domenica 23 dicembre 2007

Giorni di festa




compi già un anno tesoro mio
e ancor oggi io credo sia un miracolo
la tua esistenza

Si chiudono oggi le feste per il compleanno della mia bimba, 5 giorni che manco le kalende...

Ora ci attendono le pulizie...

mercoledì 19 dicembre 2007

disprezzo - stupidità relativa

Indagine Synovate ha verificato gli atteggiamenti verso le nuove tecnologie di 5.500 persone in diversi paesi del mondo: telefono cellulare resta al primo posto tra gli “indispensabili” – lo afferma il 45% del campione.

Secondo il Rapporto annuale della FAO "Lo Stato dell'Insicurezza Alimentare nel Mondo ", fame e malnutrizione uccidono circa 6 milioni di bambini ogni anno.

Mercedes, serie sl, sl 55 amg Interni in pelle grigia, Tiptronic con cambio al volante, Allestimento AMG, Telefono con cornetta passiva, limite velocità max. 330 km/h con riferimento sul brief.Usata 40000 km, prezzo: 62.900€


“Nel mondo ci sono oltre 100 milioni di senzatetto”, riferiscono le Nazioni Unite. Se questa cifra è esatta, un essere umano su 60 non ha un alloggio


Oggi il mercato italiano di armi si sposta sempre più verso le "zone di tensione" come il Medio Oriente. Sono stati autorizzati nuovi contratti di armi per un importo di 2,2 miliardi di euro: + 62% rispetto al 2005

Nei Paesi Poveri oltre il 40% dei decessi è dovuto a malattie infettive e parassitarie legate comunque allo specifico ambiente.


I problemi di caduta sono una manna per i produttori di cosmetici: nel 2004 il fatturato dei prodotti per capelli ha raggiunto i 1.186 milioni di euro.
Nuove molecole antinvecchiamento, un fatturato per le aziende farmaceutiche di 56 miliardi di dollari quest'anno

Liste d'attesa in tilt: Ecografia ostetrica, Roma Asl D, Ospedale San Camillo, 107 giorni di attesa,; Ecografia Ostetrica, Roma Asl C, Sant'Eugenio Reparti, 127 giorni; Ecografia dell'addome superiore , Asl Roma D, Forlanini, 70 giorni di attesa.
Aumentano costi prestazioni specialistiche private, es: Visita oculistica. 111,00 euro

Quanto costa il "posticino tranquillo" nello spazio? La cifra astronomica di 19 milioni di dollari, ovvero l'equivalente di quasi 14 milioni di euro. Questa è la spesa per un il nuovo wc che sarà installato sulla stazione spaziale internazionale ISS. Il nuovo gabinetto-spaziale è di produzione russa, acquistato dall'agenzia RSC Energia.


Un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. La Commissione mondiale per l'acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, per molti altri rappresenta l'acqua di intere settimane. In alcuni Stati africani, donne e bambini ogni giorno percorrono in media 10 km a piedi per approvvigionarsene.

lunedì 17 dicembre 2007

YourCodenameIs:Milo – They came from the sun



Sto ascoltando parecchia musica ultimamente, forse perché ho poca voglia di fare, forse perché i muli corrono dietro alle carote e io ci sto sopra, sta di fatto che mi sto riempiendo le orecchie di roba sonora. Questo è un gruppo di cui avevo ascoltato su mtv (sempre notte tempore) un singolo di cui ora non ricordo nemmeno il nome. Sta di fatto che le animazioni particolari e la musica interessante mi avevano impresso quell’assurdo nome in testa.Ho ascoltato 3 album dei suddetti e questo è quello che mi ha colpito di più. Se volete avere un’idea della musica che fanno cliccate su wikipedia e vedrete che sono classificati come alternative rock – indie – post-hardcore band. Chiaro no? Per i più stupidi traduco con un semplice rock grezzo. Ed è proprio quello che ho apprezzato di questo album del gruppo inglese.
Finalmente un po’ di sana musica fatta in casa, senza eccessive invasioni/contaminazioni di generi e di regali campionati, un suono volutamente sporco ma non eccessivamente pompato, senza quindi stonare con lo stile proprio. Le canzoni sono abbastanza originali (anche se a volte c’è una fastidiosa tendenza al “commerciale”) e, cosa non da poco, non c’è un noioso 4/4 costante, a volte troviamo sincopi e addirittura tempi dispari! E tutto senza sfociare mai nel progressive.
Dunque un ascolto che permane nel tempo, nell’attesa del prossimo album.
Che non ci sarà. Infatti pare che il gruppo si sia sciolto, proprio quando iniziava sfornare roba interessante. Non rimane che ascoltare il cd e godersi le 3-4 canzoni che di sicuro vanno mandate in “repeat” per un po’.

venerdì 14 dicembre 2007

Horror: buh! paura eh?




Non parlo spesso di cinema, non ne ho voglia. Non c’è nemmeno l’etichetta per quello. Però ultimamente mi son venuti in mente alcuni pensieri. Tutto è nato dopo aver visto 1408 la settimana scorsa. Il film è carino, niente di trascendentale chiaro, ma è ben diretto, ben recitato (Cusack mi ha favorevolmente sorpreso, non lo credevo, ma la sua faccia da eterno sonnacchioso stile “sono capitato qui per caso” è perfetta!), buona fotografia, effetti, etc etc etc... Una boccata d’aria in mezzo a tanto schifo per tin-eger. Poi ho pensato: ma mi ha fatto paura? La risposta è: poco. Davvero poco.
Allora ho pensato agli stratagemmi (stra-abusati) per far paura alla gente negli ultimi tempi: lo stacco di inquadratura. Il protagonista si volta di scatto, o supera un angolo, e di colpo, in primo piano, zac! compare il mostro fetente. Pare che ormai si siano messi tutti d’accordo. E 1408 ne è pieno, come tanti altri ultimamente. Sembra che non ci altro per far venire i brividi alla gente.
Ma è l’unico modo?
Anch’io ho avuto un paio di sobbalzi sul sedile, mentre mia moglie mi stritolava la mano (e io mi trattenevo per non frantumare la sua...). Ma era paura? Mi sa proprio di no. Era spavento. Credo che lo stesso effetto si potrebbe ottenere prendendo krusty il clown e farlo sbucare da dietro l’angolo: “ehi ehi ehi!” e ti piglia un colpo.
Ma perché c’è così poca inventiva? Dove sono le scene paurose alla carpenter? Vi ricordate il signore del male, i sogni inquietanti del protagonista con audio malefico, la sbobba verde pulsante, i ghigni maledetti, i giochi di luce, le inquadrature sbieche sui ceffi dei tipi?
Dove sono finiti?
Credo che i registi si concentrino troppo su inquadrature ardite ed effetti speciali, tralasciando i veri meccanismi della paura; e si sono scordati dell’audio! Pare che abbiano fatto un film solo da cui campionano tutti i suoni...
Vabbé, ho detto la mia. Mi manca da vedere silent hill, di cui ho sentito gran bene. Vedremo.

domenica 9 dicembre 2007

l'aspirante scrittore - capitolo V - repentine scomparse


Perché un aspirante scrittore mette su un blog e ogni tanto scompare dalla circolazione?

Semplice: ogni buon aspirante dovrebbe avere molta voglia di mettersi in gioco e confrontarsi con altri personaggi della stessa risma. Ora, in questo momento egli è scomparso perché sta partecipando a una sorta di "contest" sul semprenero sito

un fantastico gioco all'ultimo sangue in cui non si vince niente di niente, ma da cui si può imparare un casino di cose su come e cosa è bene scrivere. Si chiama "La Fossa".
Cliccate, da domani appariranno i fantastici racconti finalisti della quarta edizione, leggete e in futuro vi consiglio di partecipare.

Ce ne sono altri in giro, sempre sanguinosi ai quali conviene partecipare.
Esempio? La "Macelleria" del forum La Tela Nera.

E occhio che ogni tanto qualche premio a sorpresa può venir fuori, per chi è a caccia di qualche pubblicazione.
Ecco svelato l'arcano mistero!

mercoledì 5 dicembre 2007

equilibrium




Ungaretti diceva:

si sta come d'autunno
sugli alberi le foglie


Si sta come pietre in equilibrio
una sull'altra
piccola su grande su piccola

cercando d'ingannare il vento
levigandosi in spigoli vivi
e taglienti

si sta come pietre erose dal vento

domenica 2 dicembre 2007

L’aspirante scrittore – capitolo IV – concorsi

Diciamocelo, l’aspirante scrittore spesso è addirittura tenero, come un simpatico cagnetto bisognoso di coccole. Lo si vede viaggiare a 50 concorsi l’ora, cercando di soddisfare il proprio bisogno di apprezzamento. Passa i minuti in cui si collega alla rete facendo zapping tra le pagine che deve guardare e quelle con le classifiche dei concorsi, pigiando il bottone del mouse 400 volte al secondo. Finché i risultati non si materializzano e, a meno di un miracolo, il suo volto si contrae in un ghigno furioso che ribolle nel sangue acido. Bastardi, giurati schifosi, non capiscono una cippa, il mio capolavoro…
Poi ci pensa e inizia a ragionare da sapiente critico letterario. Poteva andare meglio, i gusti so’ gusti, avrei preferito questo o quello, l’incipit ricorda il de Gubernatis… Poi, in alcuni casi, lentamente riacquista la ragione e trova il buono che c’è dietro ogni concorso. Capisce che si è divertito e che ha imparato qualcosa. Legge gli altri racconti e ne trova realmente pregi e difetti.


Bon, fine delle simpaticherie. Un po’ di serievolezza.
Si è appena concluso il 300 PAROLE PER UN INCUBO, un concorso molto ambito in rete, organizzato da scheletri.com. Io ho partecipato, ottenendo un buon 16° posto su 147 (“fumo”). Ha vinto raffaele serafini (il gelostellato linkato) con “9 ottobre”, seguito da alessandro girola (mcnab linkato pure quello) con “il segreto per sopravvivere” e marica petrolati con “vermi”, tre bei racconti che vi consiglio caldamente di cliccare e leggere. Vi consiglio anche di leggere “sonata macabra” di maria galella (premio zombie) e “domani mattina” di simone corà, altri due gran bei racconti.

Virus



Ecco i piccoli e simpatici bastardi mostriciattoli che ho in corpo e che hanno epidemizzato casa mia.
Affascinantissimi e mutevoli pseudo-microrganismi infettanti che da una vita cerchiamo di sterminare.
Sono la metafora perfetta della lotta tra esseri viventi, tra sano e malato (dal punto di vista dell'uomo). La perfetta idea del fatto che le malattie esisteranno per sempre, finché più di un organismo esisterà sul pianeta.
A meno che non riusciremo e sterminare tutti gli esseri viventi tranne l'uomo.
Be', per quel che si vede in giro, meglio la malattia che essere circondati da soli uomini.

mercoledì 28 novembre 2007

Petrol

Ho detto che le uniche cose decenti su mtv si riescono a trovare di notte. In effetti qualche giorno fa ho intravisto un video piuttosto interessante, "cera" dei petrol, che mi aveva colpito non poco. Facendo un bel giro in rete ho scoperto che si tratta di una band in cui spiccano dan solo, ex bassista dei marlene kunts e franz goria ex leader dei fluxus, dalle sonorità molto interessanti. Sembra che abbiano proprio un'impronta stile fusione di marlene e fluxus. Vedrò di trovarmi il cd, in futuro nuove news. Per ora il video di "cera", con annesso testo.






Sono i tuoi occhi di cera


E le tue mani importanti

Sono i cortili ormai vuoti la sera

e quei suoni dispersi tra i tanti



sono le strade di notte

in cui ci si annega la vita

in cui si cammina tra sogni e mignotte

placando una vecchia ferita



sono le cose che hai detto in silenzio

le cose che ancora non sai come dire

le tracce lasciate su un vetro bagnato

in un giorno di poggia d’aprile



sono le ore scandite

da scosse e da brividi al cuore

sono le voci dal vento rapite

e le stelle che non sai contare



sono i rumori del mare

che cambia e non cambia e per sempre si muove

come il continuo aspettare

che resti o non resti che possa cambiare

lunedì 26 novembre 2007

Nessuno è salvo

Mi capita di fare un viaggio verso la realtà dei fatti.
Un fine settimana faccia a faccia con gli effetti della natura dell’uomo.
E ogni volta mi ricordo che darei fuoco a metà del genere umano.
E forse non sarebbe sufficiente.

Ogni volta capisco che non c’è limite al peggio.
Capisco che l’uomo può spingersi ovunque, verso qualsiasi male riesca a immaginare.
E nessuno è salvo.
Non esistono nemmeno le finte categorie di intoccabili che la coscienza superiore dell’uomo si è creato.

Inizio a diffidare di qualsiasi angolo.
Di qualunque ombra.
Di ogni singolo frammento di uomo.

giovedì 22 novembre 2007

tramonto e polvere – joe r lansdale

Gli americani mi stanno tendenzialmente sulle palle. È un dato di fatto legato alla loro maniera di interpretare la loro cultura e l’annesso modo di porsi. Sostanzialmente sono una sorta di pacchiano partigiano a stelle e strisce con andata da cazzone (sì, sì, ci sono le solite eccezioni).
Però la loro cultura in fatto di scrittura moderna è davvero ammirevole. Tant’è vero che nonostante provi a farmi un lungo periodo di disintossicazione dai loro romanzi, prima o poi ci ricasco dentro. È come dire che l’italiano è forte a pallone, in generale è un dato di fatto. Se ci sono più americani che italiani sui nostri scaffali, vuol dire che forse l’italia è ancora indietro in fatto di letteratura moderna. Magari ai tempi di dante gli facevamo il culo, ma oggi facciamo un po’ di fatica.
Il vecchio joe non ha di certo bisogno di presentazioni, chi non conosce il texano tra i migliori scrittori d’america? Questo è uno dei suoi romanzi più famosi, quello che ha raggiunto un incredibile equilibrio tra le follie delle storie giovanili e una chiarezza di forma che si sposa a dovere con la ricchezza di immagini retoriche che il buon lansdale sa regalare. Così come la prorompenza ed efficacia del protagonista femminile, Sunset, che dopo aver fatto fuori il marito durante una delle solite violenze subite, si ritrova a rappresentare la legge nel suo territorio e a dover sbrogliare un caso incasinato. Nel romanzo ritroviamo il texas e il solito dito puntato su razzismo (oltre che sulla disparità sessuale), ma se da un lato la scrittura si fa meno ardita, la forza delle immagini e delle metafore legate al paesaggio è devastante. C’è qualche peccato nell’intreccio, sì, a volte forse fa troppo l’occhiolino a beautiful, un paio di personaggi stanno lì a morire e basta, ma a uno che scrive così si può perdonare ben altro. Questo è un libro da leggere e da rileggere.

martedì 20 novembre 2007

umani



Tool - vicarious
Nell'ultimo disco i tool hanno moderato i vaneggiamenti filosofici e buttato giù una serie di canzoni a sfondo critico, molto più pratiche.
Questa canzone è perfetta per come la penso io sull'uomo moderno.
Vedere fino alla fine.

testo:

Vicarious
____

Eye on the T.V.
'Cause tragedy thrills me.
Whatever flavor it happens to be like…
Killed by the husband...
Drowned by the ocean…
Shot by his own son…
She used the poison in his tea
and kissed him goodbye.
That's my kinda’ story.
It's no fun 'til someone dies.

Don't look at me like I am a monster.
Frown out your one face, but with the other.
Stare like a junkie into the T.V.
Stare like a zombie while the
mother holds her child.
…Watches him die...
Hands to the sky crying, “Why, oh why?”

'Cause I need to watch things die.
…from a distance…
Vicariously, I live while
the whole world dies.
You all need it too.
Don't lie.

Why can't we just admit it?
Why can't we just admit it?

We won't give pause until
the blood is flowing.
Neither the brave nor bold will
write us the story, so
We won't give pause until
the blood is flowing.

I need to watch things die from
a good safe distance.
Vicariously, I live while
the whole world dies.
You all feel the same so why
can't we just admit it?
[ Lyrics provided by www.mp3lyrics.org ]

Blood like rain coming down.
Dru, on grave and ground.

Part vampire.
Part warrior.
Carnivorous voyeur…
Stare at the transmittal.
Sing to the death rattle.

La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.
La, la, la, la, la, la, lie.

Incredulous at best, your
desire to believe in.
Angels in the hearts of the men…
Pull your head on out your hippy haze and
give a listen.
Shouldn't have to say it all again.
The universe is hostile.
So impersonal…
Devour to survive, so it is.
…So it's always been…

We all feed on tragedy.
It's like blood to a vampire.
Vicariously, I live while
the whole world dies.
Much better you than I.

domenica 18 novembre 2007

corridoi d'autunno



in fondo s'intravede l'inverno

giovedì 15 novembre 2007

L’aspirante scrittore – Capitolo III – interludio con auto-lezione

Oggi mi sento in vena di dare lezioni. A me stesso, chiaro. Come se mi stessi guardando allo specchio.
Lieve premessa:
in italia a quanto pare ce ne sono un fracco. Sembra che siano più le persone che scrivono le proprie memorie che quelle che leggono. Ciò spinge le case editrici a pubblicare molte opere con contributo (spesso anche il 100%) dell’autore. Chiaro, se la gente che legge è inferiore a quella che scrive dovranno pur far quadrare i conti. Lasciamo perdere le disquisizioni moral-deontologiche, o il fatto che sarebbe meglio evitare che montagne di carta e alberi vadano al macero senza scopo. Pensiamo ai fatti.
Si sa ormai che io rientro nella larga cerchia degli aspiranti scrittori. Ho pubblicato qualcosina su rivista e su internet, ho all’attivo qualche piazzamento a concorsi, insomma sono in piena fase gavetta. Sono anche uno di quelli che non pagherà mai per essere pubblicato. È solo una questione di scelte e possibilità, beninteso. Se qualcuno cerca di intraprendere la strada dell’auto-produzione o finanziamento, sono fatti suoi. E non c’è bisogno di tirar fuori la solita storia di Svevo e colleghi che hanno cacciato fuori la grana. Non è una scusa che possiamo accampare ogniqualvolta ci sentiamo scoraggiati o crediamo che l’ambiente editoriale sia saturo a causa di quei bastardi coi soldi.
Possiamo anche finirla di piangerci addosso e metterci a lavorare per portare avanti il nostro progetto. Di autori che hanno pubblicato senza versare un soldo e hanno avuto anche il loro discreto successo ce n’è. Bisogna aver pazienza e non lesinare l’impegno. Ed è necessario sapersi guardare in faccia.
E come per ogni questione della vita: l’impegno è inversamente proporzionale alle capacità. Non siamo tutti uguali. È come a scuola: c’è quello che ha bisogno di meno tempo per imparare le cose e quello che ne deve utilizzare parecchio. Non è solo una questione di intelligenza, ma anche di concentrazione, di volontà, etc... Non ci si deve sentire per forza stupidi, o incapaci. È necessario sintonizzarsi su se stessi e capire dove possiamo dare il nostro meglio. Qual è lo stile che ci calza a pennello. Come si trova scritto su qualsiasi manuale del perfetto scrittore (unica cosa davvero utile), bisogna essere onesti.
Soprattutto con se stessi. O magari, quando si finge di essere un altro, se ne deve essere consapevoli.

martedì 13 novembre 2007

non mi uccidere - chiara palazzolo

Si può fare la recensione di un libro che non si è letto? In realtà le mie non sono delle vere recensioni, quanto più dei pareri spassionati utili ai 4 gatti che bazzicano questo blog. Quindi la domanda corretta è: si può dare un giudizio su un libro con cui ci si è trascinati per un centinaio di pagine? Non lo so ma il fatto è questo. Ci ho provato, gli ho dato una seconda e una terza chance, ma poi l’ho mollato. Era un rapporto che non poteva continuare. Questo romanzo entrerà nel brevissimo elenco dei libri che non ho portato a termine. Semplicemente non mi è piaciuto nulla.
Da quel che ho capito l’autrice vuole proporci una visione soggettiva della protagonista, mirta, morta e risorta nel nome di un grande amore con un certo robin. Il guaio è che la tipa è il prototipo dell’adolescente che è stata col bello e dannato, sicura di portare alla luce la dolcezza che stava a fondo, e che è finita sottoterra. Ora torna dalla tomba e spara pensieri a raffica stile flusso di coscienza. Tutto il movimento e l’azione ne deriva implicitamente. Mi sarebbe anche potuto piacere se non fosse per il guaio di prima: mi è stata insopportabile la lettura, una sorta di diario del cuore in real time di una diciannovenne. Sorry, non ho resistito.
E pensare che in quarta di copertina avevo letto di una nuova rivelazione dell’horror, mix tra stephen king e quentin tarantino. Ce ne vuole, davvero. Magari qualcuno mi dirà che nelle successive 300 pagine diventa un capolavoro, ma già a sentire quello che dice mia moglie (e anche il McNab in link) ho fatto bene a passare ad altro.

lunedì 12 novembre 2007

ultra-dementia




Un giorno di pausa - silenzio - riflessione sui presunti seguaci dello sport più bello del mondo.


Questa è la nostra società.

domenica 11 novembre 2007

routine

La routine è come un'edera velenosa che ti si arrampica addosso.
La vedo ogni mattina per la strada, in treno, al lavoro, sulla faccia delle solite persone che osservo e mi accorgo che ogni giorno che passa compare una nuova ruga sulla loro pelle, un sottile ramo, una foglia, mentre le radici ai loro piedi sono sempre più secche.
La routine mi terrorizza, ma a volte non posso fare a meno di ritrovare le solite quattro piccole cose. Allora mi deprimo e mi accorgo che tutto il nostro modo di vivere ne è impregnato, la società gronda routine come una canaletta dopo un temporale.
La odiamo eppure non riusciamo a farne a meno.
Fino a quando non avrà invaso ogni cosa, creando esseri produttivi incoscienti, fino a quando non sommergerà tutto il mondo come se fosse una rovina di tempi antichi.
Allora un essere dello spazio verrà sulla terra e catalogherà il vecchio reperto archeologico con la scritta "routine".

venerdì 9 novembre 2007

La cura del gorilla – sandrone dazieri


A molti verrà subito in mente bisio, con la sua pelata e gli occhi tondi, che cerca di destreggiarsi nei panni del gorilla. Io, che il film non l’ho visto, l’ho immaginato leggermente diverso, simile proprio a dazieri, che in effetti si autodescrive come protagonista del libro: sempre pelato ma con occhiali e occhietti furbetti. Ed è un personaggio al quale ci si affeziona subito e lo si resta fino alla fine. Sembra vero, tanto vero da essere pieno di caratteristiche dell’autore: buttafuori (come lo è stato dazieri), conoscitore della vita da militante dei centri sociali, sempre impastato in qualcosa che non vorrebbe fare, ma che alla fine fa. Ora, non ci è dato sapere se anche l’autore, come il suo alter ego cartaceo, soffra di una schizofrenia che lo porta ad avere una sorta di doppia personalità, o meglio di riuscire a essere due persone diverse a seconda di quale parte del cervello sia attiva, destra o sinistra, in modo che chi è sveglio conduca il gioco. Sta di fatto che questa risulta essere la grande idea del romanzo, un uomo che sta sempre sveglio e fa a metà tra le sue due personalità. Da qui la capacità di indagare 24 h su 24 sui due casi che si trova costretto a risolvere.
Il potenziale enorme però non viene sfruttato appieno. Per quanto la narrativa sia estremamente fluida ho trovato un bel po’ di inghippi che mi hanno fatto storcere il naso. Innanzitutto la figura del Socio (cioè quello che prende le redini del corpo quando sandrone si addormenta) è eccessivamente marginale e viene fuori solo troppo implicitamente. Poteva sicuramente giocare un ruolo più importante e far divenire la storia più intrigante. Per non allungare a dismisura le pagine in gioco sarebbe bastato alleggerire i casi da risolvere senza intrecciarli troppo. Altra cosa che mi ha fatto innervosire è l’utilizzo della punteggiatura. Punti ovunque, prima, dopo, durante e attraverso il trattino del dialogo. Ho dovuto far finta di non vederli. Infine l’editing, davvero troppo poco curato. Errori grossolani a destra e a manca. Non dico che un libro debba essere perfetto, ma sviste di grammatica, battitura, refusi, periodi senza pezzi. Addirittura nella seconda parte ci sono due capitoli 8. Ma qui forse l’autore conta poco. C’è da dire che il libro che avevo sotto mano era una prima edizione. Spero che nelle ristampe abbiano fatto qualcosa perché, insomma, così non è serio.
Ma ciò non inficia il giudizio complessivo del romanzo. Si fa leggere, e volentieri, bisio o non bisio.

martedì 6 novembre 2007

L’aspirante scrittore – capitolo II – boztrailer

Per definizione, l’aspirante scrittore è uno sfigato sognatore. Vittima del mondo e di se stesso lotta strenuamente per la fama e la gloria, ma non disdegna il vil denaro. Questo strano essere, iniettato di furia passionale e ipercritica, prova in ogni modo a demolire il sistema per creare delle falle in cui incunearsi. Ma sotto sotto rimane pur sempre un romantico tenerone con la testa tra le nuvole.
Scrive il suo primo sudatissimo romanzetto, sfruttando ogni ritaglio di tempo, anche le pause caffè del lavoro, mentre i colleghi cercano di socializzare e incaprettarsi a vicenda. Partecipa a concorsi per migliorare la sua autostima e invece s’inacidisce il sangue. Infine posa gli occhi su un oggetto nuovo, strano e affascinante. Non ha ancora finito di sperimentare tutte le possibili formattazioni della sua bozza di romanzo, l’impaginazione, il numero di caratteri, le cartelle, la suddivisione in capitoli, la copertina, i ringraziamenti, che scopre il booktrailer.
Succede che adocchia un blog interessante (il malpertuis nei link) e s’invischia in una discussione circa una scrittrice definita sfornatrice di capolavori, protagonista anche di un favoloso booktrailer che pubblicizza la sua ultima fatica. L’aspirante lascia stare la disputa riguardo alla scarsità o meno del prodotto, anche se non può fare a meno di rimanere quantomeno turbato, e viene folgorato dalla illuminazione. Manco ha finito la revisione del suo romanzo che già si lascia prendere dall’idea di realizzare il booktrailer. Lo crea, ma deve essere onesto. Il suo romanzo è ancora una bozza, quindi non può millantare lo sfoggio di un booktrailer. Allora propende per un nome più generico: boztrailer.
Sai mai che un grande editore passi per caso per il suo rinomato blog e veda il capolavoro? Sai mai che offra un contratto milionario perché l’opera venga completata?
Dopotutto l’aspirante è un romantico sognatore, innanzitutto e sempre, mai dimenticarlo.

video

lunedì 5 novembre 2007

metrofrenesia




Flussi intrecciati d’inutile attesa
Fantasmi assopiti in corpi di ghiaccio
Il mondo che gira chiede la resa

Notti inconsulte passate all’addiaccio
Provando a curare la nuova offesa
Il pensiero vuoto d’un vecchio straccio

È solo un altro infelice pensiero
Sale che brucia su una mano lesa
Muro di pietre sul mio sentiero

Il sistema esulta in solida ascesa
Metalli incrociati di un cimitero
Il mondo che gira chiede la resa

mercoledì 31 ottobre 2007

Alieni




Rivisitazione fantascientifica di halloween.


Gli alieni sono sbarcati vicino all'ospedale dove lavoro. Il loro enorme disco volante si staglia tra i monti innevati e il cielo elettrico. Un tubo di metallo, forse un canale da cui usciranno esserini deformi o titani spaziali, si prolunga dal disco e tocca terra. Tra brusio e paura, si preparano a incontarci.


Sono qui, sono arrivati.

martedì 30 ottobre 2007

Fermateli!


È successo pochi giorni fa. Ore 23:15: accendo la tv, premo il tasto 9 (mtv) e spero di beccare un po’ di musica. Pare di sì, oggi è un giorno fortunato, c’è un programma musicale. C’è shakira che si snoda e si accartoccia su se stessa, ma vabbé, faranno qualcosa di buono dopo, forse. Finisce la sua inutile performance e appare il faccione di ligabue. Uff, sono 20 anni che fa sempre le stesse canzoni, con le stese note, lo stesso ritmo e la stessa voce, ma insomma, mi accontento. Faccio finta che sia lambrusco e popcorn, tanto è uguale. Invece parte la pugnalata nello sterno.
“Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati”.
Che...? Oh mio dio! Noo!
Invece sì. Ligabue ha fatto la cover de “i giardini di marzo” di battisti.
La cover più inutile dell’universo. (volevo caricarla per farvela ascoltare, ma non c'è manco sul tubo tanto fa schifo... quindi vi metto una foto del faccione.)


Cioè, conosciamo tutti la raucedine vocale del liga, con allegato tono da ottava bassa; e conosciamo tutti il filo di voce virtuoso del battisti. Allora io mi chiedo, perché?
Inizio reminiscenze da groppo in gola:
Perché un pippero che si chiama wycliffe, o qualcosa del genere, sente l’esigenza di deturpare una canzone sempiterna come “wish you were here” dei pink floyd?

(Cioè il tizio quassù ha inciso un disco che si chiama l'eclettico?!?)
O i cosi lì, i salt’n pepa (?!?) che mi fanno una canzone sull’immortale giro di basso di another brick in the wall?

(Ops, le salt'n pepa, le tre sbetteghe in figura...)
Andando sempre più indietro nel tempo, potrei vomitare tutta una serie di magoni che c’ho in gola.
Non bastavano i rapper del mio fondoschiena, i nuovi cultori del finto ska, gli sfigati figli di vecchie glorie della musica che non sanno far altro che sputare cover pop rigirate pseudo-metal (Ozzy, tieniti la bimba a casa e mettila in punizione una volta per tutte). Ci volevano anche gli stanchi cantauntori italiani (anche elisa, no? Non ha fatto una cover di mina? E tanti altri...).
Per favore basta!
Se si vuole fare una cover la si fa con rispetto e un minimo di buon senso musicale.
Capita di vedere buona roba. Tutti conoscono “knockin’ on heavens door” dei guns’n roses. Il mio punto di vista, e quello di molti altri, è che la cover sia addirittura meglio dell’originale di bob dylan. O anche “the man who sold the world” dei nirvana da david bowie. Anche in italia, “generale” di vasco rossi da de gregori. Capita.
Ma non esageriamo col ciarpame. Non fate di tutta l’erba un rap.
Fermiamo questa ondata che da troppi anni ci tartassa le orecchie. Anche se siete affezionati a quel pirla lì, se vedete che la cover fa cagare e fa rivoltare nella tomba (o nel letto se è ancora vivo) l’autore originale, non comprate il singolo, per favore, non lo fate.
Per favore.
No.

lunedì 29 ottobre 2007

gianfranco manfredi – la fuga del cavallo morto

E di nuovo con un libro di manfredi, “il primo e l’ultimo dei quattro” (sì, lo ammetto, è da una settimana che mi ripeto questa citazione) presi in biblioteca. Ora, confesso che ho prelevato questo libro dalla biblioteca senza leggere il trafiletto interno, confidando quindi nel fatto che fosse un altro horror del buon gianfranco. Invece è una delle tipiche deviazioni dal proprio genere che un autore ogni tanto si concede, una sorta di opera grottesca venuta alla luce editoriale nel 1993, dopo una cinquina di romanzi dell’orrore.
Superata la delusione e lo scetticismo iniziale mi sono dato alla lettura. Ho scoperto che una piacevole ironia disincantata scorre nelle vene di questo fanta-scrittore, che è riuscito a trasmutare le iperboli orrorifiche in subdoli attacchi al sistema televisivo. Vabbé, la storia sa di già visto (un comico all’apice della fama, al culmine dello stress, inscena la propria morte e racconta stralci del suo passato) e spesso le gag e la scrittura zoppicano un po’, ma la critica del sistema e le chicche cameo che ci sono all’interno mi sono piaciute un casino.
La visione del mondo da parte di questo novello mattia pascal (sì anche questa l’ho ripassata per una settimana), invischiato nelle relazioni tra “davanti l’obiettivo” e “dietro le quinte”, è davvero interessante, così come i rapporti che si intrecciano tra reale (attori, programmi, aneddoti...) e fittizio (trama, protagonisti...).
In fin dei conti una lettura gradevole, una buona deviazione dal “nero” anche per il lettore.

venerdì 26 ottobre 2007

MTV – Maratona di Torture Video

Ma MTV non stava per music television? E la musica quando la trasmettono?


Ho già detto che ultimamente la tv la guardo pochissimo, giusto heroes la domenica sera. Mia moglie invece ha sempre avuto una tendenza socio-psicoanalitica, quindi tende a guardare un po’ di programmi che fanno emergere le finte-pseudo-dinamiche della mente da sola e in gruppo. Poi cerca anche di trascinarmi nelle sue analisi comparative di follie di gruppo e casi umani, di assurdità della società e bla bla bla. Io pur di sfuggire a queste torture del secolo moderno mi metto addirittura a fare le faccende di casa (inizio a pensare che sia tutta una tattica studiata, ma poco male...). Mi succede allora di captare alcuni fotogrammi di queste genialate, di queste fantastiche palinsestature malat-americane. Ieri pomeriggio ero a casa. Tutto comincia alle 13.
Parte uno che si chiama sweet sixteen, o qualcosa del genere, in cui vengono mostrate le feste per i 16 anni dei figli di riccastri discendenti dello zio tom (e pare che sia una roba seria, come il famigerato ballo di fine anno). Non l’ho guardato a sufficienza per capire se il tutto non sia altro che una mirata denuncia alla società americana (ho preferito sparecchiare la tavola), ma ne dubito, soprattutto alla luce di quanto dirò nei prossimi capoversi. Sta di fatto che queste damigelle dei miei stivali si fanno organizzare la festa da genitori oculati e austeri, i quali arrivano a spendere qualcosa come 500 mila dollari (!!!) per il tutto.


E le dolci fanciulle acqua e sapone acido riescono addirittura a incazzarsi se la mercedes da 80 mila dollari regalata loro non ha gli specchietti en pendant con gli orecchini indossati al momento.
Mirata denuncia? Mentre caricavo la lavastoviglie ho captato un altro programma cult di music television: next. Sempre più geniale e originale: 5 ragazzi/e stipati su un autobus devono uscire a turno con 1 ragazza/o e cercare di conquistarla.

Ogni minuto trascorso con l’oggetto da conquistare vale 1 dollaro. Quando l’oggetto del desiderio si stanca dice neeext! Per far arrivare il successivo. Alla fine se c’e falling ops... feeling, il conquistadore può scegliere se tenersi i money o ingropparsi il tipo/a. Fantastico. Inutile dire che gli sfigatissimi statunitensi sono proprio come li manteniamo nel nostro immaginario collettivo (cazzoni da morire).
Dopo aver lucidato le scanalature tra le mattonelle sopra la cucina pensavo arrivasse la musica, ma ecco un programma di cui non ricordo neanche il titolo in cui sostanzialmente gli psicolabili genitori di una tin-ager cercano di cacciare di casa il moroso stronzo di lei facendola uscire con altri due geni del male americano.
La casa ormai brillava di luce propria, e mentre ultimavo la ceratura del palquet le mie orecchie si sono posate su della musica. A vai! In realtà presto ho capito che si trattava della sigla di un altro programma in cui modificano la macchina di una zozzona americana (che conviveva con un topo nel cofano...) e le rifanno motore, apri-cofano idraulico, tv satellitare e interni in pelo di capra (non è un elenco ironico, è tutto vero).

Ho iniziato dunque a lavare me stesso e anche la pargola. Intanto sentivo di speciali sui divorzi più costosi d’america, sul peso delle dive, sui matrimoni più ricchi, gossip cinematografico, un telefilm turco-tedesco (kebab for breakfast?), i cartoni della sera...
Dopo aver messo tutti a letto mi siedo sul divano. All’una di notte parte notte rock (o come cazzo si chiama). Sulla prima canzone (la nuova dei muse) mi addormento. Sogno di essere in un reality in cui volano pellicole e palinsesti che cercano di infilarmisi nel didietro. Mi sveglio di soprassalto, spengo la tv, corro a letto e mi rintano sotto le coperte. A pancia in su.

giovedì 25 ottobre 2007

l’aspirante scrittore – capitolo I – de contraddictoria

Siamo nati nel paese dei cazzari. Dobbiamo far fronte, accettare e affrontare questo fatto. Nessuno legge (niente in contrario, scelte personali) ma tutti conoscono tutto.
Esperienze: frequento l’adolescente che odia i libri. Si ficca un dito in bocca e simula il vomito a ogni autore che gli dico. Meglio TV – musica – fumetti - pippe manuali e mentali – cazzeggio – alcool ---. Non lo sopporto ma lo rispetto. È una sua scelta.
Nonostante tutto cresciamo insieme. In treno mi vede leggere libri horror e mi accusa di essere infantile. Cita i 3 grandi autori del passato che ha sentito nominare, i 4 soliti del presente e mi sprona a leggere quelli. Come rispondergli? Cosa dirgli?
Resto in silenzio e mi rendo conto di quanto queste persone siano diffuse. Eppure li ho letti i suoi 3 classici e anche i 4 best-seller moderni. Ma non riesco a dire nulla. Lui apre una rivista e si mette a leggere le barzellette. Alcune sono penose, ma lui le legge lo stesso. Ride solo una volta. Noto che il caso gli ha messo in mano la rivista su cui tempo fa ho pubblicato un racconto. Guardo sopra le vignette e leggo una frase devastante:
“Inviateci le vostre vignette, per ogni pubblicazione un compenso di 5 euro”.
Mi si chiude lo stomaco. Due linee e una frase valgono 5 euro. Io ci ho pubblicato un racconto di 20000 sudati caratteri, per la fantastica ricompensa della gloria su carta.
Cosa dire? Cosa fare? Nulla, non riesco a dire nulla come al solito.
Penso solo che si è più disposti a investire su barzellettieri – vignettisti, che su scrittori o aspiranti tali. Ma su chi dovrei riversare le mie frustrazioni?
Voglio dire, esiste un deus ex machina che impone un certo tipo di mercato oppure gli editori fanno ricerche e mettono al mondo i prodotti che la gente vuole?
È giunto il momento di indagare personalmente...

martedì 23 ottobre 2007

immagini collaterali – gianfranco nerozzi


Eccoci a tre quarti della prima trance di letteratura italica. Non poteva mancare un libro del “nero” d’italia, l’inquieto nerozzi, un po’ pittore, batterista, karateka, un po’ una sorta di bruce willis col pizzetto (almeno a me dà questa impressione, in quella foto seppia/fuoco del suo sito). Ma soprattutto, sempre per me, scrittore.
Immagini collaterali è un romanzo abbastanza breve, edito nel 2003, che a fine lettura mi ha ricordato un motore diesel. Parte piano, sembra impelagarsi nei cliché della letteratura (uno scrittore in crisi espressiva, appena divorziato, riceve una videocassetta in cui sono ripresi tre feroci omicidi, allora decide di indagare da solo), ma poi ingrana, offre immagini contorte e affascinanti, rapisce e non ti permette di staccare gli occhi dalle pagine. È qui che sta tutto il trucco del libro, la capacità dell’autore di descrivere visioni funeste e crudeli che molti scrittori hanno paura anche solo a immaginare, senza per questo rendere pesante e gratuitamente volgare lo stile di scrittura. L’impatto è notevole e se aggiungiamo la bravura nel dosare il ritmo a seconda delle scene, abbiamo una perfetta miscela di deliri e suspance che coinvolge di certo anche il più disincantato dei lettori.
Alla fine è quello che rimane impresso nella mente, la visione onirica della metà oscura dell’uomo. In effetti ammetto che la storia probabilmente la dimenticherò in pochi giorni, non ha nulla di originale, così come i personaggi, che a volte sembrano richiusi su se stessi e stereotipati (nonché in alcuni casi piatti da morire); e per finire la svolta/colpo di scena che si immagina già a metà del libro. Ma il modo con cui il nero fa quadrare il tutto è decisamente apprezzabile e ne vale la pena di leggere quelle pagine imbrattate di sangue, già solo per imparare come far nascere nella mente delle persone un diverso modo di provare orrore e paura.

lunedì 22 ottobre 2007

ammagamma


Scomodare i pink floyd forse è un po' troppo, quindi meglio camuffare leggermente il titolo del mitico album di fine anni 60'. In ogni caso questa foto volevo metterla in rete, tanto mi piace, e dare il giusto merito al caro pietro "krusty" p., che ha scattato una delle mie foto preferite, con la mia macchinetta, il giorno del mio addio al celibato.

ammagamma a venezia.

venerdì 19 ottobre 2007

blackout – gianluca morozzi


Continua il mio periodo di detossificazione da autori americani. Dopo manfredi è il turno di morozzi, scrittore classe 1971, che ha studiato giurisprudenza (e non ho capito se l’ha finita, visto che l’ultima sua dichiarazione che ho letto dice che sta in tesi da tre anni), e che parla di sé definendosi ex sosia di kabir bedi (quando ancora aveva i capelli) e recente sosia di pancaro, il calciatore. Lingua fresca e ficcante, casa sommersa dai fumetti (soprattutto americani) e tendenza tragicomica, ecco le qualità che mi sono saltate all’occhio leggendo qualche sua intervista; ed ecco che ho capito da dove deriva la spiccata capacità narrativa che sgorga dalle pagine del suo romanzo. Morozzi è onesto. Non parla di cose che ha letto su wikipedia o sfogliando qualche pagina internet. Ci offre una storia suggestiva e avvincente condendola di esperienze proprie. La buona idea di partenza, cioè un sedicenne che deve scappare di casa, una ragazza universitaria omosessuale e un serial killer sosia di elvis chiusi insieme in un ascensore il 15 di agosto, diventa quasi storia vera, ricca di particolari, di emozioni, di flashback, di sensazioni che appaiono come realmente vissute.
Se si aggiunge uno stile decisamente buono, sia come lessico che come capacità di utilizzo dei periodi, abbiamo per le mani davvero un buon romanzo.
Di note dolenti ne ho trovate essenzialmente tre.
Primo: la gestione del colpo di scena. Naturalmente non svelerò di cosa si tratta, ma credo che venga fuori troppo come fulmine a ciel sereno. Non dico che non ci possa stare una svolta di quel tipo, ma andava introdotta meglio, con più gradualità.
Secondo: lo stile ho detto essere veramente buono, sa far crescere il ritmo con l’avvicinarsi al climax (bravura che non tutti hanno), ma a volte la scrittura diventa troppo “piena”, ridondante e tende a essere faticosa da leggere. Per fortuna sono solo poche, piccole parti.
Terzo: alcune considerazioni finali fatte troppo esplicitamente, critiche sparse e un po’ troppo vicine alla “frase fatta”. Avrei preferito vederle diluite o comunque più implicite.
Considerazione finale: il libro è da leggere, uno di quelli di cui si dice “si legge tutto d’un fiato”, e “non vedi l’ora di vedere come va a finire”. Almeno per me è stato così e lo consiglio a tutti.

giovedì 18 ottobre 2007

pubblicità

Confesso di non guardare molta televisione e più il tempo passa più mi irrita. Negli ultimi tempi mi sono messo a vedere heroes e devo dire che questa serie mi garba molto. Rispetto a lost et similia qui si ha la sensazione che la storia vada avanti, oltre ad avere una trama avvincente. Ma non è di questo che voglio parlare, il titolo non vuol dire faccio pubblicità a una serie tv. Io mi riferisco proprio agli spot televisivi.
Ok, aumentano sia in numero che in durata (cronometro alla mano, uno spot è durato 5’47”!) e quasi ce ne stiamo facendo una ragione. In quegli archi di tempo riesco quasi a leggermi un racconto, a fare pipì e lavarmi i denti, a portare fuori la monnezza, ad addormentare mia figlia senza perdere il resto della storia. Lasciando stare il fatto che sulle reti pubbliche di spot non ce ne dovrebbero quasi essere, le persone si sono organizzate. Oltretutto io non detesto la pubblicità in sé, certe sono addirittura godibili (anche se potrebbero contenersi in due tre minuti); e non è proprio colpa della stessa se i film finiscono tardissimo, quanto più dei programmi delle 8, tipo pacchi e strisce le notizie, che finiscono alle 9,20!
Una cosa però mi ha fatto davvero incazzare. Uno dei protagonisti di heroes è un giapponese, che parla col suo amico giapponese nella sua lingua madre, cioè il giapponese. Per capire che accidenti dice mi devo leggere i sottotitoli. Se voi, o maestri del palinsesto, mi ficcate quelle orrende strisce pubblicitarie mentre quello parla, io che cazzo ci capisco? Lo sapete che ho perso la frase finale di hiro nakamura perché ci avete messo sopra quella faccia di minchia di papi?
Signori, datevi una controllata. Abbiamo imparato a convivere con gli spot ma non rompeteci le palle durante la visione!
Ecco a cosa mi riferisco:


Che poi io ero quasi contento di come andava sulle reti private. Ora, tornate a circa 15 anni fa. Le partite (maledetto calcio, riemergi sempre) le facevano quasi esclusivamente sulla rai. Quando veniva fuori l’eccezione su fininvest mi ricordo che io e i miei fratelli ci tagliavamo le vene: facevano le pubblicità intere durante la partita; e non mini-spot durante le pause come oggi. Erano 5 minuti! Ti perdevi mezza partita. Robe che lasciavi il risultato sullo 0-0 e al ritorno trovavi un assurdo 2-1. Proprio le reti private hanno iniziato a contenersi, mentre le pubbliche hanno aumentato. A questo punto è partita la concorrenza ed è stata la fine.
Ora fa veramente schifo. Sta diventando troppo invasiva. Avete provato a leggere il televideo? È arrivata anche lì. Provate a leggere la classifica della serie A, pag 203 di televideo. Se ce la fate in un solo colpo avrete finalmente la certezza di essere dei geni. O forse, semplicemente, il vostro cervello non è umano.

martedì 16 ottobre 2007

In-visioni

ho avuto la visione di un'invasione


lenta e inarrestabile


tubi di metallo intrecciati


macchine di un altro pianeta


violentano ogni centimetro


insediando basi di mattoni


scorticandoci la pelle di terra

Ho creato questo post appositamente il 16 di ottobre. Non basta un giorno di vacui sussulti, ne servono 365, di proteste di uomini pensanti, soli ma comuni, lontani ma coesi.

lunedì 15 ottobre 2007

ultimi vampiri - gianfranco manfredi


Ultimamente ho fatto un po’ di indigestione di scrittori americani (bucoschi mi ha fatto compagnia per tutta l’estate e mi sento ubriaco per solidarietà). In realtà, il frigo andava riempiendosi di birra quasi avesse una volontà propria, tanta era lo stato di ipnosi. Allora ho deciso di tornare a leggere roba di casa nostra, in particolare l’orrore italiano. Ho scolato le ultime due birre, sono andato in biblioteca e ho recuperato qualche libro. Primo: ultimi vampiri di gianfranco manfredi (dannato bucoschi, non riesco più nemmeno a mettere le maiuscole!)
Qualcuno si ricorderà di lui più che altro per essere il papà di magico vento, ebbene sappiate che è anche scrittore di vecchia data (il suo primo romanzo, magia rossa, fu pubblicato nel 1983), oltre che musicista. Ultimi vampiri è una raccolta di racconti edita nel 1987 in cui l’autore affronta l’argomento vampiresco con estrema libertà di azione e con una spiccata tendenza alla contestualizzazione storica. Pochi cliché dunque e una varietà di riferimenti storici che ho apprezzato molto; spazia dall’inquisizione spagnola del 1600 ai primi anni del cinema sonoro, con l’impiego e il rimescolamento di nomi noti davvero apprezzabile. Lo stile sicuro e il lessico ricco rendono davvero piacevole la lettura, anche se le mie papille gustative avrebbero preferito qualche eccesso in più. In effetti, ho sentito una mancanza di verve nei momenti di maggiore pathos, una sorta di paura a forzare un po’ toni e ritmo per accendere le parti di climax. Altro punto che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca è costituito dai finali: spesso troppo affrettati, soprattutto quello del racconto più lungo (limpieza), quasi un romanzo breve, in cui forse la fretta di concludere, o forse la poca voglia di sforare un certo numero di battute, toglie molto alla splendida prima parte.
Il vertice penso sia stato raggiunto col racconto “l’arcivampiro” in cui manfredi regala un pezzo di buona originalità, condita da un’ottima ironia grottesca, e con un finale davvero azzeccato.
In ogni caso, alla fine sono rimasto soddisfatto di questo libro, lo giudico ideale per l’inizio di un periodo di detossificazione dai grandi nomi americani, che credo gianfranco manfredi non debba invidiare affatto. E anche noi, proviamo a liberarci dall’invasione americana e diamo più fiducia agli scrittori nostrani, c’è molta roba buona in giro.

venerdì 12 ottobre 2007

Irrègole



Tetti anomali
Guglie appuntite
Su cui tuffarsi

Il lato artistico e suicida
Di attimi che ricordo
negli occhi e nei polmoni

Un cielo diverso
Su cui stendersi
In pendenza

Aspettando il gargoyle
Il suo risveglio
Dal profumo di pietra

L’alito di muschio
Sulla carne
Che freme impaziente

Dida


Lo so che spesso mi atteggio a sapientone vestito da filosofo, o credo di essere l’uomo-critica, eppure mi piace il calcio. Nonostante tutto (montagne di soldi – violenza – corruzione – varia merce avariata) nutro questa insalubre passione per il pallone.
Ora, io voglio difendere questo pover’uomo, succube di una violenza inaudita e ingiustamente punito dalla disciplinare dell’uefa. È chiaro che quegli ignobili saccentoni a capo del calcio europeo hanno preso un abbaglio (per non voler scomodare la malafede e attirarsi rogne addosso). Quello del tifoso del celtic non era una carezza sbeffeggiante, no. Era una mossa segreta speciale. Chi toccava con le dita i suoi acerrimi nemici e profetizzava “Tra tre secondi esploderai”?
Esatto, il tifoso in questione conosceva la tecnica di okuto della pressione. Infatti, analizzando la dinamica degli eventi, il portierone milanista, dopo aver subito il colpo, cerca di correre dietro al guerriero scozzese per vendicarsi, ma dopo qualche secondo stramazza al suolo, vittima della potenza della tecnica okuto. Tanto che è costretto a uscire in barella con ghiaccio sul volto e, meno visibili, collare protettivo, busto rinforzato e flebo con soluzione salina atta a contrastare l’enorme pressione interna. Per fortuna ha avuto salva la vita, forse per le immediate cure dello staff sanitario, o forse per un atto di compassione del guerriero in kilt, che, già sazio delle due sberle rifilate dalla sua squadra al milan, ha deciso di non infierire oltremodo.
Infine, ho molto apprezzato l’intervento di adriano galliani, che, in un attacco di magnanimità, ha annunciato di non voler esporre ricorso, nonostante il proprio atleta abbia rischiato la vita.
Questi sono gesti che fanno bene al calcio e al mondo intero.
La mia passione per il pallone è sempre più salda.

giovedì 11 ottobre 2007

Viaggio è purificazione




Spesso viaggiare in treno è un’esperienza catartica. So che “catartica” oggigiorno è un termine abusato, ma non c’è niente che renda meglio l’idea. Quando un pendolare arriva a destinazione sa che ha superato una grande prova, può iniziare a lavorare consapevole del fatto che nulla lo può fermare ormai. Quindi scarica le sue frustrazioni contro gli esimi colleghi d’ufficio o in famiglia, dove coniugi e figli ne aspettano ansiosamente il ritorno. Nel senso che gli viene l’ansia al solo pensiero di rivedere quel muso appuntito e stressato.
Oltretutto a volte i ritardi sono mostruosi.


E noi che non apprezziamo il compito supremo di trenitalia, non capiamo che vestono i panni di traghettatori d’italia così come il buon caronte: la loro è una missione a carattere divino. Chiedi e loro ti risponderanno che “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.”
Allora io vi ringrazio. Grazie, o barcaioli su rotaia, delle mistiche effusioni d’ascella e dei fumi d’alitosi che sorseggio al mattino, foriere di un buon risveglio e di una buona giornata.
Grazie delle saune e dei massaggi a pressione esercitati dalle linde pareti delle vetture.
Grazie degli esercizi ginnici studiati per i muscoli della pianta del piede, delle articolazioni rotulee e di carpo e metacarpo.
Grazie per l’opportunità di risparmiare i soldi di palestra, beauty farm e grammi d’oppio.
Grazie.