venerdì 28 marzo 2008

chiaroscuri




luci e ombre
dita nodose e orbite vuote
bile che corrode sacche stantie e fameliche
schiuma sulla risacca che galleggia verso la riva nera

chiaroscuri

pensieri di un angelo avvolto in una camicia di forza
da solo
su uno scoglio piantato al centro della palude

chiaroscuri

anelli di fumo oppiaceo sospinti da demoni baccanali
nel vento
in cima alla montagna nebbiosa più alta

chiaroscuri

martedì 18 marzo 2008

pain of salvation - scarsick


Ammetto che i pain of salvation li ho sempre ascoltati distrattamente. E questo forse potrebbe anche essere colpa loro. Insomma, non c'è nemmeno un album che mi piaccia per intero o quasi. Forse c'è "Be" che ha una sua coerenza e che, in effetti, alla fin fine ho anche apprezzato.
Dunque, mi sono preso un po' di tempo tra ascolto e messa in rete delle mie impressioni, cercando anche di sondare in giro i pareri di altri loschi figuri metallo-patiti (tra cui il vecchio Simone che abita un luogo chiamato midian). Ascoltato una volta e messo da parte. Ascoltato quattro-cinque volte di fila. Non è successo nulla, l'album non mi ha preso e, anzi, alcune tracce sono riuscite addirittura a infastidirmi (vedi disco queen). Quindi non è un album che va ascoltato con calma e nemmeno uno di quelli che recupera a affascina in seguito ad ascolti ripetuti.
Che dire, salviamo la prima traccia, qualcosa in fondo e poco poco poco altro di quello che dovrebbe essere la seconda parte di "The perfect element". Il mio giudizio resta quello espresso altrove. Un album davvero confuso.






venerdì 14 marzo 2008

l'aspirante scrittore - capitolo VIII - nausea sulla marea

Cancale, Bretagna: bassa marea


Una delle pagine web più cliccate dall'aspirante scrittore è quella relativa all'elenco dei concorsi in scadenza. In particolare c'è quella del sito LaTelaNera, sempre piuttosto ricca e aggiornata, che nel periodo febbraio-marzo letteralmente grondava caratteri. Una marea di concorsi in scadenza cui lo sfigato aspirante scrittore (sas) voleva partecipare. Un sacco di possibilità per accrescere in un solo colpo fama virtuale e autostima. Quindi il sas si è messo sotto e ha dedicato ogni minuto libero alla stesura di racconti nuovi e alla revisione di eventuali ricicli, in modo da adattarli al tema del concorso.
Sì perché ci sono sempre più premi in giro, sempre più tematici e sempre più legati a un limite netto di caratteri. Quindi un sacco di fatica. Se si considera che uno di questi era per romanzi e lui ci voleva assolutamente infilare il suo (di questi tempi quelli gratis per romanzi di fantascienza sono rari) e che ha dovuto fare una fatica boia ad accelerare la revisione, si può intuire il livello di nausea da conocorso che gli è venuto.
Sono tanti sì, ma è sciocco cercare di farli tutti.
Quindi d'ora in poi, calma e sangue freddo, premi mirati e utili. Anche perché il sas non è capace di mandare racconti "tanto per", è insito nella sua mania di perfezionismo spedire roba che abbia comunque un minimo di cura e una storia valida. Possibilmente anche il più originale possibile.
Solo che si da il caso che egli sia anche lavoratore e padre di famiglia, quindi tempo e concentrazione sono due entità che spesso scadono nella rissa.
Quindi il sas stila il suo breve vademecum ufficiale:
  1. Verranno privilegiati i concorsi gratuiti che offrono vincite in denaro (che sono proprio rarità). Tanto per accordare brama di gloria ed esigenze familiari.

  2. In seguito concorsi che offrono un buon palcoscenico e visibilità, visto che ormai abbiamo oltrepassato il temibile confine dell'ansia da prestazione (ma a pagamento solo se davvero ne vale la pena; es: il carabinieri in giallo, che in cambio ti da l'abbonamento per un anno alla rivista e mette in palio soldi e pubblicazioni molto prestigiose. Cioè, l'anno scorso il mio racconto si è piazzato 8° e verrà pubblicato assieme agli altri vincitori sulla rivista e in una antologia edita da giallo mondadori...).

  3. Quindi concorsi associati a sfizi personali, siti cui si è affezionati, divertimento, etc...
Chiaramente ogni punto può essere aggirato dalla regola aurea:

se ti viene il mal di mare,
butta via tutto e non ci pensare.

Oltretutto, come si potrà di certo notare, i suoi interventi in rete, su forum e sullo stesso blog, sono diminuiti drasticamente. Gli dispiace un po' trascurare alcuni legami in silico, ma è necessario staccare la presa del computer e accenderla solo quando si è effettivamente in tema. Cercherà comunque di curare quelli più affettuosi e proficui, perché in ogni caso, sebbene fatto di cavi di rame o fibre ottiche, un legame d'amicizia va custodito e lucidato ogni tanto.

lunedì 10 marzo 2008

adozioni

!Attenzione! Questo è un post serio e arrabbiato (per i soliti: il linguaggio può risultare volutamente forzato).
Un paio di giorni fa, ho letto su uno dei giornali gratuiti della zona un articolo riguardo le adozioni. Il tipico articolo che in un tg “serio” come studio aperto sarebbe accompagnato da sottofondo sonoro (melanconico) di piano e arricchito da parola rubate alle peggiori poesie italiche.
Il succo: i tempi di adozione in italia sono troppo lunghi e i poveri aspiranti genitori devono aspettare tanto troppo tempo per donare amore ai tanti bimbi che ammuffiscono in orfanotrofio. Quindi, dopo aver aspettato troppo, gli tocca andare all’estero a prendere i tanto desiderati pargoli, ché lì i tempi sono inferiori, anche se gli tocca pagare troppo troppo troppo. Segue lista col prezzario medio dei vari stati in cui è più facile reperire bambini (il più conveniente pare essere lo sri lanka con solo 4000 euro). E a molti di questi poveretti tocca accendere un mutuo per appagarsi.
Ora, non ho trovato una parola riferita ai bambini, al fatto che il bene primo a cui bisogna pensare è il loro. Cioè, ma è davvero così diffusa la credenza che un uomo e una donna qualsiasi, per la sola voglia di voler adottare un bambino, possano essere investiti della carica di “eroi salvatori”? È così difficile pensare che non si può dare un bambino a chiunque da un giorno all’altro?
L’autrice dell’articolo pareva addirittura indignata dal fatto che gli aspiranti genitori dovessero avere un certo tipo di requisiti. Io credo si debba fare un elenco netto delle cose che bisogna assolutamente prendere in considerazione, che a me sembrano scontate, ma che a quanto pare non lo sono.
1- Non esiste il diritto ad avere figli. È pazzesco solo il poterlo pensare. Non credo che esista al mondo alcun ordinamento giuridico che lo prenda in considerazione.

2- Il primo bene a cui pensano le istituzioni è quello dei bambini non quello dei genitori (e ci mancherebbe altro).

3- Chi adotta un bambino non gli fa un favore (e questa è una cosa che proprio non si riesce a capire, eppure a chi non sono girate le palle dopo quello che hanno fatto madonna e la jolie?)

4- Adottare un bambino non è solo una scelta di ripiego visto che da soli non ce la si fa neanche con l’inseminazione in vitro.

5- Ci sono 150 mila potenziali genitori che non riescono ad adottare entro due anni e s’incazzano con la burocrazia perché ci sono tanti bambini bisognosi che aspettano. Provate a ragionare in altri termini: ci sono 150 mila aspiranti, di cui 125 mila vogliono solo un bambino italiano in età prescolare (da 4 anni in giù, e più piccolo è meglio è) [dati ufficiali istat 2003].
Per coloro che accolgono anche un bambino sopra i 4 anni l’attesa media è inferiore all’anno (inserimento graduale in famiglia incluso).

Ora, solo se si accettano questi fatti si può iniziare a parlare circa gli eventuali problemi burocratici, che da che mondo è mondo, ci sono sempre. Ma attenzione a dire troppe stupidaggini e a parlar per partito preso, ci sono sempre delle verità che bisogna affrontare.

giovedì 6 marzo 2008

monnezza connection

bottiglia di birra da 66
lattina di coca-cola
latta di pomodori pelati
bottiglia di birra da 33
latta di pomodori pelati
scatoletta di tonno
bottiglia di birra da 66
lattina di coca-cola
bottiglia di birra da 33
latta di pomodori pelati
...
Sto solo osservando il mobile della cucina accanto al secchiaio. Quello su cui c'è una fila ordinata di vetri e lattine. A cosa vi fa pensare?
I più acuti penseranno che io sono sulla retta via dell'alcolismo e che in famiglia si mangia troppa roba con sugo di pomodoro.
Quelli un po' più fantasiosi che questa settimana abbiamo mangiato solo una volta il tonno.
Quelli che sono portati per l'incazzatura sistemica che c'è qualcosa che non va con la raccolta della spazzatura.
Noi incazzati sistemici ci riconosciamo subito. Siamo dei barboni col grugno in fronte, amiamo i rage against the machine solo perché si chiamano così, giriamo in bicicletta con una mano sul manubrio e l'altra col dito medio al vento.
Ma di fronte a questo panorama anche gli acuti e i fantasiosi avrebbero le palle girate.
Sul microonde c'è installata una fontana a carta. Zampilla ogni volta che le passi affianco e diffonde spruzzi di carta colorata.
Sotto il lavello si sta verificando l'espansione di un nuovo universo, un ambiente in cui le teorie delle stringhe cosmiche potrebbero trovare conferma; una regione spazio-temporale in cui barattoli d'olio esausto gravitano intorno ai bidoni di metallo con umido condensato di massa pari quasi a zero, in cui polveri di secco interagiscono con nebulose di plastica.
Ormai io temo per la mia incolumità, tremo alla sola idea di dover aprire le ante di quel mobiletto e provocare un nuovo big bang.
Sapete come si chiama il processo che ha dato vita a tutto questo?
Raccolta differenziata a domicilio.
È il modo pratico che hanno inventato da queste parti per prevenire quello che accade in campania. Slogan: "Piuttosto che riempire le strade di monnezza ti riempiamo la casa".
"Se sgarri ti facciamo il culo".
"E se provi a forzare i cassonetti ti facciamo il culo".
Ehm, ma non me la potete dare la chiave?
"Vivi in uno stabile di almeno 6 appartamenti/famiglie?"
Veramento no, siamo in 5.
"Allora t'attacchi".
Già, m'attacco.
M'attacco alle bottiglie/lattine che ritirano una volta ogni due settimane.
M'attacco.
I due monnezzari mi accendono la cicca. Li sento sghignazzare. Non c'è altro modo. Comincio ad attaccarmi.
(Quest'ultima l'han capita in pochi/nessuno...)
Vabbé, basta, son stufo, m'attacco a letto.

lunedì 3 marzo 2008

niccolò ammaniti - come dio comanda

Ammaniti lo conoscete tutti, non c’è molto da dire su uno degli autori più famosi in italia, che è anche uno degli italiani più famosi all’estero. E si sa che è uno che ci sa fare. A chi ha letto anche qualcosa di suo in precedenza si può dire che il niccolò continua a seguire la strada dell’incastro di storie, inserite nel contesto della nostra cara provincia. Un’italia quasi “underground”, quella che conoscono tutti ma che si cerca di evitare, quella delle campagne che a vederle ti viene da ridere se non ci hai mai vissuto, ti viene il groppo in gola se ci passato gli anni. In tutto ciò ammaniti non delude. A me piace proprio anche perché racconta storie nere a casa nostra.
La storia riguarda un padre e un figlio, un genitore naziskin alcolista che si ritrova a dover crescere un figlio da solo (che durante le vicende narrate ha 13 anni), con la costante minaccia di vederselo portare via da un momento all’altro. A loro si aggiungono due compari del padre, a formare una banda di poveri mascalzoni (come la chiama ammaniti) che andranno incontro a vicende pazzesche e dolorose.
Vi dico subito che in generale il libro mi è piaciuto. È scritto bene, coinvolge e sa prenderti fino alla fine. Ho sentito dire in giro che il libro è troppo tetro, con troppe parolacce ed eccessi grotteschi. Be’, a me è piaciuto anche in virtù di questo, ho visto fare ad ammaniti lo scarto che andavo cercando nelle sue storie. Come sempre niente falsi buonismi, ma più realtà crude (che per i soliti benpensanti sono cose anche meno “forti” di quelle che si vedono in giro nella vita reale), legate a dovere ad ambientazioni oscure. E quelle pioggia che inizia a cadere, diventa temporale e si sposa con le vicende quasi surreali, sembra di sentirsela sulla pelle.
Qualche nota negativa c’è e io che sono nato nelle macellerie non posso fare a meno di segnalarle...
Innanzitutto a volte c’è un eccesso di metafore in punti in cui sarebbe meglio non mettercele. Cioè, in generale le ho trovate molto belle, ma in alcuni punti strappano un sorriso che sarebbe meglio evitare, giusto per empatizzare (mamma che parolone, manco il goleman...) di più con le parti tristi.
Punto secondo, a volte, in effetti, la tira un po’ troppo per le lunghe. Questo può essere positivo, nel senso che ti tira i nervi al limite, lascia in sospeso l’azione rimpallando tra i vari protagonisti e poi ti stende. Però, magari un paio di pagine di meno era meglio, almeno per chi vorrebbe finire quel dato pezzo e scoprire che succede, prima delle due di notte, ché il giorno dopo lavora...
Ultima nota è il finale secco, un po’, come dire, brusco. Per quelli come me che un paio di righe in più le avrebbero gradite, giusto una caramella in più...
Insomma, in generale è un bel libro, che personalmente vi consiglio.
PS: nota che chi non sopporta il mio lagnarsi può saltare.
Tirata d'orecchie all'editore: 19,50 euro? Io per leggere questo libro l'ho dovuto rubare a mia madre che l'ha preso con la tessera club qualcosa. Eppoi siamo bamboccioni che devono ancora stare dietro ai genitori. Ma ti credo! Ma come cazzo fai? Uff, basta, tre righe posson bastare.