lunedì 25 febbraio 2008

getti d'inchiostro II

brevi follie scritte di getto, seguendo le sensazioni del momento
Prova d’amicizia

Colpi alla porta, sempre più forti. Bonzo e Zecca si guardano, spauriti, mentre il rantolo cresce. Decine di uomini, o meglio, di resti umani picchiano i legni con le nocche marce e mugolano come vacche incatarrate.
– Cazzo, siamo fottuti! – strilla Bonzo.
– Fottuti – gli fa eco Zecca.
La capanna degli attrezzi sembra che voglia crollargli in testa a ogni colpo. Bonzo poggia la pistola su uno sgabello.
– C’è solo un colpo dentro.
Zecca si guarda in giro.
– Ci sarà qualcos’altro. Un badile, un palo, un tubo di ferro?
Bonzo si prende la testa tra le mani.
– Non c’è più un cazzo da fare.
– Se provassimo a uscire dal tetto?
– Piantala!
Zecca non si dà per vinto, si mette a scavare tra le macerie. Per qualche tempo il rumore delle schifezze che solleva per aria copre quello dei morti là fuori.
Alla fine se ne esce con una vecchia corda.
Si apre una crepa nella porta, pezzi di legno volano sui due. Dal buco appare una fila di denti neri; un avanzo d’uomo rosicchia le schegge e sputa pezzi di gengive a terra.
Zecca guarda Bonzo.
– Non c’è più niente da fare.
Poggia la corda sullo sgabello, vicino alla pistola. I due amici si guardano, nessuno dei due ha il coraggio di parlare. Alla fine Bonzo spiaccica una frase.
– Chi la pistola?
Zecca spalanca gli occhi come un gufo.
– Io! Soffro di vertigini, non posso prendere la corda.
– Col cazzo. Non mi va soffrire come un cane appeso.
Si osservano a lungo, come un vecchio duello del west. Bonzo s’immagina la musica di Ennio Morricone, Zecca le mutandine da donna che non è mai riuscito a sfilare.
La crepa sul muro s’allarga.
I due si lanciano sullo sgabello. Quattro mani agguantano la pistola e spingono i due in un macabro walzer. La canna si abbassa a metà altezza. Un colpo parte, Bonzo si accascia a terra premendo una mano sul petto.
– Ti ho fottuto... ah, ah, ah – dice proprio mentre la porta va in frantumi. I macilenti si riversano dentro e si buttano su Bonzo che ancora ride.
Zecca prende la corda, la annoda e la fa passare sul trave. Sale sullo sgabello e infila la testa nel cappio. I morti viventi si girano verso di lui. Tra loro c’è anche Bonzo, sfodera il suo nuovo sorriso a sei denti. Zecca abbozza un sorrisetto.
– Coglione.
E si lancia nel vuoto.
La corda si spezza, Zecca sbatte le chiappe a terra. Ne prende in mano un lembo. Troppo vecchia. Il sorrisetto scompare dalla sua faccia.
– Cazzo, ne andasse mai bene una.
Bonzo è il primo a saltargli addosso.

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