giovedì 11 ottobre 2007

Viaggio è purificazione




Spesso viaggiare in treno è un’esperienza catartica. So che “catartica” oggigiorno è un termine abusato, ma non c’è niente che renda meglio l’idea. Quando un pendolare arriva a destinazione sa che ha superato una grande prova, può iniziare a lavorare consapevole del fatto che nulla lo può fermare ormai. Quindi scarica le sue frustrazioni contro gli esimi colleghi d’ufficio o in famiglia, dove coniugi e figli ne aspettano ansiosamente il ritorno. Nel senso che gli viene l’ansia al solo pensiero di rivedere quel muso appuntito e stressato.
Oltretutto a volte i ritardi sono mostruosi.


E noi che non apprezziamo il compito supremo di trenitalia, non capiamo che vestono i panni di traghettatori d’italia così come il buon caronte: la loro è una missione a carattere divino. Chiedi e loro ti risponderanno che “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.”
Allora io vi ringrazio. Grazie, o barcaioli su rotaia, delle mistiche effusioni d’ascella e dei fumi d’alitosi che sorseggio al mattino, foriere di un buon risveglio e di una buona giornata.
Grazie delle saune e dei massaggi a pressione esercitati dalle linde pareti delle vetture.
Grazie degli esercizi ginnici studiati per i muscoli della pianta del piede, delle articolazioni rotulee e di carpo e metacarpo.
Grazie per l’opportunità di risparmiare i soldi di palestra, beauty farm e grammi d’oppio.
Grazie.

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