mercoledì 24 dicembre 2008

Natale è tornato

Natale è arrivato e il mio computer è ancora in tilt. Sono riusciti a salvarmi l'hard disk e mi stanno recuperando i dati. Quindi altro post di "sopravvivenza" dal portatile di mia moglie, giusto per non far morire il blog, che sennò rischia di perdere colpi, come le macchine ferme per troppo tempo nel garage.
Quindi vi lascio con alcuni link utili per commemorare lo spirito natalizio. Il primo vi manda al mio racconto Morte di Natale, che si è classificato secondo al recente usam (una storia al mese) del forum di xii. una buona lettura per tutti quelli che sentono il bisogno di sovvertire un po' di sacri canoni di natale.
Primo è arrivato Un Lavoro di Merda di Nicola Roserba, altro racconto da leggere mentre fuori rimbalzano le solite canzoni di quel grande affare commerciale che è ormai il santo natale.
A seguire gli altri racconti finalisti: Un Natale di Recessione di Stefano Mascella, La Dea della Stazione di Luigi Rinaldi, Sierra Leone di Federica Maccioni.

Leggete e rilassatevi, la cosa buona del natale è sostanzialmente il divano, mentre qualcun altro cucina per voi qualcosa di buono e fuori fa un freddo troppo bastardo per poter anche solo pensare di metterci il naso.
A tutti auguro un buon riposo.

martedì 16 dicembre 2008

crash e usam

Il crash si riferisce al rumore che ha fatto quel bastardo di windows quando ha deciso di morire, quattro giorni fa. E così il mio computer ora è nelle mani di un informatico che spero riesca a recuperarmi almeno un po' di roba (altrimenti 50 giga di roba buttata nel cesso). Fortuna che avevo fatto un bel salvataggio di tutta la mia cartella "letteraria" giusto un paio di giorni prima...
Ora trasmetto in segnali morse grazie al portatile che mia moglie (santa donna...) tutte le sere stacca dal lavoro e mi porta a casa.
Così almeno posso continuare a leggere i racconti sfidanti nello USAM (una storia al mese) a tema natalizio organizzato dai tipi di XII, in cui appare anche il mio "morte di natale". Se non conoscete questa iniziativa vi consiglio di farci un salto e guardare un po'. Per gli aspiranti scrittori è un'ottima palestra, con anche in premio una messa in un e-book (inclusa intervista) per il vincitore. Per quelli a cui interessa leggere, è un buon modo per conoscere il famigerato sottobosco di scrittori e aspiranti tali di una fetta del panorama nostrano. E c'è gente che i numeri ce li ha davvero, a volte si possono incontrare storie molto ma molto interessanti.

lunedì 8 dicembre 2008

guns n' roses - chinese democracy


Alla fine è venuto alla luce l'ultimo album dei (del?) guns n' roses. Axl rose ci ha messo un pacco di anni a mettere su una tracklist ufficiale e a scartare una serie infinita di musicisti che si sono avvicendati tra studios e spezzoni live. E alla fine il risultato è un'incredibile delusione.
Io sono uno di quelli che (adolescente!) sentiva la musica di questo gruppo molto, troppo appariscente e burinozzo, con un certo interesse. In effetti a me piacevano le canzoni, che magari figlie di casini e scazzi, risultavano ben suonate e arrangiate. Anche le varie cover spesso mi sembravano più belle delle originali.
Poi ascolto questo. Mi è parso di seguire la parabola discendente del primo album degli audioslave. C'era una grande attesa e un singolo promo di grande impatto; ma poi, ascoltando il resto delle canzoni sia assiste a un lento e inesorabile declino verso la noia.
C'è da dire che mentre "cochise" degli audioslave è una signora canzone, "chinese democracy" è un buon pezzo, che riesce a far dondolare un po' la testa avanti e indietro nonostante un riff tutt'altro che originale e una chitarra equalizzata in modo pietoso. Comunque sfodera un bell'arrangiamento, suono pieno e una voce curatissima e amalgamata da dio.
Ma scorrendo l'elenco delle canzoni rimane davvero poco da ricordare. C'è molta tecnica, ampio spazio all'elettronica, buoni arrangiamenti, cameo sparsi a ogni angolo, decine di musicisti (anche l'orchestrale di marco beltrami, che ha fatto le colonne sonore di un sacco di film horror e non), e spruzzate di questioni legali che quasi si avvertono nelle incisioni.
Il problema è semplicemente che le canzoni sono brutte e noiose.
C'è sopratutto il continuo e fastioso eco di "november rain" (canzone che oltretutto io non ho mai digerito...) in tutte le ballad, parti lente et similia.
Insomma, tanto rumore per nulla.
Non resta che vedere cosa verrà fuori dagli altri due CD che completeranno la trilogia nei prossimi anni.

giovedì 4 dicembre 2008

La pietra angolare

Ecco una nuova occasione per rimpolpare i "getti d'inchiostro", sezione in perenne sofferenza...
Questo è un racconto pensato e realizzato per il concorso "300 parole per un incubo", ormai alla sua settima edizione, organizzato da scheletri.com. Si è piazzato al 50° posto, quindi un discreto fallimento. Lo lascio qui per quelli che non bazzicano il suddetto forum.


La pietra angolare



I pilastri sembrano appoggiati sulle ombre. Cammino tra le macerie della cattedrale, cercando di non guardare dietro gli angoli. Ma è più forte di me. Ogni volta che devo voltarne uno, mi fermo e tremo.
Ho sempre avuto paura di quello che avrei incontrato dietro l'angolo di un muro. Credevo che la realtà si sarebbe potuta frantumare in un secondo.
Non avrei mai pensato di avere ragione.
Un secondo prima mi trovavo accanto al muro di cinta dell'ufficio. Come ogni giorno mi fermai prima dell'entrata.
Un secondo prima c'erano il sole e il canto degli uccelli.
Presi un gran respiro e voltai l'angolo.
La realtà esplose in milioni di frammenti e mi trovai inglobato da questo incubo.
Solitudine e oscurità, in cui solo una voce ignota tortura i miei pensieri come un ago infilzato nel velluto nero.
La pietra angolare.
Vago alla ricerca della maledetta pietra su cui è stato innalzato questo edificio.
Incontro una scalinata, l'ennesima. Sudo e scendo.
Il tempo scorre.
Arrivo a terra, in una sala circolare, piena di sculture. La cripta.
Al centro c'è un pozzo. Una luce sottile rimbalza sui rilievi e s'infila nel foro.
Guardo dentro, la riconosco: perfettamente squadrata, pochi metri in basso.
Il tempo è scaduto.
Intorno a me gli echi si intensificano; rumore di ingranaggi.
No... ossa!
Mi manca il respiro. La saliva si rapprende sul palato. Chiudo gli occhi e salto giù.
La pietra angolare.
La tiro verso di me, senza fatica, come un vecchio tomo.
Il buio evapora verso l'alto.
Mi ritrovo accanto a casa mia, le mani vuote. Il sole e gli uccelli riempiono di nuovo il giorno.
Ora devo aggirare la parete, la porta è dietro l'angolo.
Penso agli infiniti mondi che potrei trovare, ognuno sorretto da una pietra angolare.
Prendo un gran respiro e volto l'angolo.

martedì 2 dicembre 2008

Riletture: agatha christie - dieci piccoli indiani

Dieci poveri negretti
Se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
Se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò.
Alle medie avevo la passione per i gialli, quelli classici, proprio con la copertina del colore classico e sgargiante. Mi rendo conto che quasi tutti i romanzi di questo genere che ho letto appartengono a quell'epoca, quindi ne serbo dei ricordi molto sfumati, più che altro sensazioni e sprazzi di trama o stile. Crescendo ho iniziato a deviare verso il noir e letteratura ad ampio respiro, in pratica ho preso a leggere a casaccio, a seconda dell'ispirazione.
Qualche giorno fa mi è venuta voglia di rileggere uno dei classici che mi avevano spinto addirittura a scriverlo un giallo: "dieci piccoli indiani" di agatha christie.
Chi non lo conosce? Chi non lo ha mai almeno sentito nominare?
Ad oggi è considerato il più grande giallo mai scritto, e se pensiamo che è datato 1939 (col titolo originale di "dieci piccoli negretti", poi mutato in "...e non ne rimase nessuno", fino all'attuale) viene da pensare che è un qualcosa di davvero tosto.
Io avevo conservato solo delle reminiscenze di trama e sono arrivato al punto di dirmi che dovevo assolutamente recuperare le sensazioni di stupore adolescenziale e rileggere il tutto con gli occhi disincantati di oggi.
Be', ho recuperato le emozioni di allora e mi sono ripetuto che questo è un signor romanzo. Per tutto.
L'idea di attirare dieci persone su un'isola di un misterioso proprietario e vederle morire seguendo le rime della filastrocca, senza capire chi sia il colpevole.
L'atmosfera di sfiducia e sospetto crescente, di dubbio, di paura.
Lo stile piacevole e la grande gestione di ben dieci punti di vista inframmezzati.
Il gran finale.
E tutto in meno di duecento pagine.
Siete degli aspiranti giallisti? leggete questo libro
Siete aspiranti scrittori in generale? leggetelo
Vi piacciono i gialli? non potete non averlo letto
Non vi piaccioni i gialli? leggetelo lo stesso.
Più che pietra miliare, questo è un punto d'origine.

giovedì 27 novembre 2008

Fermate tutto

Quando si arriva al limite di sopportazione, quando la crisi inizia a morderti le chiappe, l'unica cosa che può salvarti è la rivoluzione.
È ora di piantarla con le lamentele e gli occhi lucidi in televisione. Con le teorie e le ipotesi.
È arrivata l'ora del danno.
L'unica via di uscita è diventare nocivi per i carnefici come un virus che ti mangia le budella.
L'unico modo è fermare tutto e mettere il pepe al culo agli speculatori che ci hanno ridotti in questa situazione.
Fermate tutto. Blocchiamo le fabbriche i supermercati gli uffici. Tutto.
Affanculo menenio agrippa e il suo aneddoto.
Che c'è di peggio?
Il licenziamento?
Quello c'è già.
La fame?
C'è già.
Finché ci saranno poveracci che si sostituiscono a vicenda nelle catene di montaggio di mese in mese si andrà avanti così.
Mandate a cagare le agenzie interinali.

È veramente venuto il momento di bloccare tutto.

Questo è solo un piccolo blog. Ma se ci fossero tanti piccoli blog e tante piccole persone messe insieme si potrebbe raggiungere un obbiettivo concreto.
Io sono solo una piccola persona che deve dare da mangiare a una famiglia. Ma mi sento pronto a far parte di un movimento per fermare tutto.

Non accettate di lavorare per tre euro l'ora. Fategli sudare il vostro sudore, fateglielo cercare il lavoratore.
Un minimo sindacale di 5,60 euro l'ora è indegno e umiliante.

lunedì 24 novembre 2008

something in the way

sono i giorni in cuoi vedi solo i tuoi passi
e la porta in fondo alla strada
un piede dietro l'altro
e qualche sasso in mezzo alla via
sono i giorni in cui non importa nulla
è solo un trascinarsi verso lo scopo
che ti sfugge e sfugge al tempo
davanti al tuo alito bianco sulla finestra

poi arriva la neve
e speri che copra ogni cosa
come l'epitome di quel mondo
della gente che cammina e parla

domenica 16 novembre 2008

leo malèt - trilogia nera


Leo malet è uno scrittore francese attivo dalla prima metà del secolo scorso, famoso per aver inventato il personaggio di nestor burma, protagonista di una serie di romanzi polizieschi. È celebre anche per aver cercato di contrastare (in campo letterario) l'enorme successo dello scomodo collega georges simenon e del suo commissario maigret. Non può dire di essere riuscito nell'impresa, però io dico che in una cosa leo malet sapeva il fatto suo: la densa e suggestiva descrizione dei bassifondi di parigi. Ed è nella trilogia nera, composta negli anni quaranta, che l'autore raggiunge un picco di espressione tipicamente noir, che mi ha colpito positivamente.
I protagonisti e le storie sono condite da un pesante pessimismo e l'impatto che la loro tragigità ha sul lettore è davvero notevole. Basti pensare già solo ai titoli dei tre romanzi: "la vita è uno schifo", il "sole non è per noi" e "nodo alle budella". Di certo uno non si aspetta storie d'amore a lieto fine o scazzottate tra duri in cui il buono e forte la spunta. Decisamente no. Qui la fa da padrona il senso di sconforto e di incapacità di redimersi di uomini e donne invischiati in un mondo oscuro e scabroso, di cui fanno parte e in cui sembrano inglobati per natura.
E lo stile si lega all'atmosfera e alle trame, duro e secco, con sprazzi suggestivi immersi in passaggi puramente onirici.
Se si esclude la parte finale dell'ultimo romanzo, "nodo alle budella", che sembra scritta nel delirio e pecca un po' troppo in confusione, le trame sono sempre molto interessanti e ben contestualizzate, invogliano la lettura e spingono il lettore a chiedersi cosa succederà dopo. E spesso e volentieri arrivano pugni nello stomaco, come quelli della vita.
Storie disilluse e forti, per amanti del noir degno di questa parola.

martedì 11 novembre 2008

l'aspirante scrittore - le esperienze in giallo

Qualche post fa, in uno slancio di confidenze e pubblicità occulta, avevo promesso una notizia per la metà di novembre. Ora che i giochi sono fatti posso rivelare il tutto. Avevo ricevuto la telefonata degli organizzatori del concorso "esperienze in giallo" che mi informavano di essere uno dei quattro finalisti. Mi invitavano inoltre alla serata di premiazione, 8 novembre, a fossano, provincia di cuneo.
Che dire, contento della cosa e desideroso di fare mio il segnalibro d'oro, ho preso famiglia e bagagli e mi sono sparato sei ore di auto (rispetto a dove abito io, fossano sta praticamente in francia...)
L'organizzazione è stata una sopresa stupenda.
Alla cerimonia erano presenti la giuria e pregiuria oltre a un sacco di altra gente. Sul palco, c'era il gruppo teatrale "la corte dei folli" che ha interpretato la prima parte di ciascun racconto, al termine della quale è stato presentato sul palco il relativo finalista. E davanti al microfono io mi sento sempre come se fossi nudo e pugnalato da un migliaio d'occhi indiscreti...
Infine è stata premiata la vincitrice gaia conventi, col racconto "una indagine scomoda e un cane fetente", che si è portata a casa il segnalibro d'oro.
Gli altri finalisti, flavia franco "la scomparsa", andrea galla "sulla tua pelle" e il sottoscritto "triadi", si prendono il segnalibro d'argento.
Al termine di tutto cena di gala offerta dall'associazione, una cosa tipo pranzo di nozze, buffet e successive portate infinite per una durata di tre ore e mezza. Periodo in cui, tra un piatto e l'altro, e tra una scorribanda e l'altra della bimba, abbiamo passato dei momenti molto piacevoli assieme ad andrea e la sua fidanzata, che spero di rincontrare un giorno o l'altro (magari a un'altra premiazione...)
Come se non bastasse notte pagata in una camera d'albergo niente male.
E anche sei copie omaggio dell'antologia che raccoglie i quattro racconti finalisti "quattro toni di giallo", edito dalla casa editrice esperienze.
Be' non vi basta tutto ciò per mettere questo concorso nella vostra top ten?
Nella mia è salito in cima...

martedì 4 novembre 2008

Emicrania


Pillole di emicrania per quelli che come me ne sono affetti.


L'emicrania si manifesta nel 10-15% della popolazione

generalmente inizia dopo la pubertà

È spesso ereditaria

L'emicrania può essere considerata un fenomeno neurobiologico complesso

Le basi neurofisiologiche dell'emicrania sono ancora oggi poco conosciute

I sintomi dell'emicrania in quasi tutti i casi sono molto caratteristici

Possono talvolta essere preceduti da sintomi premonitori come cambiamenti dell'umore, aumento dell'appetito o sete

Circa il 10% dei pazienti soffre di cosiddette 'aure' come disturbi visivi o disturbi della sensibilità

Il dolore è pulsante e spesso localizzato in un lato della testa

Gli attacchi possono durare da poche ore fino a vari giorni e possono essere molto disabilitanti

Per la terapia dell'attacco acuto sono disponibili vari farmaci: analgesici e antinfiammatori classici, che bloccano la percezione del dolore; ergotaminici, che causano il restringimento dei vasi cerebrali dilatati; triptani, che agiscono sui recettori della serotonina

Non è possibile prevedere quale classe di farmaci sia più attiva nel singolo paziente

è frequente nella pratica quotidiana che un'emicrania prima solo episodica sia complicata da una cefalea cronica di rimbalzo indotta dall'uso troppo frequente di analgesici e triptani

I triptani sono particolarmente pericolosi in questo senso per il loro rapido effetto che induce ad un loro uso ripetitivo

È inoltre importante che la persona realizzi quali siano situazioni particolarmente stressanti per evitarle

Se queste misure non portano ad una sostanziale riduzione degli attacchi, o se gli attacchi avvengono più di 4 volte al mese e sono gravi e protratti oppure accompagnati da deficit neurologici, è indicata la farmacoterapia profilattica

La prognosi dell'emicrania è buona, in quanto essa dimostra una tendenza spontanea alla remissione dopo i 50 anni


Uff... Almeno altri 23 anni di sofferenze se non si inventano qualcosa...

domenica 26 ottobre 2008

Laurea


università degli studi di padova
23 ottobre 2008
Marisol è dottoressa in giurisprudenza


Un tributo dovuto al mio amore.
Che questo successo sia solo l'inizio.

mercoledì 22 ottobre 2008

Royal Rumble

Ordunque. Pare che in un modo o nell'altro sia riuscito a entrare nella prestigiosissima e terrificante Royal Rumble. Questo vuol dire che per almeno una settimana sarò presissimo dal cercare di partorire qualcosa di decente e possibilmente figo per sbaragliare i miei temibili compari di "buca sotto la gabbia".
Cos'è la Royal Rumble? seguite il link e saprete.
Perché non ve l'ho detto prima?
Perché il numero di posti era limitato e non volevo che me lo rubaste. Oltretutto c'era pubblicità ovunque e sono anche rimasto fuori dai 16 che si sono fregati i posti nella gabbia. Sono stato fortunosamente (o malauguratamente...) ripescato dal losco figuro conosciuto come Morgan, il "garzone di macelleria" e gettato in un limbo con altri due personaggi (purtroppo veterani e bravi a scrivere...), con in una mano una penna e nell'altra una mannaia, fornita gentilmente dal suddetto garzone (il quale pare essere armato di una mannaia gigante stile quella di "testa di piramide" di silent hill).
In ogni caso, se vi piace leggere racconti e gustarvi anche botte tra aspiranti scrittori vi consiglio di seguirla sul forum de La Tela Nera, teatro dei mirabili eventi.
Quindi blog alla deriva per un po'. Se ho tempo e voglia posto qualcosa sennò ciccia...

giovedì 16 ottobre 2008

strumm - diario pulp

Eccoci a un altro libro targato edizioni xii e di cui sono venuto in possesso a seguito di una serata di festa nei paraggi di milano. È una delle pochissime cose davvero "pulp" che mi è capitato di leggere, che cioè non avessero il pulp solo nel titolo, come il romanzo di bukowski, che è un semplice hard boiled con qualche follia endogena. No, qui siamo proprio nei meandri grotteschi ed "efferati" resi famosi dal quentin tarantino.
Ma veniamo al libro. L'autore lo conosco di sfuggita in quanto frequentatore saltuario del forum del suddetto xii e onestamente è la sua unica opera che ho letto. Quindi non posso fare paragoni o letture incrociate, e non posso nemmeno rivelare il vero nome dell'autore, perché non lo so. O magari si chiama davvero così. In ogni caso vive in un blog che porta questo nome.
Il romanzo l'ho letto in scioltezza e anche con interesse, gustandomi le numerose trovate sia a livello di trama che di espressioni lingustiche. Sì, perché trovandosi di fronte a una storia ambientata nella "créme de la créme" della malavita romana, ricca di parolacce e metafore ardite, oltre che di espedienti omicidi, ho potuto sollazzare il mio intimo animo pulp.
Il sangue e il vituperio scorrono a fiumi negli episodi narrati, in cui i punti di vista dei protagonisti si alternano a raccontare le loro gesta e pian piano (ma con un ritmo sostenuto) scoprono gli intrallazzi delle associazioni a delinquere di roma, fino a scoprire l'identità di chi ne tesse le trame nell'ombra: l'imperatore.
Come non sentirsi coinvolti nelle vicende di gente che si chiama"zecchinetta"o "sellero", "sciacquabottiglie", "perimeson", "colore", "tripode"... ?
Ho apprezzato molto anche la scelta di narrare in prima persona al presente, tempo e persona di difficile gestione. L'autore c'è riuscito piuttosto bene, anche se spesso ci si trova a frasi necessarie a rendere l'idea dell'azione ma che risuonano male, tipo "penso che farò..." o cose del genere. In questi casi la distorsione è fastidiosa, perché l'azione dovrebbe essere immediata come il pensiero di chi agisce. Avrei preferito espressioni nette, o verbi d'azione pura.
Anche per quanto riguarda i narratori ho avuto qualche perplessità. Ho detto che mi piace la prima persona al presente, e anche l'icastro di punti di vista. La cosa che non mi è piaciuta è l'intrusione dell'imperatore a tre quarti di storia, che parla di sé come l'eroe dei fumetti "io sono qui e là, faccio questo e quello nell'ombra" e bla bla bla. Lo avrei lasciato "esterno" fino alla rivelazione finale.
Per il resto il romanzo è davvero godibile, pieno anche di frecciatine trasversali che lo rendono piacevole alla memoria e mi spingono a consigliarvi di procurarvelo.
Insomma, non abbiate pregiudizi verso horror noir e pulp, non passate dalla parte di quella gente che "merita di essere governata da uno col parrucchino".

lunedì 13 ottobre 2008

Emo


Dite che se scrivo "emo" ogni due righe aumento la potenza del blog sui motori di ricerca?
Qualche mese fa pensavo che "emo" fosse una parola nata per prendere per il culo un certo silente. Pensavo che "emo" si aggregasse a qualche vampiro new age che succhiava il sangue dalle gengive malridotte di ragazzi obesi servendosi solo di una cannuccia.
Poi ho conusciuto un tipico adolescente ribelle, pieno di ormoni in subbuglio che si manifestavano sottoforma di bubboni sulla fronte, i capelli lunghi schiacciati sulla fronte e lo sguardo da "solo contro tutti", che è passato vicino ai suoi genitori dicendo "io sono emo".
E lo ha detto sia in italiano "emo" che nella formula corretta inglese "imo". Cioè, ce lo ha anche tradotto per farcelo capire bene.
Allora mi sono chiesto, ma che cazzo è 'sto "emo".
L'unica cosa che conoscevo di "emo" era il flusso musicale punkettaro anni ottanta, ma non può essere la stessa cosa.
Il tipo in questione vestiva con jeans attillati, magliettina aderente, il sopraccitato ciuffo stampato in fronte da una leccata di vacca e ascoltava a tutto volume "fabri fibra". Era inoltre incazzato perché non poteva squagliarsela in tempi brevi dalla festa di cresima della sorella per raggiungere gli amici in disco.
Uhm... siamo un po' lontani dal movimento punk...
Allora ho chiesto al padre del tipo. Risposta: "hai presente quelli che tempo fa si tagliuzzavano le braccia per farsi sanguinare? Ecco, gli emo (e qui si spiega il prefisso "emo" che richiama al sangue) sono la loro evoluzione moderna".
Illuminante.
Però. Quelli di cui parlava il tipo sono i cosiddetti "cutters", cioè ragazzi in genere affetti da una vera e propria patologia depressivo-schizoide. Gli "emo" moderni mi sembrano più che altro una corrente lucida e modaiola che ha preso l'adolescenziale rifiuto del sistema e ci ha stampato sopra l'etichetta di "emo" senza nemmeno sapere da dove deriva o che cazzo vuol dire "emo".
Emofiliaco, emoagglutinina, emorragia, emostasi... insomma, diciamo una serie di finti depressi che ha sotituito ai capelli lunghi e ai "rage against the machine", il ciuffotto fighetto e i dARI.
Chi sono i dARI???
Sono uno pseudo-gruppo musicale che mi hanno fatto notare sul forum di XII e che rappresentano uno dei simboli moderni della corrente "emo". Non credevo che rappresentassero una minaccia al pensiero anche solo semi-cosciente della società moderna, ma quando ho scoperto che avevano anche un forum di patiti (anzi sono quasi solo patite, santa pazienza...) e soprattutto ho ascoltato alla radio la loro punta di diamante "wale (tanto wale)", canzone con testi e melodie di "sopraffina profondità", ho capito he siamo proprio nei guai. Cioè, la cosa si sta diffondendo.
E come se non bastasse il cantante e il chitarrista hanno quasi la mia età!!
Ora, senza esagerare nella ironia sbruffonesca di chi ormai l'adolescenza l'ha superata, ma cazzo, non stiamo un po' esagerando?
Anch'io sono stato adolescente, portavo i capelli lunghissimi a disprezzo della bella società, contro chi mi diceva "tagliati i capelli" (perché sembri frocio, barbone, puzzone etc...). Ascoltavo la musica incazzata e contro, arrotolavo tè essiccato nelle cartine per fare il figo. Però, cazzo qui si cade in basso.
L'equazione "rage against the machine = dARI" mi pare un po' sbilanciata.
L'equazione "chitarra elettrica = cellulare con le nuove suonerie scaricabili" mi sembra un po' traballante.
Io non sono uno che si scandalizza perché i giovani usano il "smsese", pieno di k e cs e cmq nn tt prt fec gi tbgf oi fm fh rg gfr gfrew fgr f fgrb gfre htrb fgwr, noi dieci anni fa avevamo il nostro linguaggio e ce ne sbattevamo della grammatica perfetta.
La differenza però, e spero di sbagliare nel confronto, è che noi la grammatica la imparavamo lo stesso, semplicemente volevamo andarci contro.
Abbiamo SCELTO di andare contro, di essere incazzati, di fare gli scioperi perché non avevamo voglia di entrare in classe quel giorno.
Le cose le sapevamo e abbiamo scelto di sbagliare. Senza lobotomizzarci davanti aTV o cellulari. Ci facevamo le nostre sane iniezioni di videogiochi e tv, ma poi anche tutto il resto. Anche i libri, la terra, le pistole ad acqua, le capanne, e le fumate in cui materializzavamo le lucide follie delle nostre incazzature.


venerdì 10 ottobre 2008

l'aspirante scrittore - cap X - parlare di sé


Lo sfigatissimo aspirante scrittore (sas) è un personaggio particolare. Può appartenere alla razza di quelli che scrivono per farsi belli e quindi si mettono in mostra a ogni piè sospinto, anche solo dopo aver pubblicato un rutto su carta velina. Può anche appartenera alla razza di quelli che vomitano parole in una spelonca nascosta nel deserto del gobi, per pura passione nell'esternare subdole trame, e si fa vedere solo nell'underground della rete con le sue opere migliori. O infine alla terza specie, quella delle persone a cui fa piacere scrivere e comunicare; e se possibile anche ricevere dei riconoscimenti e delle soddisfazioni.
Probabilmemte il nostro sas appartiene a quest'ultimo gruppo. Egli è una creatura sostanzialmente timida, desiderosa di far leggere le sue cose, ma spesso troppo preda della paura di risultare spiacevole nello sbandierare al vento dove finiscono i suoi scritti.
Ma oggi il sas si sente particolarmente coraggioso e vuole condividere con i suoi innumerevoli fans (...) alcuni risultati più o meno interessanti.
In ordine cronologico.

- È uscita la raccolta di racconti (genere fantastico ad ampio respiro) frutto del concorso organizzato da "il sentiero dei draghi"; si chiama "il ritorno", prodotto via lulu.com, disponibile sia come e-book gratuito che come libro cartaceo acquistabile. Come bonus ci sono anche i racconti vincitori del concorso del 2007. Io sono dentro col racconto "nel cielo" (di cui qualcuno conoscerà la bozza "il muro", apparsa in una macelleria di LaTelaNera).

- Hanno stampato anche l'antologia horror Vamp 2008, coi racconti selezionati dal concorso omonimo, in cui c'è il mio racconto sperimentale "gocce". Non ho ricevuto opinioni molto positive da chi l'ha acquistata, sembra non sia molto curata come edizione (editing e impaginatura), ma se in ogni caso la volete prendere è edita da Area 31 per conto di ferrara edizioni . In ogni caso i miei fans possono chiedermi il racconto via mail che glielo mando volentieri...

- È appena uscita anche una rivista che ho conosciuto solo ora, molto carina, curata dall'editore moby dick, dal nome "tratti". È una rivista formato libro che tratta di letteratura in generale, molto curata (dalle pagine spesse e piacevoli al tatto), a cadenza stagionale. Nel numero 79 - autunno 2008, è presente una raccolta di racconti brevi (31 racconti di 1 cartella ciascuno), frutto di una selezione dell'iniziativa "corto si può fare", organizzata sul blog di barbara garlaschelli, dalla stessa e da daniela losini. Io ci sono col racconto "pan per focaccia". Nel libro sono presenti anche altri racconti e storie.
Questo vi consiglio invece proprio di comprarlo, perché sa di vecchio giornale di letteratura per romantici (esce puntualmente dal 1985). I taccagni e gli squattrinati si possono leggere gratis il mio racconto qui.

Poi ci sarebbe un'altra notizia di grossa soddisfazione, ma non ve la dico ora perché mi butto sulla scaramanzia... Confesserò tutto, nel bene e nel male, a metà novembre.

Infine vi dico anche che ho steccato il "500 gocce d'inchiostro" (in cui la giuria di certo non ha capito l'immenso valore del mio capolavoro... [sono ironico eh!]) e quasi certamente anche il "tabula fati".

Bueno, in futuro altri aggiornamenti, se mai il sas dovesse sentirsi coraggioso (o pubblicare ancora qualcosa...)

martedì 7 ottobre 2008

l'altalena - aa vv


Ammetto che quando ho letto la prefazione del curatore dell'antologia, il boss del sito la tela nera, alessio valsecchi, ho tratto un sospiro compiaciuto. "Oh, finalmente!", ho pensato già solo leggendo la sua domanda iniziale: "che cos'è l'orrore?". Finalmente ho potuto leggere un'antologia di racconti definiti come horror e basta. Non storie gotico-thriller, o fantastiche a sfondo nero, o ancora noir fantapolitici con sfumature grottesche del terrore.
Horror, punto.
E difatti all'interno ho trovato storie dell'orrore. E devo dire che la lettura è stata davvero piacevole. Certo, fa un certo effetto vedere all'interno di questa antologia, una serie di racconti di gente che si frequenta (virtualmente) quasi tutti i giorni; anche considerando che una buona fetta di questi l'ho incontrata già in qualche macelleria, però io cerchero di essere il più obiettivo possibile nel giudizio.
Diciamo che in generale di racconti brutti non ce n'è, di mediocri qualcuno, di discreti tanti e di ottimo uno solo. Quindi una raccolta che in generale è sopra la media delle antologie che ho letto di recente. Se da un lato il racconto "una notte al ghibli" di samuel marolla spicca il volo, sia per uno stile molto buono che per la trama articolata e interessante, dall'altra abbiamo alcuni racconti che onestamente risultano un po' scialbi, mi riferico in particolare a "nella mente di chi scrive" di dario maria gulli e "il capolavoro" di giuseppe agnoletti. Agnoletti che è presente con ben tre racconti e offre un esempio tipico dell' eterogeneità che si può ritrovare in raccolte come questa: una prova così così (quella appena citata) una sufficiente "l'ultima indagine del commissario serra", e una molto buona "permafrost".
Gli altri racconti sono godibili, qualcuno permane nella memoria, qualcun altro scorre via senza grossi sussulti, in generale si fanno leggere.
La pecca che salta agli occhi è forse una eccessiva eterogeneità di lunghezza, con un'alternanza racconto lungo - racconto corto, che un po' disturba il lettore. Ma c'è da dire che l'opera è nata come "recupero" di materiale (selezionato) derivato da due diversi concorsi, quindi forse più che una critica è bene fare un plauso a quelli della XII che dimostrano di avere voglia di fare qualcosa di diverso nel panorama editoriale italiano sempre più in via di fossilizzazione.
Vi lascio con l'elenco degli autori presenti.

Giuseppe Pastore, Raffaele Serafini, Giuseppe Agnoletti, Alberto Priora, Marica Petrolati, Fabrizio Vercelli, Andrea Franco, Luca Di Gialleonardo, Simone Corà, Chiara Fazzi, Samuel Marolla.
Guest stars: Daniele Bonfanti, Dario Maria Gulli, Alessio Valsecchi.

sabato 4 ottobre 2008

Il senso innato della paura

Ieri ho rivisto il film di silent hill. Ho ripensato al videogioco, a quando passavo il tempo incollato allo schermo, giocando a quello che è il titolo che forse mi ha provocato più brividi di tutti. Ero solo un adolescente, lo so, e oggi è un po' più difficile farmi venire qualche brivido (purtroppo...), però c'era qualcosa nella dinamica e nell'ambientazione che a ripensarci oggi mi crea ancora qualche imbarazzo.
Credo che esistano cose che fanno paura di per sé, fatti o ambienti che stimolano il meccanismo endogeno della paura, e non mi riferisco alla sola chimica acquisita per evoluzione. Più che altro mi chiedo come mai alcuni ambienti moderni, concepiti per scopi molto lontani od opposti a quello di incutere timore, siano invece una fonte innata di paura.
Ripenso a silent hill. Qual era il livello che più di tutti faceva venire i brividi?
Credo che molti concordino: era l'ospedale.
La struttura ospedaliera è un luogo realizzato per curare le persone, eppure, se ci si trova da soli in un corridoio vuoto (di giorno, ma ancora peggio di notte) è impossibile non avvertire una sorta di più o meno lieve imbarazzo interno.
Lasciamo perdere il fatto che l'ospedale sia in ogni caso un polo catalizzatore di sofferenza, io mi riferisco all'ambiente fisico.
Una sera ho finito tardi di lavorare e mi sono fermato a fare questa foto. Be', non so voi che ne pensate ma a pare inquietante...
È vero che chi ci lavora dentro a lungo andare ci si abitua e non ci pensa più. Ma i primi tempi? E i "clienti" occasionali?
In ogni caso, il corridoio di un ospedale ha caratteristiche che coinvolgono tutti i sensi e li dirigono verso la paura: la vista di quelle pareti bianche e lisce, l'odore sterile e un po' "sudato", il silenzio con quel leggero rumore di fondo di spia elettrica, l'aria pesante e secca sulla pelle...
Insomma, un ambiente perfetto per avere paura...





lunedì 29 settembre 2008

edoardo montolli - il boia

Ecco un altro romanzo (ri)messo in circolazione dalla mondadori, questa volta per la serie "nera", e che ho recuperato dagli scaffali di un'edicola. Si tratta dell'esordio (in narrativa) di edoardo montolli, un tipo che si potrebbe definire "vintage", per non dire retrò, e che appartiene alla vecchia scuola dei cronisti d'assalto. Quelli che scrivono articoli di cronaca nera, scomodi, frutto di interviste e infiltrazioni in "brutti ambienti" (è anche selezionatore per la rivista pulp "cronaca vera").
Dopo varie pubblicazioni di stampo giornalistico, tra cui il saggio sulle perversioni sessuali "tribù di notte", montolli mette giù il boia, che come lui stesso confida durante un incontro notturno su la tela nera, è stato scritto in una settimana o poco più, di getto, e non ha avuto bisogno di un grosso lavoro di editing.
Ammetto che per essere stato elaborato in così poco tempo il romanzo è scritto piuttosto bene, forse anche perché essendo così coinvolto in vicende scabrose, l'autore non ha avuto bisogno di molto tempo per documentarsi o trovare credibilità di trama. Infatti la storia riguarda un trio di investigatori che sembra messo su per caso (ispettore + profiler + alter ego di montolli, il cronista d'assalto manuel montero), che si trova a indagare su una serie di omicidi commessi da un tipo che la stampa ribattezza il boia, per i metodi "sottili" con cui uccide le vittime e che lascio all'immaginazione.
C'è da dire però che se il tutto poggia su uno stile solido e coinvolgente, la trama non è il massimo dell'originalità, così come i personaggi, che camminano in equilibrio sulla corda dello stereotipo. Ci sarebbe voluta una maggiore caratterizzazione, e qualche colpo fuori dagli schemi, nonostante l'evolversi delle vicende risulti alla fine fine anche interessante e ben architettata.
Ho apprezzato invece la narrazione, un mix di prima (quando agisce montero) e terza persona, che se all'inizio può lasciare un po' interdetti, alla fine risulta piacevole e ben costruita.
Insomma un libro medio, con pregi e difetti, da leggere senza grosse aspettative ma per passare qualche ora di intrattenimento.

mercoledì 24 settembre 2008

musica e video: evocatività

Ci sono canzoni che riescono a richiamare alla mente particolari emozioni e suggestioni sensoriali. Alcune magari sono solo legate a periodi della propria vita e l'ascolto successivo semplicemente attiva il meccanismo del ricordo. Altre fanno venire i brividi di per sé o spingono la mente a forzare sul cervello sensazioni fisiche.
La commistione musica-video facilita quello che è il meccanismo di associazione visiva, sostanzialmente si assorde e si rielabora. Molti gruppi musicali creano dei video in cui si vedono loro che suonano e basta. È un qualcosa di molto limitato e, secondo me, inutile. Ci può stare anche la curiosità dei fans di vedere le facce e le movenze dei proprio beniamini, ma io credo che da quel punto di vista sia meglio un bel concerto live.
Io preferisco i video in cui si costruisce qualcosa e si dà un senso anche estetico alla performance musicale. Ci sono varie band che spesso elaborano dei veri e propri gioellini, piccole opere assimilabili a dei corti. Di certo conoscerete i radiohead o i tool, che in questo senso hanno offerto delle piccole perle, ma anche altri artisti più o meno bravi o famosi.
Qualche tempo fa avevo parlato dei yourcodenameis:milo, gruppo (pare) ormai finito nell'abisso delle band sciolte, e che io apprezzo sia per la buona e spesso originale esecuzione dei brani che per il tentativo di offrire anche video che trasmettano qualcosa a chi ascolta.
Sono andato alla ricerca di un paio di video che mi avevano impressionato, da un lato per la particolarità delle melodie, dall'altro per l'interessante commistione con le immagini proposte. Ve li linko qua sotto. Secondo me sono un ottimo esempio di evocatività video-musicale.


rapt. dept.




wait a minute

lunedì 22 settembre 2008

anime nere - antologia

Da quando l'altieri è diventato un pezzo grosso della mondadori in edicola si vede qualcosa di interessante in mezzo a un mare di ristampe di vecchie glorie e i soliti tre nomi. E così, tra l'ennesima edizione "riveduta e corretta" della agatha christie o del vecchio westlake, ho trovato questa antologia di racconti dei "cattivi" di casa nostra.
I nomi che si leggono sono interessanti e rispecchiano effettivamente parte di una buona corrente di noiristi e horroristi italici. Vi copincollo l'elenco degli autori per farvi un'idea immediata di chi c'è dentro e decidere o meno di stare a leggere qualche altra mia st... studiata analisi dell'opera:

Valerio Evangelisti, Claudia Salvatori, Roberto Barbolini, Carmen Iarrera, Lidia Parazzoli, Loriano Macchiavelli, Nicoletta Vallorani, Gianfranco Nerozzi, Barbara Garlaschelli, Giulio Leoni, Ben Pastor, Sandrone Dazieri, Stefano Di Marino, Luca Crovi, Edoardo Rosati, Danilo Arona, Giovanni Zucca, Raul Montanari, DJ;

Cosa dire, come ogni buona antologia che si rispetti la qualità e la piacevolezza dei racconti sono molto oscillatorie. Naturalmente il gusto personale influisce molto, però devo dire che ci troviamo davanti a un'opera i cui estremi, il migliore e il peggiore, si trovano piuttosto distanziati, con al centro una serie di racconti tra il mediocre e il sufficiente.
Descriverli uno a uno è fuori discussione, vi posso solo dire che se da un lato ci sono i racconti della garlaschelli, di arona e della salvatori, che offrono uno stile davvero molto buono, in cui si cerca di offrire al lettore una storia intensa e il più possibile diversa dal solito (sopratutto le due donne, una intrisa di orrore moderno e l'altra di follie primitive); dall'altro lato abbiamo un paio di scritti piuttosto bruttini: barbolini, vallorani e di marino, con storie senza nerbo e uno stile proprio scialbo.
In mezzo ci sono racconti che si fanno leggere ma lasciano poco, di certo nessuno lesina cattiveria e sangue, orrori e ironia dei giorni nostri, ma da alcuni nomi (nerozzi, evangelisti, dazieri) di cui ho letto roba buona, mi aspettavo davvero tanto di più. Poi c'è anche il montanari che prova a regalare un pezzo di allegorie post-moderne, ma che riesce a metà.
Di positivo c'è l'idea di mettere dentro alla raccolta anche un racconto di un'esordiente, la parazzoli, che forse non ha scritto il colpo di genio come profetizza altieri, ma almeno lascia sperare a spiragli di luce per i più giovani.
Insomma, si fa leggere, e a volte tocca un buon livello qualitativo, ma in media mi aspettavo di più.


martedì 16 settembre 2008

maremma maiala



M'è venuta in mente stasera, pensando ai cazzi e mazzi con cui bisogna fare i conti ogni giorno. E questo è un periodo di mazzi intensi. Nel senso che bisogna proprio farselo il mazzo per tirare avanti in questo marasma.
Però non è niente male la maremma maiala, e il ricordo di quella vacanza dell'estate scorsa è ancora piacevole. Ti fa tornare in mente un sacco di perché ne vale la pena.
E allora via.
In culo tutto e via.

giovedì 11 settembre 2008

alessandro girola - twentyfour 2 six

Ho sempre ammirato chi decide di creare un e-book. Mettere i propri scritti in un formato digitale accessibile (e quindi curare l'impaginazione e tutto il resto), renderlo disponibile a chiunque voglia leggerlo, con l'handicap di doverlo leggere sullo schermo o stamparselo, è una grande prova del desiderio di voler comunicare ad altre persone le proprie idee. E ciò prima ancora che pubblicare con il famigerato editore. Una cosa che io non ho ancora voglia (e soprattutto "forza") di fare.
Dopo aver letto due raccolte di racconti ("usciti dalla fossa" di raffaele serafini e "cacciatori notturni" di fabrizio vercelli) ho scaricato un romanzo. Un thriller "apocalittico", usando un termine che ho spesso sentito dire al suo autore, alessandro girola (quello del blog sull'orlo del mondo). Avendo la fortuna di lavorare in un laboratorio in cui la carta si spreca di brutto (gli errori nei grafici e nelle tabelle sono all'ordine del giorno), ne ho potuto riciclare un bel po' per stamparmi il tutto e leggermerlo con calma.
Devo dire che la lettura è stata piacevole. Questo grazie al fatto che la trama è costruita bene e riesce a incuriosire il lettore fino alla fine, secondo uno schema ben collaudato di aggiunta di indizi in corso di lettura. Inoltre c'è una buona alternanza di momenti di azione pura, con sparatorie e tutto il resto (più descrizioni ricche di particolari tecnologici per i fan di armi e mezzi), e momenti di riflessione sulle tracce e gli avvenimenti.
Altra cosa positiva è l'ambientazione, tutta italiana e devo dire che fa effetto, vedere un ex agente del NOCS, un avvocato, un ragazzo informatico, un egiziano e una tipa con passioni metafisiche e cabalistiche alle prese con un attentato terroristico in Italia. Di cui si troveranno costretti a sbrogliare la matassa rivelandone gli intrecci.
Naturalmente ci sono anche delle pecche. A volte si avverte un eccesso di intrusione del narratore che disturba un po' la lettura, oltre che a qualche passaggio macchinoso in fase di costruzione dell'azione, a livello di ritmo del periodo. Ma credo che un lavoro di editing nemmeno troppo marcato basterebbe a livellare le schegge e rendere efficace la narrazione. Ne potrebbe venire fuori una buona spy-story del belpaese.
Il romanzo è scarcabile gratuitamente al sito di alessandro girola, assieme ad altri racconti più o meno brevi.

lunedì 8 settembre 2008

Quaquaraqua (parrucche e papere)


-I giovani sono il futuro.
-Aiutiamo i giovani a crescere.
-Puntiamo sui giovani.
-Pensiamo ai nostri figli.

-Le assicurazioni aumentano sempre più.
-E mo'?
-Non dovremmo vigilare?
-I giovani sono forti possono usare il treno.
-Gli abbonamenti crescono ogni mese.

-E se avessero dei figli?
-Bicicletta e seggiolino, no?

-E i laureati?
-I nostri cervelli.
-Non bisognerebbe pagarli un po' di più?
-La gavetta è necessaria.
-Ma se non arrivano a fine mese?
-Potevano pensarci prima a metter su famiglia. Tanto la vita s'allunga.

-E l'affitto, le tasse, la spesa, e...
-Senti: vuoi rinunciare alle tue ville?
-...
-Alle tue auto?
-...
-Alle tue vacanze di lusso?
-...
-Vuoi rompere i coglioni ai tuoi sostenitori industriali?
-...
-Allora pensa ai tuoi, di figli.


domenica 31 agosto 2008

protest the hero - fortress

Di questo (giovane) gruppo avevo sentito parlare un paio d'anni fa, all'uscita del loro primo album ufficiale "post-svolta". Kezia mi parve un CD piuttosto confuso, in cui le parti progressive e più in generale "heavy" mal si amalgamavano con i passaggi melodici e soft (quasi-pop). Lo ascoltai di sfuggita nel web e poi basta. Pensai che avevano cercato una strada non loro, dopo che i primissimi album erano stati di impronta spiccatamente punkettara (nella definizione "saccente": punk/emo rock-metal...).
Poco tempo fa scopro che nel 2007 hanno pubblicato un nuovo album "fortress" e allora mi metto all'ascolto. Be', gran salto di qualità.
La tecnica d'esecuzione rimane sempre buona, come nel precedente CD, ma stavolta i suoni si legano davvero molto bene e i salti tra le parti più aggressive e quelle melodiche si fondono in maniera dinamica, talvota con dovuti stacchi secchi, in altri casi con sovrapposizioni azzecate.
I cambi di tempo continui poi ne fanno una specie di marchio di fabbrica, che dona quel po' di originalità necessaria in un genere che inizia a entrare nel picco di espressione e che rischia di saturarsi.
Le chitarre (Tim Millar e Luke Hoskin) e il basso (Arif Mirabdolbaghi) svolgono un compito normale, niente acuti particolari o armonie di chissà che innovazione, ma molti punti a favore grazie all'amalgama, appunto, e a variazioni costanti che si intrecciano costantemente.
La batteria (Morgan "Moe" Carlson ) è quella un po' più statica, segue il ritmo e i (buoni) stacchi, ma non fa vedere nulla di esaltante per un gruppo che comunque si fa avanti in questo genere.
La voce (Rody Walker) è quella che più di tutti sembra offrire un potenziale notevole. Si va dagli acuti tipicamente prog, alle "gridate" trash, fino al caro vecchio death growling. Un valore aggiunto di grande impatto.
Le canzoni e le melodie in generale non offrono grandi spunti, non c'è innovazione, i giri sono quelli, un po' power, un po' trash, e in realtà un po' di tutto. Però forse è proprio questa commistione che colpisce e soprattutto il modo in cui viene dosata. Tracce godibili insomma, ricche di dettagli che si colgono solo dopo qualche ascolto. E in effetti la voglia di riascoltarlo c'è e questo alla fine è quello che conta.
Ora, per il mio puro gusto, basta solo che eliminino quei "rumori di fondo" stile pop/punk che ancora permangono, e a quel punto questo potrebbe davvero essere un gruppo degno di entrare a gomiti alti nella scena.
questo è un assaggio esemplificativo di tutto. sequoia throne


Per ascoltare altra roba c'è il loro myspaces.

giovedì 28 agosto 2008

elena vesnaver - sixta pixta rixa xista

Ho letto questo libretto un paio di mesi fa, stava ancora sullo scaffale sopra la televisione, aspettava il suo turno per ricevere le mie impressioni (potrà sembrare strano ma io ho in testa la cronologia dei libri che ho letto negli ultimi tempi, compresi quelli che ho restituito in biblioteca...). Ho deciso di tirarlo fuori un po' prima del previsto in relazione a una notizia che ho appreso da poco, ma che in realtà è storia di giugno, e cioè che la magnetica edizioni (la casa editrice che lo ha pubblicato) pare aver dato forfait. E quando chiude un editore (piccolo) che pubblicava qualcosa che non sono i soliti quattro nomi dei soliti quattro generi è male, perché vuol dire che la situazione è e rimane sempre difficile per chi cerca di scrivere qualcosa di diverso (o più in generale per chi cerca di scrivere ed emergere).
Ma non posto per fare piagnistei. Il fatto è che questo è un bel romanzo, che merita di essere pubblicato e di stare sugli scaffali. Quindi il minimo che posso fare è offrirgli una paginetta web in cui rimanere impresso.
Io l'ho letto con vero piacere, nel classico tutto d'un fiato (sono circa 70 pagine, che volano con leggerezza per due-tre ore di lettura), e sono rimasto molto colpito dalla delicatezza con cui sono narrate le vicende. Sì, perché la storia parla di streghe, ma non di quelle bieche e potenti o quelle sfrontatamente vittime di inimmaginabili torture tipiche dell'immaginario collettivo. Qui ci si trova davanti a una strega più di "provincia", di quelle che abitano le campagne profumate (in questo caso le campagne friulane di Cormons) e si dedicano alle pozioni curative e ai filtri d'amore. Quelle un po' naif, tenere e selvagge, che credono ancora nel dolore e nell'amore e che sono disposte ad affrontare il male per quello che è, parte della natura umana, come tutto il resto, accettando il proprio destino proprio perché insito nella propria essenza.
Lo stile dell'autrice poi è molto buono, curato e funzionale alla storia, che ha luogo nella provincia di gorizia del xvii secolo. Poche descrizioni, l'azione che sorge da sola dai lenti spostamenti della protagonista e "quadretti" misurati degli episodi sono le chiavi dell'opera, che secondo me si chiude benissimo nelle 70 pagine dedicate.
Qualche pecca la si può trovare in alcuni salti troppo repentini tra le vicende e in alcuni dialoghi forse un po' confusi, in cui si fatica a seguire il botta e risposta. Ma in effetti sono poca cosa, io me lo sono davvero gustato.
Certo, chi ama lo splatter e gli incantesimi distruttivi stile "kamehameha", o streghe "hard boiled" farà bene a stare alla larga da questo romanzo. Ma io lo consiglio a tutti, anche ai lansdeliani convinti e più legati al nero-duro. Un po' di delicatezza nella vita ci vuole, altroché.

martedì 26 agosto 2008

Sono tornato.

'sti cazzi, direte voi... Eppure eccomi di nuovo davanti al pc. Le dita hanno la consistenza di rametti di legno secco, quasi hanno dimenticato come si batte sulla tastiera e dove sono i caratteri giusti. Era necessario sconnettersi, allontanarsi da solito covo, uscire dalla caverna, per cercare di alleggerirsi e salire un po' più in alto.

C'ho provato, sono arrivato a quota 3000 metri, lì dove l'aria è un po' più leggera, dove il cielo sembra più pieno, dove le nuvole ti si inchinano ai piedi. Ci sono arrivato con una moglie, una figlia e un cane. Siamo stati bene.

Vi metto una foto per coinvolgervi un po', ci sono solo io, gli altri membri della famiglia sono timidi, soprattutto la cagnetta, quindi...
purtroppo non sono riuscito a nascondere la panza, è che in alto adige si mangia, bene (e tanto...)

sabato 26 luglio 2008

Chiusura estiva

Me ne vado in vacanza. Prima in montagna, poi al mare. Lontano dai chiacchiericci cittadini e dal ronzio del web. Lascio aperte le porte del blog. Non fate danni in mia assenza.
Anzi vi lascio con la mia immagine manga a farvi compagnia (potete elaborarvene una qui), così potrete avere la mia bella faccia sempre con voi.
Ciao gente ci si vede verso il 20 di agosto.

venerdì 25 luglio 2008

noir, quindici passi nel buio - aa.vv.


Quando vinci un libro te lo leggi con sommo piacere. L'antologia è il premio per essere arrivato finalista al concorso di opera narrativa, organizzato dal duo franco/digialleonardo, gestori dell'omonimo sito opera narrativa. Proprio andrea franco (che ha appena pubblicato il romanzo "nella bolla") è il curatore di questa antologia, edita per tracce diverse.
L'ho letto con piacere, dicevo, perché i racconti sono in effetti tutti godibili, organizzati in quattro "sezioni", prese da un acronimo n.o.i.r., che sta per noir, orgasmo, incubo e rimembranza. Naturalmenti ci sono gli alti e bassi, come in qualsiasi raccolta di racconti; vuoi per una effettiva "gerarchia" di classifica, o semplicemente per un puro gusto soggettivo. Sta di fatto che ho apprezzato di più le storie più prettamente noir della zona "incubo", del gruppo valsecchi - agnoletti - valbonesi - pastore - massaro, davvero molto buoni, che quelle di impronta giallistica/evocativa. In effetti mi aspettavo un po' di più dai nomi di un certo rilievo, quelli di cui ho letto alcuni racconti gialli da mozzare il fiato (tipo l'enrico elle, alias enrico luceri) o quelli che sanno ricreare un'ambientazione surreale come pochi (giovanni buzi), soprattutto dal punto di vista della trama, visto che lo stile è sempre decisamente sopra la media.
Gli altri sono dei buoni racconti, con un picco negativo in "sub rosis", che non ho proprio digerito causa eccessiva noia.
In generale è un buon libro, vale la pena di leggerlo, anche perché può essere uno strumento utile per chi cerca di imparare a scrivere, offrendo una eterogeneità di stili ed esperienze che risulta di facile studio. Inoltre è una edizione davvero ben curata, con rarissimi errori e una impaginazione e rilegatura impeccabili. Eppoi una preferenza agli autori nostrani (molti dei quali in erba) andrebbe sempre accordata.


mercoledì 23 luglio 2008

Sredni Vashtar

Un paio di settimane fa mio suocero ha deciso di disfarsi del decoder del digitale terrestre. Possedendo sky, il d.t gli è sembrato una scatola di cartone con dentro due transistor a molla, spinti da un topolino sulla ruota, che recuperano quattro canali stanchi. Oltretutto non aveva voglia di prendersi le varie carte ricaricabili per beccare i canali criptati su cui fanno qualche film. Su sky ne ha già sette-otto solo di film e insomma...
Io e mia moglie lo abbiamo recuperato e installato in casa. 88 canali di cui almeno l'80% criptati. Si salvano giusto raigulp, che fa qualche cartone per la bambina e sportitalia, dove almeno posso vedere qualche partita.

Poi però scopro un canale stupendo: QOOB. Rimango folgorato. Trasmette solo cortometraggi, musica e astratti documentari audio-visivi. Amore a prima vista.
L'altra sera poi, becco giusto la serata pulp. Corti horror e noir a manetta! Ne vedo un bel po', tanti carini, un paio inutili (comunque tutti ben girati) e poi vedo "sredni vasthar", diretto da angela m. murray. Fantastico, una regia e una fotografia davvero notevoli. È la storia di un ragazzino rimasto orfano e ammalato gravamente. Vive con la zia in un ambiente stile tetro-bigotto, e venera un furetto sotto il nome di sredni vashtar.
Scopro allora che la storia è tratta da una delle novelle corte di "saki", alias hector hugh munro, controverso scrittore inglese di fine ottocento dal gusto particolarmente macabro. Una sorta di oscar wild del terrore, che ha conosciuto la stessa parabola discendente del più famoso connazionale, causa accuse di rapporti intimi con persone dello stesso sesso. E visto che in inghilterra, a quei tempi, giacere con un altro uomo era reato, saki ha passato un bel po' di grane. Come se non bastasse, il tema forte di alcuni suoi scritti gli è valsa la nomea di anti-semita e altre accuse su cui ancora è acceso il dibattito. Io non lo conosco ancora così bene da dare un giudizio, in futuro leggerò altre sue cose.
Intanto vi lascio alla visione del corto, reperibile sul sito di QOOB, assolutamente da vedere:

lunedì 21 luglio 2008

Getti d'inchiostro IV

Cerco di aumentare il numero di racconti di una rubrica che langue sfruttando il concorso fun cool, organizzato dall'instancabile e indomabile gelostellato, a cui ho partecipato con un microracconto. Ecco a voi il vincitore del premio sfiga, ossia il quarto posto che vale la famigerata medaglia di legno.

***

Chi vuole vendicarsi non dovrebbe mai fare il figo con le ragazze.

Sulla sua Harley, con la cicca in bocca, si tastò le tasche dei pantaloni ed ebbe un sussulto sottoforma di ricordo: "tienilo pure, bella"; spostò lo sguardo lungo la scia di benzina che partiva dai suoi piedi fino alla pompa della shell, dove il tipo legato al distributore se la rideva mordendo tra i denti la benda bagnata.

venerdì 18 luglio 2008

la mia parete




Guardo spesso la parete del soggiorno. Quella su cui la luce artificiale al neon fa risplendere i virgulti argentati che si intrecciano assieme a profondi rami neri e a gemme di petali rosa.

È una famiglia.

È stato il mio regalo di compleanno, dipinto sulla parete da una mano aggraziata. Mano di donna. Mano della Donna.

Sono passati quasi due mesi da quel giorno e io lo guardo ancora.

E penso alla mia parete. Che butterò giù e porterò con me il giorno in cui dovremo andare via.

Perché è quasi certo che accada.

Ma lei verrà con me.

Perché è un qualcosa di unico che solo le persone speciali sono in grado di concepire e donare.

Verrà con me, la mia parete.

mercoledì 16 luglio 2008

kurt vonnegut - mattatoio n° 5

Alla fine l'ho letto. Uno di quei libri etichettati con le frasi "lo devi assolutamente leggere" o "da non perdere", quelli che diventano le cosiddette pietre miliari. Allora l'ho preso dalla libreria del suocero (che è quasi come una biblioteca ) e ho deciso di verificare di persona.
La storia ruota attorno all'idea di un protagonista che viaggia nel tempo, un certo billy pilgrim, e rivive a spezzoni parti della sua vita. Quindi diciamo che può essere di genere fantastico. Il fatto è che l'autore voleva scrivere un libro contro la guerra, avendo assistito a uno dei bombardamenti più terrificanti della storia, cioè quello di dresda, ma non sapeva come cavarselo fuori. Quindi ha pensato di mettere insieme un po' di fantastico, un po' di grottesco, di surreale, di fantascientifico (ci sono anche gli alieni!) solo per poter narrare un pezzo di grande guerra.
Alla fine il risultato è notevole e anche molto particolare. Sì, perché non è solo la commistione a essere affascinante, ci sono anche le idee (come quelle legata alla visione del tempo, geniale), i concetti, le critiche, espressi con una delicatezza (lontana anni luce dall'ostentazione di molti altri scrittori) che lascia stupiti, anche pensando che il romanzo ha visto la luce nel 1969.
Capitolo scrittura. Appena ho iniziato a leggere ho storto la bocca. Quello che scrive cose come "ascoltate" o "ora vi dico", e altre cose che danno l'impressione di essere davanti al vecchietto un po' rompipalle che becchi sull'autobus alle otto del mattino, non l'ho mai sopportato tanto. Nel senso che intrusioni di questo tipo vanno giostrate molto bene per non risultare fastidiose. Per fortuna a lungo andare vonnegut non diventa mai rompiballe, sembra più il vecchio che ti intrattiene dopo che hai mangiato, davanti a un bicchiere d'amaro, quello che sa quante parentesi mettere in una frase.
E così riesce a farti diventare simpatico il protagonista e piacevole la storia.
Ecco, questo è quello che ho pensato io, con la mia testolina, senza leggere altre recensioni prima (o forse una sul blog gelato ma che non ricordo...).
Un bel romanzo, se la merita la palma di pietra miliare.


lunedì 14 luglio 2008

Un po' di buoni ricordi.

Non ho manco una foto da mettere sul blog e raccontare l'esperienza di questo finesettimana senza immagini potrebbe risultare fatale. Nel senso che ci si potrebbe spaventare davanti alla mole di parole necessarie a descrivere tutti gli eventi. Quindi niente, mi immergo nella mia carrettata di buoni ricordi e ringrazio tutti quelli che ho visto. Gli amici storici che cerco sempre di rivedere il più possibile, che riempiono lo spirito con piacere e nostalgia. I nuovi compagni d'avventura, con cui ho questa insana passione per la scrittura da condividere.
Non ho foto io, ma di certo chi passa per di qua le potrà facilmente recuperare dai loschi figuri che gravitano attorno (o forse ne sono inglobati) ai forum di XII e LaTelaNera.
Infine uno special grazie a gelo e silente per avermi portato via da milano sano e salvo.
Alla prossima!

mercoledì 9 luglio 2008

carabinieri in giallo


Succede che gli aspiranti scrittori provino un senso di soddisfazione inusuale, che deriva dalla realizzazione di essere riusciti a combinare qualcosa di buono. Quando vedi un tuo racconto inserito in una antologia edita da giallo mondadori, frutto della selezione di un concorso cui partecipavano 400 autori, effettivamente ti viene da pensare: "Be', insomma, porca vacca, stavolta sono stato proprio bravo!"
Eh sì dai, si passa tanto di quel tempo libero a sudare sulla tastiera, passando per delusioni e incazzature per storie malriuscite, per altre così così, alcune migliorabili, altre vicine al traguardo del "non c'è male", che ci si può concedere il lusso di farsi un complimento.
Ed ecco che oggi in edicola metto le mani su questa bella antologia. Alcuni dei racconti li ho già letti (appaiono mensilmente sulla rivista il carabiniere, e credo che a luglio uscirà proprio il mio, intitolato "cavallo e bicicletta") e devo dire che non c'è male per una raccolta di autori esordienti, emergenti o aspiranti tali. Il taglio è in generale quello del giallo classico, con venature nere in alcuni tratti; i protagonisti sono sempre i carabinieri (come era richiesto nel bando del concorso). L'edizione sembra ben curata e devo dire che il prezzo pare onesto: 4,50 euro per 240 pagg mi pare sia la strada giusta per lanciare una raccolta di autori sconsciuti ai più...
Non darò nessun giudizio sulla qualità, perché sono di parte, segnalo solo la cosa per chi vorrà procurarselo (in edicola per due mesi, poi passa in libreria). Per farsi un'idea dei generi presenti (i racconti sono piuttosto eterogenei in realtà) riporto la giuria che ha selezionato i vincitori:
Giancarlo de cataldo (l'autore di "romanzo criminale"), laura toscano (scrittrice che ha creato il maresciallo rocca), federica sciarelli (scrittrice e conduttrice di "chi l'ha visto?"), giovanni bianconi (inviato del "corriere"), massimo lugli (inviato di "repubblica"), carlo degli esposti (produttore delle serie montalbano), silvia leonzi (docente di comunicazione alla sapienza di roma), claudia colombera (caporedattore de "il carabiniere"), roberto riccardi (direttore responsabile de "il carabiniere").
Vi lascio con la quarta di copertina:
Tredici noir all'italiana, di varia ambientazione, ciascuno nato da una sensibilità differente, visto con occhi diversi. Un solo comune denominatore: al centro di ogni storia un investigatore in uniforme nera, bande rosse sui pantaloni, fiamma sul berretto... Sono i racconti premiati dalla prima edizione di "Carabinieri in Giallo", concorso letterario bandito dalla rivista "Il Carabiniere"."Istantanee", come le definisce nelle conclusioni a questo volume il presidente della giuria Giancarlo De Cataldo, che mandano all'Arma un "messaggio complesso": una richiesta di ordine e legalità senza eccessi, la rassicurazione alla comunità per il rispetto delle "regole di convivenza civile".Autori nuovi, che in futuro faranno parlare di sé e che - come osserva nella sua prefazione un'altra autorevole componente della giuria, l'autrice del Maresciallo Rocca Laura Toscano - ci hanno raccontato un'Italia "a volte invisibile a chi non sappia guardare con la dovuta attenzione la realtà nella quale è immerso".


giovedì 3 luglio 2008

I'm so happy...

Questo è un post di allenamento alla fantascienza stile thriller fantapolitico.
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C'è una canzone dei nirvana che dice: I'm so happy because today I've found my friends, they're in my head. È "lithium" dal celeberrimo "nevermind". Oggi sono così, come descriveva il vecchio kurt nella canzone; grazie a una botta di litio sono felice.
Sono felice perché la vita è bella. Perché in alto qualcuno ha deciso di rendere migliori i nostri giorni. I nostri dèi grecofoni hanno deciso di rimettere in libertà un sacco di amici, nostri amici, we've found our friends!
Stupratori, criminali fraudolenti, ladri di ogni sorta ma anche truffatori e datori di lavoro che hanno buttato in strada migliaia di poveracci. I'm so happy!
Troppa gente in carcere, troppi amici da rimettere in giro. D'altro canto prevenire è meglio che curare. Dopo l'indulto ora tocca ai reati meno gravi prima del 2002, cioè stupro, omicidio colposo e tutte quelle altre cose da poco, reati sotto i dieci anni di pena prevista. La prossima mossa sarà abolire i reati di tutte le persone il cui cognome inizia per "A" e "B", le prime due lettere dell'alfabeto.
Ma sono felice anche per altre cose. Per esempio, i nostri dèi hanno pensato bene di difenderci anche dai nostri nemici giurati. Prima di tutto i clandestini, i naufraghi, quei morti di fame là insomma. Arresto preventivo per tutti, anche per i bambini! Era ora!
Ma si sta già studiando la prossima mossa. I public relations dell'olimpo parlamentare stanno preparando lo slogan per la nuova legge anti-intrusione. Dovrebbe recitare così:
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Nella spiaggia dorata, sulla torretta,
al posto dell'inutile e palestrato bagnino
guarda chi metto mia Italia diletta
un forte e simpatico patriota cecchino.
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Ma forse l'olimpico governo sta pensando di inserire una manovra di risparmio finaziario nel prossimo DPE, cioè dotare direttamente i bagnini di fucili di precisione, due piccioni con una fava. E sai che spinta all'industria d'armi nostrana.
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Da grande ogni bambino
vorrà diventare cecchino.
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E finalmente verrano schedati quei cazzo di rom. A napoli hanno già iniziato. Tutti quelli che hanno più di 14 anni ieri hanno avuto il piacere di ricevere un tatuaggio gratuito sulla mano. Disegni tribali indiani (come quelli della tribù dei piedi neri, ma sulle mani) senza risparmi di inchiostro. Un tizio ha chiesto se una volta schedato gli davano un lavoro. I poliziotti gli hanno detto che sicuramente sì. Anzi se si dipinge anche la faccia e si trasferisce a charleroi trova posto sicuro come minatore.
Un ragazzino ha detto se poteva tenere l'inchiostro sulla mano e farsi il figo il giorno dopo in classe. Uno da un ponte gli ha risposto "ma che ci vai a fare a scuola tu, che tanto quando finisci non ti prende nessuno..."
La lunga e lenta manovra verso la libertà dell'Italia sta dando i suoi frutti. Il dio della riforma sta per varare leggi ad hoc per liberare l'italiano vero dal resto; quindi leggi contro: terroni, negri, zingari, slavi, immigrati in genere, figli di terroni e di tutto l'elenco proposto, tutte le persone che non abbiano discendenza nordica accertata dall'alba dei tempi, sardi, il popolo umbro, chi non conosce l'etimologia e il significato della parola "ca(d)rega", chi non riesce a pronunciare "sabato" con "b" labiale dolce e non sabbato o similia, tutti quelli che non ce l'hanno duro, etc...
Ma non solo. Gli dèi italici stanno cercando la via dell'immortalità. Alcuni di essi infatti, sono a rischio di estinzione; purtroppo le divinità di casa nostra non sono dotate di vita eterna come lo erano i sempiterni inquilini dell'olimpo greco. Gli scienziati si sono messi subito al lavoro e per fortuna hanno scoperto un vaccino formidabile, costituito da una sostanza che però, ahinoi, ha effetto solo su una fetta selezionata di popolazione italica. Questo vaccino conferisce una immunità all'organismo dei pochi pseudo-dèi nostrani, definità scientificamente "immunità delle alte cariche". Grazie a questa fenomenale scoperta le divinità hanno aperto la strada dell'immortalità, che tutti speriamo alla fine venga definitivamente asfaltata.
I'm so happy because today I've found my friends
...
vi lascio col video di lithium, chissà che non ci si tiri il morale a vicenda noialtri poveri mortali
I'm so ugly, but that's okay, cause so are you...
Yeah yeah yeah yeah!



mercoledì 25 giugno 2008

giardini di mirò - dividing opinions

I giardini di mirò sono uno di quei gruppi che dal vivo "è ancora meglio". Io li ho ascoltati live un paio di volte a distanza ravvicinata, 5 anni fa (credo) ed è da lì che ho cominciato a seguirli. Avevano un sound da paura e apprezzavo molto la spontaneità con cui suonavano, specie quando cambiavano strumenti al volo o si radunavano attorno alla batteria per fare più casino.
Per chi non li conoscesse, i gdm sono un gruppo in circolazione dalla metà degli anni 90, nati nel cuore dell'emilia, che porta avanti la bandiera del post-rock nostrano. Lo so, post-rock non vuol dire niente, un tempo così definivano i radiohead, poi gente come mogwai (che attenzione, è indie-post-rock) e altri personaggi distorti ed elettronici. Io vi dico che se vi piacciono le melodie d'atmosfera, gli arpeggi puliti di chitarre e tutta una serie di intrusioni elettroniche, noise, e crescendi di distorsione avete qui la musica che fa per voi.
Dividing opinions è il terzo (o quarto?) album ufficiale, del 2007 per homesleep/audioglobe, che potete trovare abbastanza agevolmente nei negozi. Tra le altre cose il gruppo ha messo in circolo vari EP, Special albums e progetti solisti/collaborazioni, sparsi nell'etere musicale come prezzemolo.
Ho ascoltato varie volte questo ultimo cd e devo dire che come al solito il piacere maggiore si trova dopo ascolti ripetuti. Inizialmente ho storto il naso. Rispetto al mitico "punk... not diet!" (l'album che mi piace più di tutti), il suono è più deciso e secco, come il cantato (il vecchio cantante non c'è più) e i crescendi melodici/noise si fanno più radi. La tendenza è quella di mettere insieme un repertorio eterogeneo di canzoni, corredati da una immissione più netta di elettronica, che però rischia di spezzare troppo il lato melodico da quello noise. Eccezion fatta per "july's stripe" in cui la fusione è stupenda, in tutti gli altri pezzi sembra piuttosto che ci sia una lotta tra i vari strumenti per la supremazia. Si sale e si scende spesso, si inseriscono varie "illusioni" in cui l'esplosione che ci si aspetta non arriva mai, e molti stacchi tronchi, in cui la musica si spezza di colpo.
Ammetto che inizialmente l'effetto mi aveva turbato, ma devo dire che inizio a ricredermi, perché le canzoni restano in testa e perdurano e ti fanno venir voglia di riascoltare tutto. E alla fine è questo che conta.
Forse non ci sarà mai il fantastico effetto di "movimento statico" che aveva offerto "punk... not diet!", forse c'è il sentore di qualche deja-vù di troppo (radiohead in cold "perfection"? spruzzi di blondredhead e godspeed?) ma senza farsi condizionare dalle opinioni degli altri posso dire che questo album è davvero godibile.
In ogni caso lo dicono anche loro: "dividing opinions all we are".

Il loro sito ufficiale: http://www.giardinidmiro.com/

Il myspaces dove si può ascoltare qualcosa http://www.myspace.com/giardinidimiro

Per chi è della zona ed è interessato l'11 luglio suonano a vicenza, al ferrock.

giovedì 19 giugno 2008

william faulkner - gli invitti

Perché alcuni scrittori "difficili" sono considerati dei geni mentre altri solo dei pallosi dementi? Capacità di marketing? Amicizie importanti? William falukner mi ci ha fatto pensare sopra.
Circa dieci anni fa mi ero messo in testa che dovevo leggere faulkner, proust e tutta una sequela di autori che hanno la capacità di mettere un solo punto in un'intera pagina. Generalmente chiudevo il libro con sintomi quali mal di testa e nausea. In mente mi rimanevano una sfilza di immagini caleidoscopiche e avevo l'impressione di aver dialogato per un'ora con quel vecchio lì, il reduce di guerra che apre settantadue parentesi in un discorso. Allora capii che forse non era ancora il momento.
Negli ultimi tempi mi è tornata la voglia. Di proust onestamente no, ma quel faulkner, quello che parlava anche di temi forti con ottica partecipe, quello mi interessava recuperarlo. Allora sono ripartito da un romanzo che non è considerato uno dei suoi capolavori, ma un libro intermedio e stilizzato (anche se ce ne vuole per dire stilizzato a faulkner...)
Ebbene, dopo averlo letto, ho capito il perché della sua genialità. Erano proprio tutte quelle immagini che restavano dentro a fine lettura, era proprio l'impressione di aver ascoltato qualcuno che la sa lunga e te la racconta come l'ha vissuta. Una capacità unica di imprimere forza alle parole.
Il romanzo è ambientato nella guerra di secessione americana, quella di cui tutti ormai sappiamo pure troppo, investiti da un paio di tonnellate di film made in usa. Il fatto è che faulkner ci fa entrare in una famiglia suddista, proprio come in via col vento, ma invece che girare intorno a una comoda storia d'amore, ci introduce a una relazione padre-figlio e al cambiamento che essa subisce nella crescita del protagonista (di cui noi abbiamo il punto di vista in prima persona).
Per molti il romanzo è troppo didascalico in ciò che riguarda i rapporti uomini bianchi - neri, rispetto ad altri dello stesso autore, ma secondo me il fatto è che noi agiamo la storia dall'interno del protagonista (bianco) che dà per scontati certi comportamenti. Ne risulta un particolare linguaggio implicito che rende invece molto affascinante l'evolversi delle vicende.
Inoltre credo venga considerato "minore" anche perché c'è una spiccata tendenza al grottesco (soprattutto nella prima parte), che acuisce quello che è lo stereotipo di sudista invitto, che non conosce la resa, e lo carica di uno speciale senso critico.
Insomma tutte queste riflessioni, ambiguità e sensi impliciti, tutto questo ambaradan per un libro di poco più che duecento pagine. Adesso capisco bene perché certi autori complicati sono dei geni e altri semplicemente scribacchini che amano sbrodolarsi addosso.

martedì 17 giugno 2008

Festa dei Popoli


Una breve segnalazione a tutti quelli che bazzicano i dintorni del Montello, ma anche a chi vorrebbe farci un salto. Come ogni anno in questi giorni si tiene la festa dei popoli del Ritmi e danze dal mondo, a Giavera del Montello. Io ci sono stato la domenica e posso dire che è un fantastico calderone multicolore pieno di musica, cultura e iniziative di vario genere, con rappresentanti di ogni continente. Spiccano su tutti il folklore dell'est e il tribal africano, assolutamente imperdibili.
Ci sono ancora un paio di giorni di festa, il 19 e il 22 giugno.
Cliccando sull'immagine c'è la pagina internet con info di ogni genere.

mercoledì 11 giugno 2008

gioco controvoglia

*
È il giorno in cui sento d'esser poltiglia
molle e dispersa tra i fili di paglia
secca e appuntita come una guglia
che infilza e oltrepassa la nera soglia
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suona la sveglia
la pungi-membrana
suona la sveglia
il giorno mi sbrana

venerdì 6 giugno 2008

earthtone 9 - arc'tan'gent

(un po' di metal storico)
Mi sono reso conto che in più di metà dei post dedicati alla musica ho citato il mio rapporto odio/amore con l'emittente MTV. Nel senso che spesso, grazie a questa storica rete ormai ridotta a mera spazzatura, ho avuto la possibilità di conoscere un bel po' di gruppi interessanti. Ultimamente faccio fatica ad arrivare all'una di notte, causa inserimento forzato nel meccanismo distruttivo della nostra amata società, quindi di notte sogno i tempi andati, quelli in cui potevo avere una degustazione diretta di musica.
Una notte della settimana scorsa ho sognato gli earthtone 9, il primo incontro su MTV (7-8 anni fa), lo stupore dinnanzi a quel sound nuovo e l'esclamazione sbalordita nel vedere quelle facce impossibili: "ma 'sti rabbini suonano da dio!".
Ho riesumato la loro roba dai meandri del www (i miei vecchi cd ormai chissà dove sono finiti...) e ho recuperato la memoria. Hanno inciso giusto tre album ufficiali, tutti dai nomi assurdi: "lo-def(inition) discord", "Off Kilter Enhancement" e "arc'tan'gent", oltre che a qualche EP, PP e intrugli vari. Mi sono ricordato che erano la più bella novità di fine anni novanta - inizio millennio, in cui un rinnovato e mai udito death inglese si fondeva con fantastiche atmosfere noise e melodiche. Sì, perché dopo aver aspettato per anni che qualcuno venisse a dare una spallata ai senatori british di cui ci eravamo stufati (iron maiden e black sabbath su tutti), questi quattro, a volte anche cinque o sei o tre, ché il gruppo cambiava sempre, questi quattro barbuti e disadattati fanciulli di Nottingham finalmente ci proponevano un nuovo metal.
Io li conobbi proprio durante il lancio di arc'tan'gent, album in cui gli et9 raggiungono il culmine della tecnica e dell'esecuzione, anche se l'innovazione resta stabile e forse meno audace del precedente. In ogni caso una prova che faceva sperare nel lancio del gruppo in orbita all'olimpo del metal. E invece flop. A un certo punto sono spariti. Perché? Boh.
Mi è sempre rimasto il magone, sopratutto quando i vari membri si sono sparsi nel mondo suonando in gruppi non degni di nota.
Quindi non resta che riascoltare ogni tanto quella scintilla che ci hanno lasciato, prima di tagliarsi i barboni rabbinici e mettere su pancia andando a lavorare in una ditta di scarpe. Insomma che peccato.
Però questi album procurateveli assolutamente e sentiteli bene (nel loro sito c'è anche qualche download), metteteli nella memoria comparativa, perché sono imprescindibili.