giovedì 15 novembre 2007

L’aspirante scrittore – Capitolo III – interludio con auto-lezione

Oggi mi sento in vena di dare lezioni. A me stesso, chiaro. Come se mi stessi guardando allo specchio.
Lieve premessa:
in italia a quanto pare ce ne sono un fracco. Sembra che siano più le persone che scrivono le proprie memorie che quelle che leggono. Ciò spinge le case editrici a pubblicare molte opere con contributo (spesso anche il 100%) dell’autore. Chiaro, se la gente che legge è inferiore a quella che scrive dovranno pur far quadrare i conti. Lasciamo perdere le disquisizioni moral-deontologiche, o il fatto che sarebbe meglio evitare che montagne di carta e alberi vadano al macero senza scopo. Pensiamo ai fatti.
Si sa ormai che io rientro nella larga cerchia degli aspiranti scrittori. Ho pubblicato qualcosina su rivista e su internet, ho all’attivo qualche piazzamento a concorsi, insomma sono in piena fase gavetta. Sono anche uno di quelli che non pagherà mai per essere pubblicato. È solo una questione di scelte e possibilità, beninteso. Se qualcuno cerca di intraprendere la strada dell’auto-produzione o finanziamento, sono fatti suoi. E non c’è bisogno di tirar fuori la solita storia di Svevo e colleghi che hanno cacciato fuori la grana. Non è una scusa che possiamo accampare ogniqualvolta ci sentiamo scoraggiati o crediamo che l’ambiente editoriale sia saturo a causa di quei bastardi coi soldi.
Possiamo anche finirla di piangerci addosso e metterci a lavorare per portare avanti il nostro progetto. Di autori che hanno pubblicato senza versare un soldo e hanno avuto anche il loro discreto successo ce n’è. Bisogna aver pazienza e non lesinare l’impegno. Ed è necessario sapersi guardare in faccia.
E come per ogni questione della vita: l’impegno è inversamente proporzionale alle capacità. Non siamo tutti uguali. È come a scuola: c’è quello che ha bisogno di meno tempo per imparare le cose e quello che ne deve utilizzare parecchio. Non è solo una questione di intelligenza, ma anche di concentrazione, di volontà, etc... Non ci si deve sentire per forza stupidi, o incapaci. È necessario sintonizzarsi su se stessi e capire dove possiamo dare il nostro meglio. Qual è lo stile che ci calza a pennello. Come si trova scritto su qualsiasi manuale del perfetto scrittore (unica cosa davvero utile), bisogna essere onesti.
Soprattutto con se stessi. O magari, quando si finge di essere un altro, se ne deve essere consapevoli.

2 commenti:

Alex McNab ha detto...

Impegno e dedizione, concordo.
Il talento da solo aiuta, ma non basta.
Conosco diversi buoni potenziali scrittori, ma di quelli che sostengono di non trovare mai il tempo per scrivere.
Gente che magari lavora a un singolo romanzo per 4 o 5 anni.
Secondo me la scrittura, come ogni lavoro, s'apprende anche con l'esercizio quotidiano.
Allora ben vengano i racconti pubblicati in rete, i concorsi che ti mettono a confronto con altri "colleghi".

Due cose:
1) no alle pubblicazioni con contributo (a meno che non siano veramente serie, ma ce ne sono poche);
2) no ai corsi di scrittura creativa, o ai manuali. Piuttosto direi di recuperare un buon sussidiario di grammatica per ripassare le regole base...

homo in vitro ha detto...

siamo sulla stessa lunghezza d'onda...