mercoledì 31 ottobre 2007

Alieni




Rivisitazione fantascientifica di halloween.


Gli alieni sono sbarcati vicino all'ospedale dove lavoro. Il loro enorme disco volante si staglia tra i monti innevati e il cielo elettrico. Un tubo di metallo, forse un canale da cui usciranno esserini deformi o titani spaziali, si prolunga dal disco e tocca terra. Tra brusio e paura, si preparano a incontarci.


Sono qui, sono arrivati.

martedì 30 ottobre 2007

Fermateli!


È successo pochi giorni fa. Ore 23:15: accendo la tv, premo il tasto 9 (mtv) e spero di beccare un po’ di musica. Pare di sì, oggi è un giorno fortunato, c’è un programma musicale. C’è shakira che si snoda e si accartoccia su se stessa, ma vabbé, faranno qualcosa di buono dopo, forse. Finisce la sua inutile performance e appare il faccione di ligabue. Uff, sono 20 anni che fa sempre le stesse canzoni, con le stese note, lo stesso ritmo e la stessa voce, ma insomma, mi accontento. Faccio finta che sia lambrusco e popcorn, tanto è uguale. Invece parte la pugnalata nello sterno.
“Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati”.
Che...? Oh mio dio! Noo!
Invece sì. Ligabue ha fatto la cover de “i giardini di marzo” di battisti.
La cover più inutile dell’universo. (volevo caricarla per farvela ascoltare, ma non c'è manco sul tubo tanto fa schifo... quindi vi metto una foto del faccione.)


Cioè, conosciamo tutti la raucedine vocale del liga, con allegato tono da ottava bassa; e conosciamo tutti il filo di voce virtuoso del battisti. Allora io mi chiedo, perché?
Inizio reminiscenze da groppo in gola:
Perché un pippero che si chiama wycliffe, o qualcosa del genere, sente l’esigenza di deturpare una canzone sempiterna come “wish you were here” dei pink floyd?

(Cioè il tizio quassù ha inciso un disco che si chiama l'eclettico?!?)
O i cosi lì, i salt’n pepa (?!?) che mi fanno una canzone sull’immortale giro di basso di another brick in the wall?

(Ops, le salt'n pepa, le tre sbetteghe in figura...)
Andando sempre più indietro nel tempo, potrei vomitare tutta una serie di magoni che c’ho in gola.
Non bastavano i rapper del mio fondoschiena, i nuovi cultori del finto ska, gli sfigati figli di vecchie glorie della musica che non sanno far altro che sputare cover pop rigirate pseudo-metal (Ozzy, tieniti la bimba a casa e mettila in punizione una volta per tutte). Ci volevano anche gli stanchi cantauntori italiani (anche elisa, no? Non ha fatto una cover di mina? E tanti altri...).
Per favore basta!
Se si vuole fare una cover la si fa con rispetto e un minimo di buon senso musicale.
Capita di vedere buona roba. Tutti conoscono “knockin’ on heavens door” dei guns’n roses. Il mio punto di vista, e quello di molti altri, è che la cover sia addirittura meglio dell’originale di bob dylan. O anche “the man who sold the world” dei nirvana da david bowie. Anche in italia, “generale” di vasco rossi da de gregori. Capita.
Ma non esageriamo col ciarpame. Non fate di tutta l’erba un rap.
Fermiamo questa ondata che da troppi anni ci tartassa le orecchie. Anche se siete affezionati a quel pirla lì, se vedete che la cover fa cagare e fa rivoltare nella tomba (o nel letto se è ancora vivo) l’autore originale, non comprate il singolo, per favore, non lo fate.
Per favore.
No.

lunedì 29 ottobre 2007

gianfranco manfredi – la fuga del cavallo morto

E di nuovo con un libro di manfredi, “il primo e l’ultimo dei quattro” (sì, lo ammetto, è da una settimana che mi ripeto questa citazione) presi in biblioteca. Ora, confesso che ho prelevato questo libro dalla biblioteca senza leggere il trafiletto interno, confidando quindi nel fatto che fosse un altro horror del buon gianfranco. Invece è una delle tipiche deviazioni dal proprio genere che un autore ogni tanto si concede, una sorta di opera grottesca venuta alla luce editoriale nel 1993, dopo una cinquina di romanzi dell’orrore.
Superata la delusione e lo scetticismo iniziale mi sono dato alla lettura. Ho scoperto che una piacevole ironia disincantata scorre nelle vene di questo fanta-scrittore, che è riuscito a trasmutare le iperboli orrorifiche in subdoli attacchi al sistema televisivo. Vabbé, la storia sa di già visto (un comico all’apice della fama, al culmine dello stress, inscena la propria morte e racconta stralci del suo passato) e spesso le gag e la scrittura zoppicano un po’, ma la critica del sistema e le chicche cameo che ci sono all’interno mi sono piaciute un casino.
La visione del mondo da parte di questo novello mattia pascal (sì anche questa l’ho ripassata per una settimana), invischiato nelle relazioni tra “davanti l’obiettivo” e “dietro le quinte”, è davvero interessante, così come i rapporti che si intrecciano tra reale (attori, programmi, aneddoti...) e fittizio (trama, protagonisti...).
In fin dei conti una lettura gradevole, una buona deviazione dal “nero” anche per il lettore.

venerdì 26 ottobre 2007

MTV – Maratona di Torture Video

Ma MTV non stava per music television? E la musica quando la trasmettono?


Ho già detto che ultimamente la tv la guardo pochissimo, giusto heroes la domenica sera. Mia moglie invece ha sempre avuto una tendenza socio-psicoanalitica, quindi tende a guardare un po’ di programmi che fanno emergere le finte-pseudo-dinamiche della mente da sola e in gruppo. Poi cerca anche di trascinarmi nelle sue analisi comparative di follie di gruppo e casi umani, di assurdità della società e bla bla bla. Io pur di sfuggire a queste torture del secolo moderno mi metto addirittura a fare le faccende di casa (inizio a pensare che sia tutta una tattica studiata, ma poco male...). Mi succede allora di captare alcuni fotogrammi di queste genialate, di queste fantastiche palinsestature malat-americane. Ieri pomeriggio ero a casa. Tutto comincia alle 13.
Parte uno che si chiama sweet sixteen, o qualcosa del genere, in cui vengono mostrate le feste per i 16 anni dei figli di riccastri discendenti dello zio tom (e pare che sia una roba seria, come il famigerato ballo di fine anno). Non l’ho guardato a sufficienza per capire se il tutto non sia altro che una mirata denuncia alla società americana (ho preferito sparecchiare la tavola), ma ne dubito, soprattutto alla luce di quanto dirò nei prossimi capoversi. Sta di fatto che queste damigelle dei miei stivali si fanno organizzare la festa da genitori oculati e austeri, i quali arrivano a spendere qualcosa come 500 mila dollari (!!!) per il tutto.


E le dolci fanciulle acqua e sapone acido riescono addirittura a incazzarsi se la mercedes da 80 mila dollari regalata loro non ha gli specchietti en pendant con gli orecchini indossati al momento.
Mirata denuncia? Mentre caricavo la lavastoviglie ho captato un altro programma cult di music television: next. Sempre più geniale e originale: 5 ragazzi/e stipati su un autobus devono uscire a turno con 1 ragazza/o e cercare di conquistarla.

Ogni minuto trascorso con l’oggetto da conquistare vale 1 dollaro. Quando l’oggetto del desiderio si stanca dice neeext! Per far arrivare il successivo. Alla fine se c’e falling ops... feeling, il conquistadore può scegliere se tenersi i money o ingropparsi il tipo/a. Fantastico. Inutile dire che gli sfigatissimi statunitensi sono proprio come li manteniamo nel nostro immaginario collettivo (cazzoni da morire).
Dopo aver lucidato le scanalature tra le mattonelle sopra la cucina pensavo arrivasse la musica, ma ecco un programma di cui non ricordo neanche il titolo in cui sostanzialmente gli psicolabili genitori di una tin-ager cercano di cacciare di casa il moroso stronzo di lei facendola uscire con altri due geni del male americano.
La casa ormai brillava di luce propria, e mentre ultimavo la ceratura del palquet le mie orecchie si sono posate su della musica. A vai! In realtà presto ho capito che si trattava della sigla di un altro programma in cui modificano la macchina di una zozzona americana (che conviveva con un topo nel cofano...) e le rifanno motore, apri-cofano idraulico, tv satellitare e interni in pelo di capra (non è un elenco ironico, è tutto vero).

Ho iniziato dunque a lavare me stesso e anche la pargola. Intanto sentivo di speciali sui divorzi più costosi d’america, sul peso delle dive, sui matrimoni più ricchi, gossip cinematografico, un telefilm turco-tedesco (kebab for breakfast?), i cartoni della sera...
Dopo aver messo tutti a letto mi siedo sul divano. All’una di notte parte notte rock (o come cazzo si chiama). Sulla prima canzone (la nuova dei muse) mi addormento. Sogno di essere in un reality in cui volano pellicole e palinsesti che cercano di infilarmisi nel didietro. Mi sveglio di soprassalto, spengo la tv, corro a letto e mi rintano sotto le coperte. A pancia in su.

giovedì 25 ottobre 2007

l’aspirante scrittore – capitolo I – de contraddictoria

Siamo nati nel paese dei cazzari. Dobbiamo far fronte, accettare e affrontare questo fatto. Nessuno legge (niente in contrario, scelte personali) ma tutti conoscono tutto.
Esperienze: frequento l’adolescente che odia i libri. Si ficca un dito in bocca e simula il vomito a ogni autore che gli dico. Meglio TV – musica – fumetti - pippe manuali e mentali – cazzeggio – alcool ---. Non lo sopporto ma lo rispetto. È una sua scelta.
Nonostante tutto cresciamo insieme. In treno mi vede leggere libri horror e mi accusa di essere infantile. Cita i 3 grandi autori del passato che ha sentito nominare, i 4 soliti del presente e mi sprona a leggere quelli. Come rispondergli? Cosa dirgli?
Resto in silenzio e mi rendo conto di quanto queste persone siano diffuse. Eppure li ho letti i suoi 3 classici e anche i 4 best-seller moderni. Ma non riesco a dire nulla. Lui apre una rivista e si mette a leggere le barzellette. Alcune sono penose, ma lui le legge lo stesso. Ride solo una volta. Noto che il caso gli ha messo in mano la rivista su cui tempo fa ho pubblicato un racconto. Guardo sopra le vignette e leggo una frase devastante:
“Inviateci le vostre vignette, per ogni pubblicazione un compenso di 5 euro”.
Mi si chiude lo stomaco. Due linee e una frase valgono 5 euro. Io ci ho pubblicato un racconto di 20000 sudati caratteri, per la fantastica ricompensa della gloria su carta.
Cosa dire? Cosa fare? Nulla, non riesco a dire nulla come al solito.
Penso solo che si è più disposti a investire su barzellettieri – vignettisti, che su scrittori o aspiranti tali. Ma su chi dovrei riversare le mie frustrazioni?
Voglio dire, esiste un deus ex machina che impone un certo tipo di mercato oppure gli editori fanno ricerche e mettono al mondo i prodotti che la gente vuole?
È giunto il momento di indagare personalmente...

martedì 23 ottobre 2007

immagini collaterali – gianfranco nerozzi


Eccoci a tre quarti della prima trance di letteratura italica. Non poteva mancare un libro del “nero” d’italia, l’inquieto nerozzi, un po’ pittore, batterista, karateka, un po’ una sorta di bruce willis col pizzetto (almeno a me dà questa impressione, in quella foto seppia/fuoco del suo sito). Ma soprattutto, sempre per me, scrittore.
Immagini collaterali è un romanzo abbastanza breve, edito nel 2003, che a fine lettura mi ha ricordato un motore diesel. Parte piano, sembra impelagarsi nei cliché della letteratura (uno scrittore in crisi espressiva, appena divorziato, riceve una videocassetta in cui sono ripresi tre feroci omicidi, allora decide di indagare da solo), ma poi ingrana, offre immagini contorte e affascinanti, rapisce e non ti permette di staccare gli occhi dalle pagine. È qui che sta tutto il trucco del libro, la capacità dell’autore di descrivere visioni funeste e crudeli che molti scrittori hanno paura anche solo a immaginare, senza per questo rendere pesante e gratuitamente volgare lo stile di scrittura. L’impatto è notevole e se aggiungiamo la bravura nel dosare il ritmo a seconda delle scene, abbiamo una perfetta miscela di deliri e suspance che coinvolge di certo anche il più disincantato dei lettori.
Alla fine è quello che rimane impresso nella mente, la visione onirica della metà oscura dell’uomo. In effetti ammetto che la storia probabilmente la dimenticherò in pochi giorni, non ha nulla di originale, così come i personaggi, che a volte sembrano richiusi su se stessi e stereotipati (nonché in alcuni casi piatti da morire); e per finire la svolta/colpo di scena che si immagina già a metà del libro. Ma il modo con cui il nero fa quadrare il tutto è decisamente apprezzabile e ne vale la pena di leggere quelle pagine imbrattate di sangue, già solo per imparare come far nascere nella mente delle persone un diverso modo di provare orrore e paura.

lunedì 22 ottobre 2007

ammagamma


Scomodare i pink floyd forse è un po' troppo, quindi meglio camuffare leggermente il titolo del mitico album di fine anni 60'. In ogni caso questa foto volevo metterla in rete, tanto mi piace, e dare il giusto merito al caro pietro "krusty" p., che ha scattato una delle mie foto preferite, con la mia macchinetta, il giorno del mio addio al celibato.

ammagamma a venezia.

venerdì 19 ottobre 2007

blackout – gianluca morozzi


Continua il mio periodo di detossificazione da autori americani. Dopo manfredi è il turno di morozzi, scrittore classe 1971, che ha studiato giurisprudenza (e non ho capito se l’ha finita, visto che l’ultima sua dichiarazione che ho letto dice che sta in tesi da tre anni), e che parla di sé definendosi ex sosia di kabir bedi (quando ancora aveva i capelli) e recente sosia di pancaro, il calciatore. Lingua fresca e ficcante, casa sommersa dai fumetti (soprattutto americani) e tendenza tragicomica, ecco le qualità che mi sono saltate all’occhio leggendo qualche sua intervista; ed ecco che ho capito da dove deriva la spiccata capacità narrativa che sgorga dalle pagine del suo romanzo. Morozzi è onesto. Non parla di cose che ha letto su wikipedia o sfogliando qualche pagina internet. Ci offre una storia suggestiva e avvincente condendola di esperienze proprie. La buona idea di partenza, cioè un sedicenne che deve scappare di casa, una ragazza universitaria omosessuale e un serial killer sosia di elvis chiusi insieme in un ascensore il 15 di agosto, diventa quasi storia vera, ricca di particolari, di emozioni, di flashback, di sensazioni che appaiono come realmente vissute.
Se si aggiunge uno stile decisamente buono, sia come lessico che come capacità di utilizzo dei periodi, abbiamo per le mani davvero un buon romanzo.
Di note dolenti ne ho trovate essenzialmente tre.
Primo: la gestione del colpo di scena. Naturalmente non svelerò di cosa si tratta, ma credo che venga fuori troppo come fulmine a ciel sereno. Non dico che non ci possa stare una svolta di quel tipo, ma andava introdotta meglio, con più gradualità.
Secondo: lo stile ho detto essere veramente buono, sa far crescere il ritmo con l’avvicinarsi al climax (bravura che non tutti hanno), ma a volte la scrittura diventa troppo “piena”, ridondante e tende a essere faticosa da leggere. Per fortuna sono solo poche, piccole parti.
Terzo: alcune considerazioni finali fatte troppo esplicitamente, critiche sparse e un po’ troppo vicine alla “frase fatta”. Avrei preferito vederle diluite o comunque più implicite.
Considerazione finale: il libro è da leggere, uno di quelli di cui si dice “si legge tutto d’un fiato”, e “non vedi l’ora di vedere come va a finire”. Almeno per me è stato così e lo consiglio a tutti.

giovedì 18 ottobre 2007

pubblicità

Confesso di non guardare molta televisione e più il tempo passa più mi irrita. Negli ultimi tempi mi sono messo a vedere heroes e devo dire che questa serie mi garba molto. Rispetto a lost et similia qui si ha la sensazione che la storia vada avanti, oltre ad avere una trama avvincente. Ma non è di questo che voglio parlare, il titolo non vuol dire faccio pubblicità a una serie tv. Io mi riferisco proprio agli spot televisivi.
Ok, aumentano sia in numero che in durata (cronometro alla mano, uno spot è durato 5’47”!) e quasi ce ne stiamo facendo una ragione. In quegli archi di tempo riesco quasi a leggermi un racconto, a fare pipì e lavarmi i denti, a portare fuori la monnezza, ad addormentare mia figlia senza perdere il resto della storia. Lasciando stare il fatto che sulle reti pubbliche di spot non ce ne dovrebbero quasi essere, le persone si sono organizzate. Oltretutto io non detesto la pubblicità in sé, certe sono addirittura godibili (anche se potrebbero contenersi in due tre minuti); e non è proprio colpa della stessa se i film finiscono tardissimo, quanto più dei programmi delle 8, tipo pacchi e strisce le notizie, che finiscono alle 9,20!
Una cosa però mi ha fatto davvero incazzare. Uno dei protagonisti di heroes è un giapponese, che parla col suo amico giapponese nella sua lingua madre, cioè il giapponese. Per capire che accidenti dice mi devo leggere i sottotitoli. Se voi, o maestri del palinsesto, mi ficcate quelle orrende strisce pubblicitarie mentre quello parla, io che cazzo ci capisco? Lo sapete che ho perso la frase finale di hiro nakamura perché ci avete messo sopra quella faccia di minchia di papi?
Signori, datevi una controllata. Abbiamo imparato a convivere con gli spot ma non rompeteci le palle durante la visione!
Ecco a cosa mi riferisco:


Che poi io ero quasi contento di come andava sulle reti private. Ora, tornate a circa 15 anni fa. Le partite (maledetto calcio, riemergi sempre) le facevano quasi esclusivamente sulla rai. Quando veniva fuori l’eccezione su fininvest mi ricordo che io e i miei fratelli ci tagliavamo le vene: facevano le pubblicità intere durante la partita; e non mini-spot durante le pause come oggi. Erano 5 minuti! Ti perdevi mezza partita. Robe che lasciavi il risultato sullo 0-0 e al ritorno trovavi un assurdo 2-1. Proprio le reti private hanno iniziato a contenersi, mentre le pubbliche hanno aumentato. A questo punto è partita la concorrenza ed è stata la fine.
Ora fa veramente schifo. Sta diventando troppo invasiva. Avete provato a leggere il televideo? È arrivata anche lì. Provate a leggere la classifica della serie A, pag 203 di televideo. Se ce la fate in un solo colpo avrete finalmente la certezza di essere dei geni. O forse, semplicemente, il vostro cervello non è umano.

martedì 16 ottobre 2007

In-visioni

ho avuto la visione di un'invasione


lenta e inarrestabile


tubi di metallo intrecciati


macchine di un altro pianeta


violentano ogni centimetro


insediando basi di mattoni


scorticandoci la pelle di terra

Ho creato questo post appositamente il 16 di ottobre. Non basta un giorno di vacui sussulti, ne servono 365, di proteste di uomini pensanti, soli ma comuni, lontani ma coesi.

lunedì 15 ottobre 2007

ultimi vampiri - gianfranco manfredi


Ultimamente ho fatto un po’ di indigestione di scrittori americani (bucoschi mi ha fatto compagnia per tutta l’estate e mi sento ubriaco per solidarietà). In realtà, il frigo andava riempiendosi di birra quasi avesse una volontà propria, tanta era lo stato di ipnosi. Allora ho deciso di tornare a leggere roba di casa nostra, in particolare l’orrore italiano. Ho scolato le ultime due birre, sono andato in biblioteca e ho recuperato qualche libro. Primo: ultimi vampiri di gianfranco manfredi (dannato bucoschi, non riesco più nemmeno a mettere le maiuscole!)
Qualcuno si ricorderà di lui più che altro per essere il papà di magico vento, ebbene sappiate che è anche scrittore di vecchia data (il suo primo romanzo, magia rossa, fu pubblicato nel 1983), oltre che musicista. Ultimi vampiri è una raccolta di racconti edita nel 1987 in cui l’autore affronta l’argomento vampiresco con estrema libertà di azione e con una spiccata tendenza alla contestualizzazione storica. Pochi cliché dunque e una varietà di riferimenti storici che ho apprezzato molto; spazia dall’inquisizione spagnola del 1600 ai primi anni del cinema sonoro, con l’impiego e il rimescolamento di nomi noti davvero apprezzabile. Lo stile sicuro e il lessico ricco rendono davvero piacevole la lettura, anche se le mie papille gustative avrebbero preferito qualche eccesso in più. In effetti, ho sentito una mancanza di verve nei momenti di maggiore pathos, una sorta di paura a forzare un po’ toni e ritmo per accendere le parti di climax. Altro punto che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca è costituito dai finali: spesso troppo affrettati, soprattutto quello del racconto più lungo (limpieza), quasi un romanzo breve, in cui forse la fretta di concludere, o forse la poca voglia di sforare un certo numero di battute, toglie molto alla splendida prima parte.
Il vertice penso sia stato raggiunto col racconto “l’arcivampiro” in cui manfredi regala un pezzo di buona originalità, condita da un’ottima ironia grottesca, e con un finale davvero azzeccato.
In ogni caso, alla fine sono rimasto soddisfatto di questo libro, lo giudico ideale per l’inizio di un periodo di detossificazione dai grandi nomi americani, che credo gianfranco manfredi non debba invidiare affatto. E anche noi, proviamo a liberarci dall’invasione americana e diamo più fiducia agli scrittori nostrani, c’è molta roba buona in giro.

venerdì 12 ottobre 2007

Irrègole



Tetti anomali
Guglie appuntite
Su cui tuffarsi

Il lato artistico e suicida
Di attimi che ricordo
negli occhi e nei polmoni

Un cielo diverso
Su cui stendersi
In pendenza

Aspettando il gargoyle
Il suo risveglio
Dal profumo di pietra

L’alito di muschio
Sulla carne
Che freme impaziente

Dida


Lo so che spesso mi atteggio a sapientone vestito da filosofo, o credo di essere l’uomo-critica, eppure mi piace il calcio. Nonostante tutto (montagne di soldi – violenza – corruzione – varia merce avariata) nutro questa insalubre passione per il pallone.
Ora, io voglio difendere questo pover’uomo, succube di una violenza inaudita e ingiustamente punito dalla disciplinare dell’uefa. È chiaro che quegli ignobili saccentoni a capo del calcio europeo hanno preso un abbaglio (per non voler scomodare la malafede e attirarsi rogne addosso). Quello del tifoso del celtic non era una carezza sbeffeggiante, no. Era una mossa segreta speciale. Chi toccava con le dita i suoi acerrimi nemici e profetizzava “Tra tre secondi esploderai”?
Esatto, il tifoso in questione conosceva la tecnica di okuto della pressione. Infatti, analizzando la dinamica degli eventi, il portierone milanista, dopo aver subito il colpo, cerca di correre dietro al guerriero scozzese per vendicarsi, ma dopo qualche secondo stramazza al suolo, vittima della potenza della tecnica okuto. Tanto che è costretto a uscire in barella con ghiaccio sul volto e, meno visibili, collare protettivo, busto rinforzato e flebo con soluzione salina atta a contrastare l’enorme pressione interna. Per fortuna ha avuto salva la vita, forse per le immediate cure dello staff sanitario, o forse per un atto di compassione del guerriero in kilt, che, già sazio delle due sberle rifilate dalla sua squadra al milan, ha deciso di non infierire oltremodo.
Infine, ho molto apprezzato l’intervento di adriano galliani, che, in un attacco di magnanimità, ha annunciato di non voler esporre ricorso, nonostante il proprio atleta abbia rischiato la vita.
Questi sono gesti che fanno bene al calcio e al mondo intero.
La mia passione per il pallone è sempre più salda.

giovedì 11 ottobre 2007

Viaggio è purificazione




Spesso viaggiare in treno è un’esperienza catartica. So che “catartica” oggigiorno è un termine abusato, ma non c’è niente che renda meglio l’idea. Quando un pendolare arriva a destinazione sa che ha superato una grande prova, può iniziare a lavorare consapevole del fatto che nulla lo può fermare ormai. Quindi scarica le sue frustrazioni contro gli esimi colleghi d’ufficio o in famiglia, dove coniugi e figli ne aspettano ansiosamente il ritorno. Nel senso che gli viene l’ansia al solo pensiero di rivedere quel muso appuntito e stressato.
Oltretutto a volte i ritardi sono mostruosi.


E noi che non apprezziamo il compito supremo di trenitalia, non capiamo che vestono i panni di traghettatori d’italia così come il buon caronte: la loro è una missione a carattere divino. Chiedi e loro ti risponderanno che “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.”
Allora io vi ringrazio. Grazie, o barcaioli su rotaia, delle mistiche effusioni d’ascella e dei fumi d’alitosi che sorseggio al mattino, foriere di un buon risveglio e di una buona giornata.
Grazie delle saune e dei massaggi a pressione esercitati dalle linde pareti delle vetture.
Grazie degli esercizi ginnici studiati per i muscoli della pianta del piede, delle articolazioni rotulee e di carpo e metacarpo.
Grazie per l’opportunità di risparmiare i soldi di palestra, beauty farm e grammi d’oppio.
Grazie.

mercoledì 10 ottobre 2007

Microcosmo


Nella lampada in soggiorno è racchiuso un piccolo universo. Ha anche una nebulosa e una galassia a spirale dentro.
Mia moglie chiama la lampada "Occhio di Dio".
Nome azzeccato.

martedì 9 ottobre 2007

Radiohead.


Il loro ritorno è previsto per il 10 ottobre, album: In Rainbows. Si potrebbero fare le solite discussioni da fan o pseudo-critico musicale circa la qualità del nuovo prodotto, la speranza che sia migliore di Hail to the thief, un ritorno alle origini o una ripresa delle grandi evoluzioni di KidA. E invece no. Qui il fatto più importante è che l’album potrà solo essere scaricato da un sito web apposito (http://www.inrainbows.com/) e a quanto pare con offerta libera. Tutto vero, sono andato io stesso a vedere e la scritta “it’s up to you” che appare sulle info del prezzo pare non lasciar spazio a dubbi.
Cioè, i Radiohead vogliono fare una nuova rivoluzione. Dopo la musicale, arriva quella commerciale. Hanno mandato al diavolo tutte le grandi case discografiche che avrebbero fatto a pugni per mettere il proprio marchio sulla copertina del nuovo disco e hanno fatto da sé.
Ora la parola ai fatti. Dal 10 ottobre il download diverrà operativo (per il momento è previsto solo un pre-ordine) e vedremo se i vecchi maestri del rock moderno avranno ragione. In ogni caso i collezionisti potranno ordinare un disc-box contenente un cd vero e il solito materiale artistico, con l’aggiunta di vari extra. Costo totale 40 sterline.
Ora però, uno come me che la carta di credito non ce l’ha, come fa? In Italia poi l’acquisto via internet è poco diffuso e ciò potrebbe penalizzare le vendite e tutti quelli che come me hanno una gran voglia di scaricare l’album e dare una mano a un gruppo affermato che vuole dare un calcio in culo alle solite major discografiche.
Insomma iniziativa lodevole ma di difficile applicazione. Voglio vedere quanti ventenni hanno una carta di credito. Ma... un bonifico?

martedì 2 ottobre 2007

Non fate gregge

Stanno girando delle e-mail circa una presunta nuova iniziativa targata beppe grillo. Dopo le schede telefoniche attacco ai benzinai.
Pare sia tutta una bufala e “attivissimo” ha fatto una delle sue inchieste:
http://www.attivissimo.net/antibufala/caro_benzina/caro_benzina.htm

Se volete davvero protestare contro il caro benzina schiodate i culetti brufolosi dal sedile e prendete mezzi pubblici o biciclette. A quel punto sì che cala la benzina. E magari anche quella cortina fetida che sta sui nostri cieli e nei nostri polmoni.
Il mio esempio:
sveglia 6:30, prendo bici da casa alla stazione (2 km), acchiappo il treno delle 7:28, arrivo alle 7:55, dalla stazione al lavoro a piedi (2 km), inizio a lavorare alle 8:20.
Mi posso permettere addirittura di mangiare come un porco.
Allora, ja famo?

lunedì 1 ottobre 2007

Il valore delle Cose

Le cose sono più importanti. È così. Le persone vengono dopo. Se uno che non ha una casa s’infila in una bicocca vuota, per non dormire all’aperto, merita di essere punito. Ha leso il diritto altrui sulla proprietà privata. Le case sono più importanti, facciamoli fuori tutti questi barboni.
Poi però si fa presto a regalare pacchi di pasta a poveri nonnetti inventati. Siamo tutti buoni in fondo, ci vogliamo tutti bene, aiutiamo chi ha bisogno.
Chi rinuncerebbe alla televisione per un cencioso africano?
Chi farebbe a meno dell’automobile per uno schifoso birmano?
Chi darebbe via la sua borsa di gucci per aiutare uno di quei barboni che puzzano come fogne?
Problemi loro.
Potevano nascere nella parte giusta del mondo. In un’altra famiglia, in un’altro luogo, in un altro secolo.
Noi abbiamo già i nostri problemi. Lavoriamo troppo, poche vacanze, il cellulare che non funziona, andiamo al cinema solo una volta a settimana, in pizzeria solo due volte al mese. Che dire poi della terribile piaga dell’aumento del costo degli ombrelloni in spiaggia. E la benzina?
E quegli altri poveracci che non possono parcheggiare il loro yacht da 30 metri davanti alla loro casa in spiaggia? Dio, questi sono problemi. Ma poi cosa rompete voi, che noi compriamo le violette o il chilo d’arance in piazza, alla domenica, per tutte quelle associazioni là, con sigle e controsigle.
E facciamo anche l’offerta in chiesa.
Doniamo l’8 per mille alla ricerca.
Noi abbiamo la coscienza pulita.

Le nostre cose sono sporche.
Sporche del moccio e del sangue di un bambino africano.
Ma anche di un barbone italiano, ché qua non vogliamo fare torti a nessuno.
Voglio vedere quando la gente capirà che la beneficenza non serve a niente. È il palliativo per la nostra coscienza. È il sistema che fa schifo. Sono quei merdosi al potere il guaio.
E noi, massa di coglioni da 800 euro al mese non facciamo un cazzo.
Siamo noi che li mettiamo al vertice. Noi possiamo toglierceli.