giovedì 31 gennaio 2008

L'aspirante scrittore - capitolo VI - Homo in Vitro 1.0

Girano voci sul fatto che lo sfigatissimo aspirante scrittore (sas) abbia terminato il suo primo romanzo. Cioè, scritto, riletto, corretto, riletto, revisionato. Ora può ben dire che la versione 1.0 è pronta. Naturalmente il sas è certo che se lo rileggerà un’altra volta (ed è certo che lo farà) troverà altre 3-4 mila cose da correggere e rimettere a posto. Perciò è giunto alla conclusione che è meglio lasciarlo salvato nel cassetto (computer + floppy + USBpen + computer del laboratorio + 1 copia stampata, che sai mai dovesse cancellarsi!!!) almeno per una o due settimane. Poi vedrà.
Intanto sta sognando il giorno della pubblicazione, il giorno della presentazione, quello delle prime copie vendute, quello del traguardo delle 10 mila copie vendute, quello del premio quaquaraqua, quello della traduzione in francia, quello dell’esplosione negli stati uniti, quello del film tratto da, quello... be’, questo forse è troppo, ma il sas ha addirittura sognato quello in cui intasca montagne di soldi!!!!!
Ci sono dei momenti in cui il sas si ricompone e butta giù un raccontino. Quelli sono i momenti in cui è davvero realista, i momenti in cui dice: “Ma che cazzo, sono sicuro che ricco con la scrittura non ci divento, allora perché non divertirsi? Perché non stare lì a scrivere senza pensare troppo a come tutti i potenziali lettori potrebbero interpretare?
Scrivere per il solo gusto di farlo.
Perché è nato tutto così, per il solo gusto di sognare su un pezzo di carta.
Alla fine è arrivato addirittura un romanzo (non lunghissimo eh, 150 pagg) ma è stato un grosso grosso impegno. Far quadrare tutto, soprattutto in un’opera sci-fi.
E allora che il sas si diverta anche col suo romanzo! Ripropone dunque il suo semplice, vecchio boz-trailer. Che ora, quasi, può assurgere al nome di booktrailer.


lunedì 28 gennaio 2008

raffaele serafini - usciti dalla fossa


Poiché egli è il dententore del record di commenti su questo blog (gelostellato), non potevo esimermi dal segnalare il suo primo e-book.
In realtà confesso di averlo letto per davvero (avevo dell'altra carta da riciclare in laboratorio...), nonostante molte storie le conoscessi già, in quanto frequentatore delle fosse di Scheletri. Devo ammettere che il vincitore dell'ultima fossa ha fatto davvero un buon lavoro, sia a livello di scrittura che di impaginazione; i suoi tentativi di creare sempre qualcosa di originale e di metterli su carta (elettronica) hanno dato buoni frutti. Ed è sato anche divertente notare come i consigli e i giudizi delle suddette fosse abbiano più o meno influenzato la revisione dell'autore (peraltro lo confesso, c'era proprio poco da correggere...).

C'è poco da dire, sono tutti racconti brevi (circa mille parole), di genere "nero" ad ampio respiro, che hanno la capacità di essere coinvolgenti, senza strafare, senza scadere nell'inutile esercizio di stile che troppo spesso si vede nei racconti brevi. Nonostante ciò lo stile rimane sempre sopra la media, semplice ma non semplicistico, arricchito da figure retoriche nei punti giusti.

Naturalmente ce ne sono di più o meno belli (il mio preferito rimane T9), a volte c'è la leggera sensazione di un finale troppo "effettato", ma sono davvero inezie.

Si può discutere di gusto e non gusto, di stile e di forma, il mio giudizio spassionato è che le sue storie vadanno lette perché è uno dei pochi aspiranti scrittori che ho incontrato in giro, che sembra avere davvero qualcosa da dire.


L'e-book si può scaricare qui.

sabato 26 gennaio 2008

mercoledì 23 gennaio 2008

Embryo


Milioni di cellule, sistemi viventi potenzialmente autonomi,

scelgono il suicidio,

Solo per poter consentire la nascita di un organismo vitale, efficiente.

Per un bene superiore

alla loro stessa volontà.

Senza consapevolezza, con una sortra di coscienza meccanica, evolutiva,

innata,

attivano la propria eliminazione,

solo per traghettare altre cellule oltre un fiume necrotico.

Per la sopravvivenza di altri, scelti dal caso.

sabato 19 gennaio 2008

riondino e vergassola – todos caballeros


Una volta ogni 10 anni capita che vado anche a teatro. Ieri sono andato a vedere questo duo apparentemente assortito per errore, in uno spettacolo che prende spunto dal don chisciotte di cervantes, e ne fa un mix di teatralità lirica e battute da strada. Ci sono andato perché il romanzo suddetto è uno di quelli che mi ha lasciato a bocca aperta (cioè è stato scritto nel 1600 ed è così terribilmente attuale) e poi i due protagonisti mi sono sempre piaciuti.
David riondino è un cantautore – attore, che molti si ricorderanno soprattutto per la presenza fissa a quelli che il calcio con fabio fazio (cioè quando era ancora un programma serio…), dove teneva per la fiorentina e inscenava rime e sonetti a improvvisazione. Dario vergassola è quello delle “interviste impossibili” che ora si vede su rai3 a “parla con me” della dandini. Teatralità e lirismo messi insieme a comicità immediata, don chisciotte/riondino e sancio panza/vergassola, lo spettacolo risulta davvero originale e godibile, anche se a volte vergassola si mangia le parole e ti devi concentrare per capire che dice…
Insomma, se capita dalle vostre parti fateci un pensierino che merita.


La vita è una grande avventura: se il mondo è come è, non può essere che un incantesimo di un perfido mago.

martedì 15 gennaio 2008

Armi d’eiaculazione di massa

Qualcuno di voi si è laureato negli ultimi anni? Se no, vi dico l’ultima moda degli atenei universitari: la proclamazione di massa. I laureandi espongono la loro tesi dal primo all’ultimo, poi vengono messi in fila uno a fianco all’altro e si dice nome e voto, quindi sfilata a stringere le mani di tutta la commissione e fuori dai coglioni (oltretutto a volte vestiti da sfigati come quelli in foto). Se pensate che io due anni fa mi sono laureato alle nove del mattino e l’ultimo del mio appello ha finito alle tre del pomeriggio, potete capire perché gli invitati avevano tutti un po’ le palle girate e cercavano di mordermi i polpacci per sfamarsi. Ho dovuto sedarli a colpi di spritz e altre bevande alcoliche.
Ma l’individuo, la sua originalità, la sua unicità, la consapevolezza dell’esistenza di una pluralità di coscienze dove cazzo sono finiti?
Sono nelle mani di un sistema che sta meccanicizzando tutto nel segno della produzione di massa. Anche gli studenti universitari sono una massa che va impostata, marchiata e gettata sul nastro della catena di montaggio. Quindi vomitata al mondo, lucida e pronta a svolgere il compitino.
Ma non vedete che il mondo ormai non è altro che una proliferazione di catene di montaggio, tutte improntate al risparmio di tempo e alla massificazione? Eccovi sfornati soldatini di stagno da 800 euro al mese.
E noi zitti zitti a sopportare (quando ce ne accorgiamo) il lungo ditino del sistema infilato nel culo.
Perché la massa è solo uno sformato di melassa.
La massa si è fatta una sega il giorno del V-day e poi si è fumata una cicca della philip morris, sdraiata sul materasso comodo della eminflex, comprati dopo due mesi che non si è usciti di casa neanche per una pizza o un cinema.
E quanti sacrifici cazzo, lavori estivi per comprarsi il cellulare.
Prossimamente metterò un post sul buon album dei petrol, per ora vi metto una frase che mi piace molto. Semplice semplice ma significativa:

Dovremmo avere tutti un po’ disprezzo del potere
Farci arrestare tutti, riempire le galere.

domenica 13 gennaio 2008

dream theater – systematic chaos


!Attenzione, questo post contiene millanterie e ostentazioni di una non ben accertata cultura musicale!
A quanto pare i dream theater si sono ricordati di essere un gruppo progressive metal e si sono prodigati per sfornare un album decente. Sì dai, non di più, systematic chaos è un buon cd, non un capolavoro, ma di certo contiene dei pezzi che meritano l’ascolto. Soprattutto c’è l’intenzione di proporre qualcosa di innovativo, anche se a volte vale ancora a dimostrare che in d.t sono ancora un po’ in stato confusionale.
Se “in the enemies pt 1” spolvera un buon crescendo progressive di quelli vecchio stampo non si può non notare l’imbarazzante tastiera stile muse che si sente nel sottofondo della seconda parte della canzone: in tutta onestà appena l’ho sentita mi sono messo le mani nei capelli…
“Forsaken” è una canzone piuttosto inutile che cerca di recuperare le atmosfere soft di images and words, ma non ci riesce più di tanto.
“Constant motion” è un gran bel pezzo, quello che cerca più di tutti di incanalarsi verso una nuova strada, in tutti i sensi, sia strumentale che vocale, oltre che di melodia. Fusione di rock, metal e progressive stampo “awake”. Non siamo ancora su livelli eccelsi, ma ottimi credo di sì.
“The dark eternal night” è sostanzialmente una buona idea, con spunti davvero notevoli, ma come non pensare ai korn ascoltando il riff d’intro? E la voce rubata ai prodigy? Troppi prestiti, troppi. Stupendi però gli interludi “jazzati” all’interno, altissimo livello lì, davvero.
“Repetance” è proprio una ripetizione, nel senso che sembra la versione umplugged di home. È una canzone carina, fatta bene, anche se un po’ troppo ripetitiva (ancora? Ma allora è fatto apposta!). Tutto sommato si ascolta con piacere.
Durante la registrazione di “prophets of war” credo che i cinque del teatrino dei sogni abbiamo preso una botta in testa. O forse erano andati in disco a ballare e si sono dimenticati il registratore acceso. Forse c’era una festa di teen ager alla porta a fianco a volume alto mentre stavano registrando? Insomma che cazzo è quel sottofondo discotecaro?
“the ministry of lost souls” è una delle solite divagazioni pop dei d.t. che non ho mai capito. Vabbé, si saltano i primi sette minuti, ci si ascolta il salto centrale e poi si passa alla prossima.
“In the presence of the enemies pt 2” è degna conclusione, pezzo stile veri d.t, con tutto il loro modus sonandi buttato dentro in stile operetta. Bello bello (anche se quella cazzarola di tastiera muse che si sente ogni tanto…)
Et voilà un buon album. Il prossimo lo voglio figo però.

giovedì 10 gennaio 2008

fabrizio vercelli – cacciatori notturni e altre storie


Ogni tanto mi capita di leggere degli e-book, sostanzialmente quando ho un po’ di carta da riciclare in laboratorio, di cui mi spiace sprecare le facciate buone. Sì, perché leggere un intero libretto su video può essere faticoso, e anche perché sono un romantico e mi piace il famoso frusciare dei fogli.
Durante le vacanze ho letto questa raccolta di racconti del fabrizio (il by-tor che infesta le tele del sito “la tela nera”) che mi hanno fatto compagnia per qualche ora sul divano di casa, mentre cercavo relax e digestione dopo gli intensi scontri a tavola dei cenoni vari. Devo dire che è stata una buona compagnia; i racconti sono davvero piacevoli, anche se si avverte un certo crescendo di qualità man mano che si procede con la lettura. Insomma, un e-book che è una sorta di diesel e che conquista a lungo andare.
In particolare mi sono piaciuti molto i temi trattati (attuali, dolorosi, su cui riflettere) e lo stile misurato e ficcante, scevro da inutili forzature. Inoltre ho apprezzato molto la spontaneità con cui sono trattate le storie d’amore, difficili, mai scontate, che lacerano l’anima.
Qualche nota negativa c’è (che sennò il fab si monta la testa). Forse un’eccessiva eterogeneità di genere, magari alcune elucubrazioni morali troppo esplicite, o un linguaggio fin troppo “pulito”, ma sono cose che in realtà non intaccano una buona prima prova.
L’e-book si può scaricare qui.

domenica 6 gennaio 2008

Radiohead – in rainbows


Ho aspettato un po’ a postare le mie impressioni su questo album, ho voluto leggere in giro qualche commento. Come in precedenza, il pubblico è combattuto. “Gran bel cd” vs “ormai i RH sono defunti”.
Io mi sono schierato favorevolmente riguardo l’operazione commerciale, ma purtroppo per quel che riguarda il semplice lato musicale faccio parte del secondo gruppo (sostanzialmente composto da vecchi fan delusi).

Epitaffio.
Perché mi avete fatto questo?
Ovunque ci fosse un sondaggio tipo “qual è il vostro gruppo preferito” io un tempo postavo radiohead (insieme a un altro paio). Finché il mio caro (ex) gruppo preferito ha deciso di partorire una mezza stronzata di album detto hail to the thief e poi addirittura questo.
Ma dove sono finiti gli innovatori, quelli che hanno scritto la tipica pagina indelebile della storia della musica?
Sono finiti a fare arpeggi da terza elementare e a canticchiare canzoni pop.
Perché?
No, veramente, PERCHÉ?
Ma quello alla chitarra è davvero johnny greenwood?
Non mi aspettavo che anche i radiohead seguissero la caduta di molti altri gruppi che all’inizio eseguivano pezzi fenomenali e si dedicavano alla vera ricerca sonora per poi scadere nel pop (vedi genesis post peter gabriel, sigh!). E non voglio pensare che come i genesis anche i rh abbiano svoltato per cercare di conquistare lo stramaledetto mercato statunitense (che se sei straniero sei solo pop…), non lo so ma indagherò.
Uff, che delusione. Scaricatevelo se proprio non avete niente di meglio da ascoltare.

venerdì 4 gennaio 2008

alan altieri – l’occhio sotterraneo


Ecco il primo libro del 2008, romanzo di fantascienza di un futuro prossimo in cui si succedono cataclismi, naturali e provocati dall’uomo, abilmente sfruttati da una mente segreta per cercare di soggiogare il mondo; sullo sfondo, una germania in cui è all’ascesa un nuovo partito neonazista e una serie di guerre nel medio oriente che si fondono nel piano dell’occhio sotterraneo di un misterioso individuo.
Raccontare la trama in pochi righe è impossibile, c’è un tale intreccio di avvenimenti e personaggi che è meglio solo rimanere sul vago della riga precedente e accettare la definizione di thriller fantapolitico che appare in copertina. Alan altieri del resto è uno di quelli che sa tessere trame e incastrare personaggi e storie (anche se devo essere onesto, di questo autore ho letto poca roba) quindi alla fine, si è sicuri che, nonostante tutto, la storia quadra e i pezzi si montano per certo. Allora senza cianciare oltre due parole su pregi e difetti.
La storia è avvincente e orchestrata con maestria e si legge con piacere ancora oggi (il romanzo è venuto alla luce nel 1983), i personaggi sono credibili, anche se a volte si rasenta lo stereotipo, ma per fortuna ce ne sono abbastanza per decidere chi ci sta antipatico e chi apprezziamo. Lo stile è fluido e misurato, con le giuste metafore e forzature piantate al posto giusto, e il gusto per l’eccesso di dettaglio tecnologico non disturba il comune lettore a cui frega poco delle armi e dei mezzi. Insomma il libro va avanti senza problemi. Le pecche però ci sono. Innanzitutto è troppo, troppo lungo; 500 pagine scritte abbastanza fittamente appesantiscono la storia, che potrebbe fare tranquillamente a meno di alcuni passaggi macchinosi. Poi, la costruzione a incastro di storie può essere affascinante (è quasi d’obbligo in un thriller come questo), ma a tratti è davvero mal gestita con salti troppo precoci e repentini da un capo all’altro della germania, e con un avvicendarsi di personaggi pazzesco. Per le prime 100 pagine mi son dovuto sforzare di ricordare nomi e luoghi per non perdere passaggi importanti. Infine, il finale con la risoluzione del mistero e del personaggio “sotterraneo”: una telefonata gratuita per il pirla del villaggio.
Complessivamente: un libro contraddittorio dalle enormi potenzialità non sfruttate.

2008

Nuovo anno.

Si ricomincia.

Gonfi di cibarie e stronzate ci si butta a capofitto su altri 365 giorni, si spera sempre meno inutili, cercando sempre di mantenere quell'accidenti di equilibrio impossibile sulla fune. E di farci stare i tuoi cari che tieni in braccio.

Il resto è contorno.

Bentornati e buon anno anche a voi.