mercoledì 28 novembre 2007

Petrol

Ho detto che le uniche cose decenti su mtv si riescono a trovare di notte. In effetti qualche giorno fa ho intravisto un video piuttosto interessante, "cera" dei petrol, che mi aveva colpito non poco. Facendo un bel giro in rete ho scoperto che si tratta di una band in cui spiccano dan solo, ex bassista dei marlene kunts e franz goria ex leader dei fluxus, dalle sonorità molto interessanti. Sembra che abbiano proprio un'impronta stile fusione di marlene e fluxus. Vedrò di trovarmi il cd, in futuro nuove news. Per ora il video di "cera", con annesso testo.






Sono i tuoi occhi di cera


E le tue mani importanti

Sono i cortili ormai vuoti la sera

e quei suoni dispersi tra i tanti



sono le strade di notte

in cui ci si annega la vita

in cui si cammina tra sogni e mignotte

placando una vecchia ferita



sono le cose che hai detto in silenzio

le cose che ancora non sai come dire

le tracce lasciate su un vetro bagnato

in un giorno di poggia d’aprile



sono le ore scandite

da scosse e da brividi al cuore

sono le voci dal vento rapite

e le stelle che non sai contare



sono i rumori del mare

che cambia e non cambia e per sempre si muove

come il continuo aspettare

che resti o non resti che possa cambiare

lunedì 26 novembre 2007

Nessuno è salvo

Mi capita di fare un viaggio verso la realtà dei fatti.
Un fine settimana faccia a faccia con gli effetti della natura dell’uomo.
E ogni volta mi ricordo che darei fuoco a metà del genere umano.
E forse non sarebbe sufficiente.

Ogni volta capisco che non c’è limite al peggio.
Capisco che l’uomo può spingersi ovunque, verso qualsiasi male riesca a immaginare.
E nessuno è salvo.
Non esistono nemmeno le finte categorie di intoccabili che la coscienza superiore dell’uomo si è creato.

Inizio a diffidare di qualsiasi angolo.
Di qualunque ombra.
Di ogni singolo frammento di uomo.

giovedì 22 novembre 2007

tramonto e polvere – joe r lansdale

Gli americani mi stanno tendenzialmente sulle palle. È un dato di fatto legato alla loro maniera di interpretare la loro cultura e l’annesso modo di porsi. Sostanzialmente sono una sorta di pacchiano partigiano a stelle e strisce con andata da cazzone (sì, sì, ci sono le solite eccezioni).
Però la loro cultura in fatto di scrittura moderna è davvero ammirevole. Tant’è vero che nonostante provi a farmi un lungo periodo di disintossicazione dai loro romanzi, prima o poi ci ricasco dentro. È come dire che l’italiano è forte a pallone, in generale è un dato di fatto. Se ci sono più americani che italiani sui nostri scaffali, vuol dire che forse l’italia è ancora indietro in fatto di letteratura moderna. Magari ai tempi di dante gli facevamo il culo, ma oggi facciamo un po’ di fatica.
Il vecchio joe non ha di certo bisogno di presentazioni, chi non conosce il texano tra i migliori scrittori d’america? Questo è uno dei suoi romanzi più famosi, quello che ha raggiunto un incredibile equilibrio tra le follie delle storie giovanili e una chiarezza di forma che si sposa a dovere con la ricchezza di immagini retoriche che il buon lansdale sa regalare. Così come la prorompenza ed efficacia del protagonista femminile, Sunset, che dopo aver fatto fuori il marito durante una delle solite violenze subite, si ritrova a rappresentare la legge nel suo territorio e a dover sbrogliare un caso incasinato. Nel romanzo ritroviamo il texas e il solito dito puntato su razzismo (oltre che sulla disparità sessuale), ma se da un lato la scrittura si fa meno ardita, la forza delle immagini e delle metafore legate al paesaggio è devastante. C’è qualche peccato nell’intreccio, sì, a volte forse fa troppo l’occhiolino a beautiful, un paio di personaggi stanno lì a morire e basta, ma a uno che scrive così si può perdonare ben altro. Questo è un libro da leggere e da rileggere.

martedì 20 novembre 2007

umani



Tool - vicarious
Nell'ultimo disco i tool hanno moderato i vaneggiamenti filosofici e buttato giù una serie di canzoni a sfondo critico, molto più pratiche.
Questa canzone è perfetta per come la penso io sull'uomo moderno.
Vedere fino alla fine.

testo:

Vicarious
____

Eye on the T.V.
'Cause tragedy thrills me.
Whatever flavor it happens to be like…
Killed by the husband...
Drowned by the ocean…
Shot by his own son…
She used the poison in his tea
and kissed him goodbye.
That's my kinda’ story.
It's no fun 'til someone dies.

Don't look at me like I am a monster.
Frown out your one face, but with the other.
Stare like a junkie into the T.V.
Stare like a zombie while the
mother holds her child.
…Watches him die...
Hands to the sky crying, “Why, oh why?”

'Cause I need to watch things die.
…from a distance…
Vicariously, I live while
the whole world dies.
You all need it too.
Don't lie.

Why can't we just admit it?
Why can't we just admit it?

We won't give pause until
the blood is flowing.
Neither the brave nor bold will
write us the story, so
We won't give pause until
the blood is flowing.

I need to watch things die from
a good safe distance.
Vicariously, I live while
the whole world dies.
You all feel the same so why
can't we just admit it?
[ Lyrics provided by www.mp3lyrics.org ]

Blood like rain coming down.
Dru, on grave and ground.

Part vampire.
Part warrior.
Carnivorous voyeur…
Stare at the transmittal.
Sing to the death rattle.

La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.

Incredulous at best, your
desire to believe in.
Angels in the hearts of the men…
Pull your head on out your hippy haze and
give a listen.
Shouldn't have to say it all again.
The universe is hostile.
So impersonal…
Devour to survive, so it is.
…So it's always been…

We all feed on tragedy.
It's like blood to a vampire.
Vicariously, I live while
the whole world dies.
Much better you than I.

domenica 18 novembre 2007

corridoi d'autunno



in fondo s'intravede l'inverno

giovedì 15 novembre 2007

L’aspirante scrittore – Capitolo III – interludio con auto-lezione

Oggi mi sento in vena di dare lezioni. A me stesso, chiaro. Come se mi stessi guardando allo specchio.
Lieve premessa:
in italia a quanto pare ce ne sono un fracco. Sembra che siano più le persone che scrivono le proprie memorie che quelle che leggono. Ciò spinge le case editrici a pubblicare molte opere con contributo (spesso anche il 100%) dell’autore. Chiaro, se la gente che legge è inferiore a quella che scrive dovranno pur far quadrare i conti. Lasciamo perdere le disquisizioni moral-deontologiche, o il fatto che sarebbe meglio evitare che montagne di carta e alberi vadano al macero senza scopo. Pensiamo ai fatti.
Si sa ormai che io rientro nella larga cerchia degli aspiranti scrittori. Ho pubblicato qualcosina su rivista e su internet, ho all’attivo qualche piazzamento a concorsi, insomma sono in piena fase gavetta. Sono anche uno di quelli che non pagherà mai per essere pubblicato. È solo una questione di scelte e possibilità, beninteso. Se qualcuno cerca di intraprendere la strada dell’auto-produzione o finanziamento, sono fatti suoi. E non c’è bisogno di tirar fuori la solita storia di Svevo e colleghi che hanno cacciato fuori la grana. Non è una scusa che possiamo accampare ogniqualvolta ci sentiamo scoraggiati o crediamo che l’ambiente editoriale sia saturo a causa di quei bastardi coi soldi.
Possiamo anche finirla di piangerci addosso e metterci a lavorare per portare avanti il nostro progetto. Di autori che hanno pubblicato senza versare un soldo e hanno avuto anche il loro discreto successo ce n’è. Bisogna aver pazienza e non lesinare l’impegno. Ed è necessario sapersi guardare in faccia.
E come per ogni questione della vita: l’impegno è inversamente proporzionale alle capacità. Non siamo tutti uguali. È come a scuola: c’è quello che ha bisogno di meno tempo per imparare le cose e quello che ne deve utilizzare parecchio. Non è solo una questione di intelligenza, ma anche di concentrazione, di volontà, etc... Non ci si deve sentire per forza stupidi, o incapaci. È necessario sintonizzarsi su se stessi e capire dove possiamo dare il nostro meglio. Qual è lo stile che ci calza a pennello. Come si trova scritto su qualsiasi manuale del perfetto scrittore (unica cosa davvero utile), bisogna essere onesti.
Soprattutto con se stessi. O magari, quando si finge di essere un altro, se ne deve essere consapevoli.

martedì 13 novembre 2007

non mi uccidere - chiara palazzolo

Si può fare la recensione di un libro che non si è letto? In realtà le mie non sono delle vere recensioni, quanto più dei pareri spassionati utili ai 4 gatti che bazzicano questo blog. Quindi la domanda corretta è: si può dare un giudizio su un libro con cui ci si è trascinati per un centinaio di pagine? Non lo so ma il fatto è questo. Ci ho provato, gli ho dato una seconda e una terza chance, ma poi l’ho mollato. Era un rapporto che non poteva continuare. Questo romanzo entrerà nel brevissimo elenco dei libri che non ho portato a termine. Semplicemente non mi è piaciuto nulla.
Da quel che ho capito l’autrice vuole proporci una visione soggettiva della protagonista, mirta, morta e risorta nel nome di un grande amore con un certo robin. Il guaio è che la tipa è il prototipo dell’adolescente che è stata col bello e dannato, sicura di portare alla luce la dolcezza che stava a fondo, e che è finita sottoterra. Ora torna dalla tomba e spara pensieri a raffica stile flusso di coscienza. Tutto il movimento e l’azione ne deriva implicitamente. Mi sarebbe anche potuto piacere se non fosse per il guaio di prima: mi è stata insopportabile la lettura, una sorta di diario del cuore in real time di una diciannovenne. Sorry, non ho resistito.
E pensare che in quarta di copertina avevo letto di una nuova rivelazione dell’horror, mix tra stephen king e quentin tarantino. Ce ne vuole, davvero. Magari qualcuno mi dirà che nelle successive 300 pagine diventa un capolavoro, ma già a sentire quello che dice mia moglie (e anche il McNab in link) ho fatto bene a passare ad altro.

lunedì 12 novembre 2007

ultra-dementia




Un giorno di pausa - silenzio - riflessione sui presunti seguaci dello sport più bello del mondo.


Questa è la nostra società.

domenica 11 novembre 2007

routine

La routine è come un'edera velenosa che ti si arrampica addosso.
La vedo ogni mattina per la strada, in treno, al lavoro, sulla faccia delle solite persone che osservo e mi accorgo che ogni giorno che passa compare una nuova ruga sulla loro pelle, un sottile ramo, una foglia, mentre le radici ai loro piedi sono sempre più secche.
La routine mi terrorizza, ma a volte non posso fare a meno di ritrovare le solite quattro piccole cose. Allora mi deprimo e mi accorgo che tutto il nostro modo di vivere ne è impregnato, la società gronda routine come una canaletta dopo un temporale.
La odiamo eppure non riusciamo a farne a meno.
Fino a quando non avrà invaso ogni cosa, creando esseri produttivi incoscienti, fino a quando non sommergerà tutto il mondo come se fosse una rovina di tempi antichi.
Allora un essere dello spazio verrà sulla terra e catalogherà il vecchio reperto archeologico con la scritta "routine".

venerdì 9 novembre 2007

La cura del gorilla – sandrone dazieri


A molti verrà subito in mente bisio, con la sua pelata e gli occhi tondi, che cerca di destreggiarsi nei panni del gorilla. Io, che il film non l’ho visto, l’ho immaginato leggermente diverso, simile proprio a dazieri, che in effetti si autodescrive come protagonista del libro: sempre pelato ma con occhiali e occhietti furbetti. Ed è un personaggio al quale ci si affeziona subito e lo si resta fino alla fine. Sembra vero, tanto vero da essere pieno di caratteristiche dell’autore: buttafuori (come lo è stato dazieri), conoscitore della vita da militante dei centri sociali, sempre impastato in qualcosa che non vorrebbe fare, ma che alla fine fa. Ora, non ci è dato sapere se anche l’autore, come il suo alter ego cartaceo, soffra di una schizofrenia che lo porta ad avere una sorta di doppia personalità, o meglio di riuscire a essere due persone diverse a seconda di quale parte del cervello sia attiva, destra o sinistra, in modo che chi è sveglio conduca il gioco. Sta di fatto che questa risulta essere la grande idea del romanzo, un uomo che sta sempre sveglio e fa a metà tra le sue due personalità. Da qui la capacità di indagare 24 h su 24 sui due casi che si trova costretto a risolvere.
Il potenziale enorme però non viene sfruttato appieno. Per quanto la narrativa sia estremamente fluida ho trovato un bel po’ di inghippi che mi hanno fatto storcere il naso. Innanzitutto la figura del Socio (cioè quello che prende le redini del corpo quando sandrone si addormenta) è eccessivamente marginale e viene fuori solo troppo implicitamente. Poteva sicuramente giocare un ruolo più importante e far divenire la storia più intrigante. Per non allungare a dismisura le pagine in gioco sarebbe bastato alleggerire i casi da risolvere senza intrecciarli troppo. Altra cosa che mi ha fatto innervosire è l’utilizzo della punteggiatura. Punti ovunque, prima, dopo, durante e attraverso il trattino del dialogo. Ho dovuto far finta di non vederli. Infine l’editing, davvero troppo poco curato. Errori grossolani a destra e a manca. Non dico che un libro debba essere perfetto, ma sviste di grammatica, battitura, refusi, periodi senza pezzi. Addirittura nella seconda parte ci sono due capitoli 8. Ma qui forse l’autore conta poco. C’è da dire che il libro che avevo sotto mano era una prima edizione. Spero che nelle ristampe abbiano fatto qualcosa perché, insomma, così non è serio.
Ma ciò non inficia il giudizio complessivo del romanzo. Si fa leggere, e volentieri, bisio o non bisio.

martedì 6 novembre 2007

L’aspirante scrittore – capitolo II – boztrailer

Per definizione, l’aspirante scrittore è uno sfigato sognatore. Vittima del mondo e di se stesso lotta strenuamente per la fama e la gloria, ma non disdegna il vil denaro. Questo strano essere, iniettato di furia passionale e ipercritica, prova in ogni modo a demolire il sistema per creare delle falle in cui incunearsi. Ma sotto sotto rimane pur sempre un romantico tenerone con la testa tra le nuvole.
Scrive il suo primo sudatissimo romanzetto, sfruttando ogni ritaglio di tempo, anche le pause caffè del lavoro, mentre i colleghi cercano di socializzare e incaprettarsi a vicenda. Partecipa a concorsi per migliorare la sua autostima e invece s’inacidisce il sangue. Infine posa gli occhi su un oggetto nuovo, strano e affascinante. Non ha ancora finito di sperimentare tutte le possibili formattazioni della sua bozza di romanzo, l’impaginazione, il numero di caratteri, le cartelle, la suddivisione in capitoli, la copertina, i ringraziamenti, che scopre il booktrailer.
Succede che adocchia un blog interessante (il malpertuis nei link) e s’invischia in una discussione circa una scrittrice definita sfornatrice di capolavori, protagonista anche di un favoloso booktrailer che pubblicizza la sua ultima fatica. L’aspirante lascia stare la disputa riguardo alla scarsità o meno del prodotto, anche se non può fare a meno di rimanere quantomeno turbato, e viene folgorato dalla illuminazione. Manco ha finito la revisione del suo romanzo che già si lascia prendere dall’idea di realizzare il booktrailer. Lo crea, ma deve essere onesto. Il suo romanzo è ancora una bozza, quindi non può millantare lo sfoggio di un booktrailer. Allora propende per un nome più generico: boztrailer.
Sai mai che un grande editore passi per caso per il suo rinomato blog e veda il capolavoro? Sai mai che offra un contratto milionario perché l’opera venga completata?
Dopotutto l’aspirante è un romantico sognatore, innanzitutto e sempre, mai dimenticarlo.

video

lunedì 5 novembre 2007

metrofrenesia




Flussi intrecciati d’inutile attesa
Fantasmi assopiti in corpi di ghiaccio
Il mondo che gira chiede la resa

Notti inconsulte passate all’addiaccio
Provando a curare la nuova offesa
Il pensiero vuoto d’un vecchio straccio

È solo un altro infelice pensiero
Sale che brucia su una mano lesa
Muro di pietre sul mio sentiero

Il sistema esulta in solida ascesa
Metalli incrociati di un cimitero
Il mondo che gira chiede la resa