
Ciau