Sommerso dagli ineluttabili eventi e da pile di libri in arretrato di cui volevo parlare, risfodero questa raccolta che avevo letto addirittura l'estate scorsa. Perché? Il fatto è che volevo capire il perché di un così scarso utilizzo delle ambientazioni nostrane nei romanzi o racconti di avventura/thrilling in genere. O cerchiamo qualcosa nel fantastico e nell'horror di nicchia, altrimenti si naviga in un vuoto inconcepibile. Scarsa propositività degli autori? Rifiuto del lettore? Immaginario collettivo incapace di cogliere la potenza delle vicende italiche? Eppure non ci si fanno tutti questi problemi coi romanzi gialli e noir (camilleri, ammaniti...), quindi rimango comunque interdetto.
Forse che parlando di spy story si debba per forza ricercare un contesto esotico?
Non so, ma quello che è trapelato dalla raccolta legion, della collana supersegretissimo, è proprio una forte tendenza a narrare fatti di agenzie segrete estere. Se facciamo eccezione per signoroni e cappi, gli altri narrano vicende di personaggi esotici, dal nome musicale e ammiccante. Per non parlare del fatto che quasi tutti gli autori adottano uno pseudonimo anglo-francese o simile. Non so e ammetto di non avere una vastissima cultura spy italica, tale da fare chissà che riferimenti incrociati. Mi son sempre limitato a qualcosa dei vari di marino o altieri, peraltro presenti nell'antologia, mentre ho scoperto solo grazie a essa che anche nerozzi e la salvatori sfornavano roba di questo genere.
Non ho soluzioni e lascio a chi vuole commentare qualche idea. Intanto vi metto l'elenco dei presenti:
stefano di marino, claudia salvatori, tito faraci, massimo mazzoni, giancarlo narciso, franco forte, secondo signoroni, andrea carlo cappi, gianfranco nerozzi, sergio d. altieri.
E ora qualche considerazione sull'antologia.
Il vantaggio generico di questi volumi è il rapporto qualità/prezzo. 5 euro per 10 racconti in 380 pagine ti spinge a comprarlo senza problemi. Se poi il tutto è corredato di introduzione e presentazione/bibliografia di ogni autore, tutto assolutamente curato si può annuire soddisfatti per il lavoro. Poi c'è da dire che nessuno dei presenti è un "novellino", quindi anche l'ostacolo di trovarsi davanti a gente che non sa scrivere si aggira facilmente. Resta dunque un solo grande problema: lo stile.
Lo stile spy teorico e ormai stereotipato è quello che descrive l'indagatore, solitario, al massimo aiutato da qualche coadiuvante di secondissimo piano, descritto in maniera imprescindibile come il più figo del mondo (e che andrà a letto con la più figa del mondo di turno). Perché lui è un grande, perché lui ha un passato maledetto, perché solo lui sa, perché voialtri prima o poi ne sarete in soggezione. E purtroppo nessuno degli autori riesce ad affrancarsi, a spiccare il volo per qualche forma di originalità. Forse solo la salvatori riesce a proporre una protagonista (donna!!) capace di suscitare l'immedesimazione nel lettore, oltretutto calandolo in un contesto storico interessante (periodo nazista) e con personaggi di un certo fascino (ettore majorana e la sua enigmatica scomparsa).
Il resto è un po' tutto uguale, anche se si può fare un'eccezione per la capacità narrativa davvero particolare di alan altieri, che sa tratteggiare intrichi molto complessi e affascinanti, con descrizioni che hanno un marchio di fabbrica inconfondibile. Peccato che anche lui abbia qualche caduta di stile stereotipica, che rovini un po' il buon lavoro. Ma vabbé, non si può aver tutto.
Cosa dire, visto che mi si è risvegliata un po' la voglia, resto in attesa di vostre eventuali segnalazioni di autori italiani di spy story il più possibile originali.