lunedì 15 ottobre 2007

ultimi vampiri - gianfranco manfredi


Ultimamente ho fatto un po’ di indigestione di scrittori americani (bucoschi mi ha fatto compagnia per tutta l’estate e mi sento ubriaco per solidarietà). In realtà, il frigo andava riempiendosi di birra quasi avesse una volontà propria, tanta era lo stato di ipnosi. Allora ho deciso di tornare a leggere roba di casa nostra, in particolare l’orrore italiano. Ho scolato le ultime due birre, sono andato in biblioteca e ho recuperato qualche libro. Primo: ultimi vampiri di gianfranco manfredi (dannato bucoschi, non riesco più nemmeno a mettere le maiuscole!)
Qualcuno si ricorderà di lui più che altro per essere il papà di magico vento, ebbene sappiate che è anche scrittore di vecchia data (il suo primo romanzo, magia rossa, fu pubblicato nel 1983), oltre che musicista. Ultimi vampiri è una raccolta di racconti edita nel 1987 in cui l’autore affronta l’argomento vampiresco con estrema libertà di azione e con una spiccata tendenza alla contestualizzazione storica. Pochi cliché dunque e una varietà di riferimenti storici che ho apprezzato molto; spazia dall’inquisizione spagnola del 1600 ai primi anni del cinema sonoro, con l’impiego e il rimescolamento di nomi noti davvero apprezzabile. Lo stile sicuro e il lessico ricco rendono davvero piacevole la lettura, anche se le mie papille gustative avrebbero preferito qualche eccesso in più. In effetti, ho sentito una mancanza di verve nei momenti di maggiore pathos, una sorta di paura a forzare un po’ toni e ritmo per accendere le parti di climax. Altro punto che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca è costituito dai finali: spesso troppo affrettati, soprattutto quello del racconto più lungo (limpieza), quasi un romanzo breve, in cui forse la fretta di concludere, o forse la poca voglia di sforare un certo numero di battute, toglie molto alla splendida prima parte.
Il vertice penso sia stato raggiunto col racconto “l’arcivampiro” in cui manfredi regala un pezzo di buona originalità, condita da un’ottima ironia grottesca, e con un finale davvero azzeccato.
In ogni caso, alla fine sono rimasto soddisfatto di questo libro, lo giudico ideale per l’inizio di un periodo di detossificazione dai grandi nomi americani, che credo gianfranco manfredi non debba invidiare affatto. E anche noi, proviamo a liberarci dall’invasione americana e diamo più fiducia agli scrittori nostrani, c’è molta roba buona in giro.

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